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L’industria del turismo (assente) a Monreale

Il recente riconoscimento UNESCO, senza una adeguata politica turistica, rimane una semplice targa

Monreale, 9 marzo 2017 – L’industria del turismo a Monreale non è mai stata avviata. Almeno non lo è stato fatto in modo scientifico e con l’ausilio delle giuste competenze. Ed è un dato di fatto che la sola presenza del rinomato Duomo, o il recente riconoscimento UNESCO, siano da soli due fattori insufficienti a generare un circuito virtuoso capace di portare, se non  ricchezza, almeno maggiore occupazione ad un indotto potenzialmente di grandi dimensioni, fatto di strutture ricettive, botteghe artigianali, attività legate allo street food o alla enogastronomia, quali ristoranti, panifici, ma anche trasporti pubblici (quali i taxi locali). Così come non sono neanche in grado di dare lustro e fare accrescere le visite presso gli altri beni culturali presenti nel territorio, in primis il complesso monumentale Guglielmo con il suo museo.

Il turismo mantiene i connotati del “mordi e fuggi”. La permanenza media dei visitatori è di circa 1,9 giorni. E chi decide di pernottare per una o più notti nella città lo fa unicamente per avere un punto d’appoggio per visitare Palermo, dedicando alla visita di Monreale comunque poche ore.

Il Duomo, il Chiostro, il Museo Diocesano. Solamente a questo breve percorso si restringe il tour dei turisti che giungono a Monreale. Un interesse troppo limitato rispetto al potenziale che il territorio monrealese può offrire, che deve assolutamente esprimere, che deve divenire l’obiettivo di chi si è candidato,  ed è stato eletto, per assumerne la gestione.

Da una recente indagine rivolta su un campione di turisti in visita a Monreale sulla qualità del servizio offerto, la percezione del sito è abbastanza buona. Merito essenzialmente della maggiore pulizia del paese, dovuta certamente al superamento dell’emergenza rifiuti, e del ripristinato collegamento pubblico con la città di Palermo, garantito dai servizi dell’AST, dell’AMAT e, per il periodo estivo, del Citysighting. Ottime inoltre le recensioni sulla cucina. Chi ha provato ristoranti e pizzerie della città è andato via più che soddisfatto. Ad ulteriore testimonianza che la gastronomia è un aspetto sul quale puntare per attrarre ulteriori visitatori, ma soprattutto per prolungarne la permanenza.

Un problema pendente, anche se sollevato già da diversi anni dagli operatori del settore, riguarda invece la carenza di idonea segnaletica stradale sulla circonvallazione di Palermo. Troppo spesso capita che il turista fai da te non riesca ad imboccare corso Calatafimi e si veda costretto a chiamare la struttura ricettiva per ricevere indicazioni su come giungere alla meta. A chi si affida ai navigatori satellitari viene addirittura suggerito di imboccare via “Tre Canali”, segnalata dall’apparecchio elettronico come il percorso più breve.

La chiusura in tarda mattinata del Duomo è percepita come un fattore negativo, che però si traduce in un aspetto redditizio per i ristoratori, contenti di riempire i tavolini con i turisti costretti a rimanere in paese ad attendere l’apertura della Cattedrale.

Altra nota dolente, evidenziata dagli ospiti delle strutture ricettive, è costituita dalle strade troppo caotiche e dalla difficoltà di trovare parcheggio, soprattutto in alcune ore della giornata.

Molti di coloro che giungono in città con l’AMAT o con il Citysighting trovano naturale incamminarsi per via Palermo, un budello privo di marciapiedi ed invaso dalle automobili. Si perdono l’opportunità di ammirare la Conca d’Oro dal belvedere di via D’Acquisto, mentre i  ristoratori perdono l’occasione di accogliere potenziali clienti.

E’ invece l‘assenza dei bagni pubblici ad abbassare inesorabilmente il giudizio dei visitatori. Chissà cosa ne pensano gli ispettori dell’UNESCO.

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