Palermo, 30 gennaio 2018 – A seguito dei recenti blitz antimafia nei quartieri palermitani di Borgo Vecchio, Santa Maria di Gesù e nei quartieri di Resuttana e San Lorenzo, anche oggi è stata conseguita un’altra importante tappa nel lungo percorso di contrasto a cosa nostra e di affermazione della legalità. Sono piene di soddisfazione le parole del Colonnello Antonio Di Stasio, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Palermo.
«Anche oggi – dichiara Di Stasio – l’attività condotta dall’arma dei Carabinieri riguarda il mandamento di Bagheria, dopo l’arresto del 30 ottobre 2017 del suo capo, Giuseppe Scaduto (quest’ultimo, così come Caporrimo, capo mandamento di San Lorenzo, aveva tentato di riorganizzare la commissione provinciale di Cosa nostra). Oggi viene colpito quello che possiamo definire il processo di sostituzione di capi o affiliati storici con nuove generazioni di criminali, figli di capi appartenenti a famiglie influenti di cosa nostra. Infatti, dopo il recente arresto, a Palermo, di Biondino Giuseppe, noto figlio dell’autista e fiduciario del “capo dei capi”, è stato oggi assicurato alla giustizia anche Liga Paolo, nipote del citato capo mandamento di Bagheria».
L’operazione antimafia di oggi a Bagheria evidenzia ancora una volta, secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, come la pratica dell’estorsione continua a caratterizzare l’attività di cosa nostra palermitana e, seppure si registri una costante diminuzione dei profitti, resta comunque un processo parassitario di controllo delle famiglie mafiose sul territorio e mette in luce il crescente contributo di quei commercianti e imprenditori che trovano il coraggio di denunciare il pagamento del pizzo».
Il video delle intercettazioni ambientali eseguite dai carabinieri è emblematico e mostra la richiesta, asfissiante, di 50 mila euro ad un imprenditore: «Stai attento perché ti sto dicendo che piange mio figlio e piangono gli altri…», dice l’estortore alla vittima.