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Bagheria. Blitz antimafia. 6 arresti. Gli inquirenti: “Il Mandamento di Bagheria dimostra la capacità di riorganizzarsi, anche dopo ogni operazione di polizia”

Bagheria, 30 gennaio 2018 – 60 Carabinieri, con l’ausilio di unità cinofile e di un elicottero del 9° Nucleo elicotteri di Palermo, hanno messo a segno nella mattinata di oggi un’operazione contro il tentativo di Cosa Nostra di riorganizzarsi a Bagheria. I militari hanno tratto in arresto i nipoti del Capo Mandamento di Bagheria, il boss Giuseppe Scaduto, arrestato lo scorso mese di ottobre nell’ambio dell’operazione “Nuova Alba” condotta dai carabinieri di Bagheria.

L’operazione di oggi è stata condotta dal Comando Provinciale di Palermo, che ha dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata ai danni di operatori economici della zona.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Legame”, ha permesso di accertare l’appartenenza di alcuni degli arrestati all’organizzazione criminale denominata “Cosa Nostra” e di ricostruire episodi estorsivi commessi da suoi affiliati ai danni di operatori economici del territorio di Bagheria.

I Carabinieri hanno ricostruito i rapporti interni al Mandamento di Bagheria grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, e attraverso i servizi di osservazione, pedinamento e controllo.

Il Mandamento di Bagheria dimostra la capacità di riorganizzarsi, anche dopo ogni operazione di polizia, con l’immediata sostituzione degli accoliti arrestati.

Al vertice dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbe LIGA Paolo, nipote di Giuseppe Scaduto, costantemente in contatto diretto con i vertici dell’organizzazione. Liga, assieme ad altri indagati tra cui Salvatore Farina, custodiva e gestiva l’arsenale composto da pistole, fucili e mitragliette con matricola abrasa, e aveva la funzione di agevolare i contatti con “Cosa Nostra” palermitana e trapanese, compreso il boss latitante Matteo Messina Denaro.

Liga gestiva anche direttamente le attività estorsive consumate ai danni degli operatori commerciali della zona, coordinando costantemente le attività illecite degli altri affiliati arrestati nell’operazione, i fratelli Claudio e Riccardo De Lisi, a lui gerarchicamente sottoposti.

I Carabinieri hanno individuato i responsabili di una estorsione commessa a partire dall’aprile 2014 e perdurata fino a tutto il 2016, ai danni del titolare di una società operante nel settore della fornitura di servizi di sicurezza per locali notturni della zona. 

Anche una donna, Rosaria Maria Liga, sorella di Paolo aveva il compito di raccogliere illecitamente il denaro destinato, in quel momento,  anche al sovvenzionamento della latitanza del fratello, che, nel novembre 2015, era riuscito a sottrarsi alla cattura.

Paolo Liga e i fratelli De Lisi sono anche coinvolti nell’estorsione ai danni di un intermediario finanziario di Bagheria, costretto a cedere indebitamente la propria autovettura, a parziale soddisfazione della illegittima pretesa  di 50.000 euro avanzata dai responsabili del delitto.

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