Monreale, 25 Novembre 2016 – “Mentre il trauma può essere l’inferno sulla terra, il trauma risolto è il dono degli dei, un viaggio eroico che appartiene a ognuno di noi”
Peter A. Lavigne
Di donne traumatizzate, vittime di soprusi fisici e psicologici il mondo è pieno. Ma raccontare delle donne di Monreale non è semplice se si considera che nonostante la crescita culturale avvenuta nell’ultimo cinquantennio Monreale rimane “paese” con tutte le sue chiusure e le sue contraddizioni. Oggi per il mondo ricorre una data particolare, è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e per Monreale non è un giorno qualsiasi vista la consapevolezza che oramai da decenni ha la parte sana del paese dell’importanza del messaggio del 25 Novembre. Già un primissimo passo Monreale lo ha compiuto nel 2008 un progetto pilota chiamato “Eva” ha aperto le sue porte alle donne in difficoltà e ha lavorato sul territorio attraverso attività mirate allo sradicamento degli stereotipi di genere, nelle scuole, e di consapevolezza del sé nelle parrocchie.
Questo non è stato un momento isolato e si è stati capaci nonostante le difficoltà date dalla resistenza di uno zoccolo duro di creare un tessuto filo dopo filo, una rete che non si è più disfatta ma che nel suo rapporto sinergico ha dato sostegno alle donne mute, alle donne fragili e questa rete quasi come un tappeto elastico le ha non solo salvate dal vuoto e dal precipizio ma le ha rilanciate verso nuove possibilità, verso una nuova vita. Oggi, a distanza di 8 anni da quel primo progetto, a Monreale è presente la voglia di tutelare e preservare le donne vittime di violenza. L’ Associazione DonnAttiva” con il Centro d’Ascolto “Donna” continua il suo impegno a vari livelli nel contrasto alla violenza di genere.
La Presidentessa Ina Modica “ è firmataria di un Protocollo d’intesa operativo con la Caritas Diocesana , rappresentata da Don Ferdinando Toia, per la realizzazione delle attività del Centro di Ascolto Antiviolenza, volto alla realizzazione e all’organizzazione di diversi eventi ed iniziative di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere”.
“La Caritas Diocesana, continua la dott.ssa Modica, è stata ed è per il nostro centro un punto di forza e di sostegno. Attraverso questa proficua collaborazione il nostro Centro ha avuto una sede con locali idonei e supporto logistico in tutti quei casi in cui è stato necessario offrire assistenza alle utenti. Ina Modica conclude esprimendo la massima gratitudine all’arcivescovo Monsignor Pennisi che ha creduto e crede nel lavoro svolto dall’associazione e a Don Ferdinando Toia che supporta con entusiasm ogni attività.
La dottoressa Palma responsabile scientifica del Centro d’ascolto nella sua dichiarazione delinea un quadro della realtà locale: “Monreale insiste su di un ambito territoriale molto ampio e potrebbe, pertanto, rappresentare il contesto ideale per l’implementazione di un Laboratorio sperimentale che attui interventi di fronteggiamento del fenomeno e al contempo di prevenzione dello stesso.”
Il centro di ascolto “Donna” ha l’obiettivo primario di accogliere le richieste di aiuto delle donne per un primo incontro di chiarimento e di individuazione dei problemi con un immediato orientamento nei percorsi da intraprendere per la loro risoluzione. Le utenti possono avvalersi di consulenza legale, psicologica e socio-assistenziale richiedendo un appuntamento, con il personale specializzato del centro di ascolto, direttamente presso la sede Caritas di via villa Veneto che ospita il centro.
“ Il Centro di ascolto rappresenta, comunque, solo il primo step poiché la definizione di un intervento efficace ed efficiente necessita di focalizzare l’attenzione per agire concretamente su almeno quattro macroaree:
1) La Strutturazione di una rete locale che, mettendo in sinergia tutti gli stakeholder che a diverso titolo sono chiamati in causa nel fronteggiamento della problematica, uniformi, coordini e integri le prassi operative di intervento evitando sovrapposizione e frammentazione.
2) Implementare progetti di prevenzione primaria che agiscano, in primis sulla scuola, recependo il profondo cambiamento di prospettiva, che la Convenzione di Istanbul ci offre, quando identifica nella modificazione della cultura dei generi il reale presupposto di quell’evoluzione culturale necessaria e sufficiente a condurre le nuove generazioni lontane dal fenomeno della violenza di genere. Ciò, peraltro, poggia sul paradigma teorico di riferimento degli studi condotti, nell’ambito delle neuroscienze, sull’intelligenza emotiva. Una moltitudine di dati sperimentali dimostrano che la violenza origina da gravi carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera e all’empatia.
3) Attuare iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei media perché è il “come” raccontiamo gli eventi che fa sì che quello stesso evento possa assumere, nell’immaginario collettivo, questo o un diverso significato. Con una generalizzazione impropria possiamo affermare che ciò che rende la cifra stilistica di un evento è il “modo” con cui viene comunicato.
4) Infine, implementare modalità di ricerca che, raccogliendo dati statistici quali-quantitativi disaggregati, possano restituire un reale, e nello specifico ancorato al territorio, quadro teorico di riferimento del fenomeno.”conclude la dott.ssa Palma.
“Le utenti seguite in questo nuovo anno di lavoro sono state accompagnate nel percorso di presa di coscienza del problema e del distacco dal soggetto abusante. Hanno trovato il coraggio di denunciare ed di intraprendere il percorso di realizzazione dell’autonomia personale, allontanandosi dal contesto che le opprimeva e trovando una nuova forza per reagire.” afferma l’avvocato Rosaria Messina.
“Molte utenti si rivolgono al Centro d’ascolto per avere delle informazioni sulle procedure, sulle dinamiche , sui rischi di una denuncia. In molte donne soprattutto nelle realtà socio-culturali più disagiate prevale la paura che la denuncia possa determinare l’allontamento dai figli, altre manifestano la dipendenza economica dal soggetto maltrattante e quindi l’incapacità di rendersi autonome “ continua l’avvocato Messina.
Ancora molto lavoro deve essere fatto per riuscire a sensibilizzare il territorio e tutte quelle donne che per paura o spesso per vergogna non riescono a superare questi ostacoli avvalendosi del nostro supporto e della nostra assistenza.
Noi crediamo nella forza delle donne che non si abbattono e che consapevolmente scelgono la direzione da dare alla propria esistenza.