Monreale, 21 novembre – Quando Dio chiama alla vocazione religiosa, non esiste né età né stato civile. Preghiera, ricerca e discernimento richiede la decisione di partecipare alla vita religiosa in qualità di suora o monaca. Questo Gheta lo sa, lo ha scoperto nel percorso della sua vita. Dopo l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota, ha intrapreso quel cammino di fede che oggi l’ha portata davanti all’altare per ricevere l’anello come sposa di Cristo. L’abitudine nel vedere persone che vanno sempre di fretta, vivere in una società sempre in fuga dove non si ha il tempo per la dimensione dell’interiorità, della profondità ci fa assistere ad eventi come quello di oggi con riflessione. Vedere una persona scegliere il silenzio, la solitudine per andare in profondità e per ascoltare….fa pensare.
Questo pomeriggio, nella chiesa di Santa Rosalia è stata celebrata dall’arcivescovo Mons. Pennisi la cerimonia che ha visto Gheta Pupella prendere i voti diventando Suor Gheta Maria Benedetta. Così, oggi dopo la consegna della Cocolla e della Regola, è entrata a tutti gli effetti a far parte delle suore Oblate Benedettine del Divino Amore, e seguirà le regole e lo spirito dell’ordine di San Benedetto. Abbraccerà le regole in spirito di solidarietà con i più poveri e sofferenti.Tra i suoi mentori: padre Cannella, Mons. Di Cristina e l’Abbadessa benedettina Annamaria Canapi, fondatrice del monastero benedettino dell’isola di San Giulio Orta.
Nella parrocchia di Santa Rosalia vivrà nell’indispensabile, nella solitudine e nel silenzio di un piccolo alloggio, per abbandonarsi a Dio. Lo stile di vita scelto è più sereno, meditativo, contemplativo viene definito. “Ora et labora” (Prega e lavora) il motto dei Benedettini diventerà anche quello di Suor Gheta Maria Benedetta, quindi oltre alla vita contemplativa, molto importante sarà anche il lavoro manuale. Sono tre i punti su cui si fonda l’ordine di San Benedetto la preghiera personale, in comunità e il lavoro.
Come vivono le suore Benedettine? I loro sono definiti i passi del silenzio, la scelta di preghiera intrapresa dalle suore benedettine, si discosta dalla vie quotidiane di umanità per interpretare un altro concetto di tempo. Al centro della vocazione monastica c’è la radicalità della ricerca di Dio, nella meditazione della sua parola. Parafrasando l’Abbadessa Canapi, la preghiera è un pronto soccorso e arriva prima di qualsiasi altro mezzo.







