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Monreale, troppa insicurezza urbana. I cittadini intervengono, ma necessita una maggiore presenza delle istituzioni

Monreale, 4 dicembre 2016 – Le fiamme appiccate ad un locale e, a distanza di soli pochi giorni, l’automobile del gestore rubata e poi bruciata. Stanotte, un’altra auto data alle fiamme in pieno centro. Qualche mese prima la colla nella serratura dell’edicola di Aquino, e poi ancora i tanti furti perpetrati soprattutto nelle zone di campagna.

Una serie di azioni criminali subite dalla comunità monrealese, accettate da molti come inevitabili, quasi fisiologiche in un territorio lacerato da sempre da atti criminosi, ferito nel tempo da gravi fatti di sangue, protagonista negli anni di operazioni di polizia contro il fenomeno mafioso. Episodi che tornano a ricordarci come la criminalità, nonostante la repressione, è sempre presente, e continua ad agire.

Ma un fatto nuovo, in netta discontinuità con il passato, in questi giorni, c’è stato. La solidarietà, concreta, della città. La voglia di non piegarsi alle logiche criminali, ma di fare cerchio intorno alle vittime, ha spinto questa volta diversi cittadini a non limitarsi a dare una pacca sulla spalla con parole di circostanza o ad inviare un sms. In pochi giorni “Le Barrique” ha potuto riprendere la sua attività grazie al sostegno fattivo di una parte della città di Monreale che, subito dopo la notte dell’incendio, si è presentata al pub per sbracciarsi. Ed è stato un fare a gara per dare una mano al proprietario a svuotare il locale, ridipingerlo, riparare il portoncino bruciato, arredarlo nuovamente. Mentre in tanti hanno voluto dare contributi economici per sostenere le spese per la ristrutturazione. Anche la rete è stata utile, e su Facebook è stato creato un gruppo per fare veicolare le iniziative e coinvolgere più persone.

Una voglia di riscatto che ha contagiato molti cittadini, che hanno percepito il rogo appiccato al locale come una coltellata ricevuta personalmente, come una ferita inferta alla propria dignità di cittadini, dotati di diritti troppo spesso calpestati.

I giorni successivi alla intimidazione sono stati un bel momento per la città, che ha dato prova di essere una comunità, uscendo di casa per fare da scudo ai propri concittadini. Ha dimostrato di essere presente, ha provato ad abbattere l’isolamento troppo spesso vissuto dalle vittime della criminalità, quella solitudine che diventa la principale alleata dei criminali e che spinge le vittime, frustrate, ad abbassare le difese, a chinare la testa. Questa protezione è stata percepita e ha saputo trasmettere quella energia necessaria al gestore per non chinarsi, per rialzarsi e per riprendere a condurre la sua attività.

Ma la lotta contro la criminalità non può passare solamente dalle indagini della magistratura e dall’azione delle forze dell’ordine, né poggiarsi sul sostegno della società civile. E’ necessaria la presenza delle istituzioni per creare tutte le condizioni necessarie a fronteggiare il fenomeno, al tempo stesso criminale, culturale, sociale.

Dalle scuole, a Monreale già molto impegnate nei progetti contro la dispersione scolastica e sulla legalità, dalle istituzioni religiose, che con il messaggio evangelico e con i loro centri di aggregazione svolgono un ruolo importante nel sottrarre i giovani alla strada e ai percorsi devianti, alla politica, che, ai vari livelli, ha l’obbligo di creare occasioni di lavoro per sottrarre manovalenza alle organizzazioni criminali, ma anche di investire sul controllo del territorio. Quel territorio monrealese che, soprattutto la sera, diventa terra di nessuno, un luogo dove si può agire indisturbati, per spacciare droga, compiere furti o per appiccare incendi.

Lo diciamo da sempre. A Monreale manca un adeguato controllo del territorio da parte delle forze di polizia. Confini molto estesi, un bilancio in predissesto e la mancanza di risorse economiche rendono questo compito improbo. Ma di fronte all’emergenza sicurezza è inaccettabile che ancora ad un certo orario della giornata finisca il servizio della Polizia Municipale, solo perché non si possono pagare gli straordinari, quando è invece prioritaria, proprio di sera e di notte, la presenza dei vigili di quartiere e di una pattuglia che sorveglino il territorio.

Ed ancora l’impianto di videosorveglianza, un importante deterrente nei confronti dei furti. Se fosse stato attivato probabilmente non staremmo oggi ad interrogarci sull’attentato al “Le Barrique” o sulle auto incendiate. Dell’impianto si torna puntualmente a parlare al verificarsi di ogni evento increscioso. Dobbiamo forse aspettare che siano i cittadini ad organizzarsi in ronde o gruppi di vigilantes per garantire la sicurezza urbana laddove le istituzioni latitano e le forze dell’ordine non riescono a rispondere alle esigenze del territorio? Già sui social se ne parla, e questa potrebbe essere la prossima iniziativa, come è avvenuto in altre città italiane. L’ultimo caso, a febbraio, a Bologna, dove i cittadini si sono riuniti in un “gruppo di controllo notturno”.

Un sistema che, oltre ad esporre i cittadini al pericolo, rappresenterebbe l’ennesima sconfitta per le istituzioni. La società civile non si può sostituire alle istituzioni né supplire alle loro carenze.

Sono loro a dovere scendere in piazza, a dimostrare alle vittime di essere in grado di mettere in campo adeguate risorse e fornire risposte contro il sistema criminale, di essere capaci di fare da scudo e a supportare i propri cittadini colpiti, con azioni concrete.

Perché senza la presenza delle istituzioni, al prossimo rogo, alla prossima intimidazione, non ci sarà neanche una società civile a dare testimonianza.

1 Commento
  1. Giuseppe scrive

    A Monreale regna l’anarchia.. Il Sindaco e l’amministrazione pensano solo ad organizzare mostre e eventi di basso livello.. Dov’è la sicurezza? Perché non viene attivato il sistema di Video sorveglianza? Spero che qualcuno può rispondere

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