Autismo, questo sconosciuto!

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Monreale, 13 novembre 2016 – “Sono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio, un mondino fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore. La chiave della sua porta d’accesso è l’amore. Amami, solo così mi capirai e imparerai come farti capire da me.”

Jean Paul Malfatti

La sindrome autistica, così come spesso viene descritta dal racconto di alcuni episodi, caratterizzati tutti dall’oggettiva difficoltà di includere chi ne è affetto in un sistema efficace e adeguato di relazioni sociali in ambito scolastico, sembra quasi concretizzarsi come una “peculiarità umana” di sofferenza davvero acuta e irrecuperabile, una condizione di estremo “impedimento sociale” che si palesa agli occhi dei “profani”, di chi ne ignora le caratteristiche reali, come una realtà patologica gravissima, irreversibile, spesso incompatibile con le normali modalità relazionali che si attuano a scuola all’interno delle varie classi. Condizione che, di fatto, per alcuni, escluderebbe la possibilità per il soggetto autistico del sacrosanto diritto di poter aspirare ad avere una vita normale, poiché spesso riconosciuto inadeguato, unico responsabile dell’eventuale mancata serenità in classe e magari anche dell’incolumità di chi si trova a dover interagire con lui. Nulla di più infondato…nulla di più pretestuoso, nulla di più falso.

In realtà l’autismo è talmente multiforme nelle sue caratteristiche peculiari da generare, a priori, diffidenza, se non addirittura paura, in chi non riesce o non vuole comprendere le dinamiche sottese a specifici comportamenti, apparentemente eccentrici o inadeguati. L’autismo è una sindrome che va profondamente conosciuta e capita, con delicatezza e rispetto, con una dose doppia di empatia, di voglia di interagire, di scoprire mondi “alternativi” ma ugualmente degni di essere abitati dall’amore…dalla vita, in ogni sua infinitesimale sfaccettatura e anche dalla propensione a comprendere una diversa percezione della realtà, una cosiddetta “anormalità” che riesce, se conosciuta, ad insegnare tanto e a far riflettere tutti noi considerati “normali”.

La cosa che colpisce e addolora è che frequentemente ci si sofferma solo sulle caratteristiche negative più eclatanti, sull’ipotetica violenza di alcune reazioni, sulle urla, sulle stranezze, senza sforzarsi di comprendere le autentiche motivazioni da cui, spesso, tali reazioni hanno origine o vengono inconsapevolmente enfatizzate.

L’autismo è un po’ come l’Oceano Infinito delle sindromi, di quelle sindromi che contemplano differenti, a volte incomprensibili modalità relazionali, percepite da alcuni come limitanti, talmente limitanti da sdoganare, in sporadici casi estremi, l’esclusione sociale, paventata come triste ultima razio, travestita da radicale ma necessaria pratica educativa.

Per fortuna esistono fondati e corretti modi di pensare e di agire, ormai accertati nella prassi quotidiana, che smentiscono tale pregiudizio aberrante, infatti, come ho già avuto modo di affermare in alcune occasioni di riflessione e confronto, il segreto risiede nell’impegno concreto finalizzato all’inclusione, nel crederci veramente, nel non erigere barriere invalicabili, nel navigare senza fermarsi neppure dinnanzi a quelle “Colonne d’Ercole” imposte da tutte le supposizioni legate a conoscenze fittizie prive di fondamento educativo.

Ecco allora alcuni basilari e modesti consigli su specifiche modalità educative adeguate, finalizzate all’integrazione scolastica e sociale del soggetto autistico e alla piena consapevolezza da parte della società, nel voler finalmente considerare la diversità non come mero ostacolo da eludere, ma come risorsa, come conoscenza di altri contesti comunicativi e relazionali arricchenti per ciascun individuo.

Quindi diventa naturalmente auspicabile, nella prassi didattico-educativa, fruire di accortezze che risultano davvero imprescindibili:

1) AVERE ASPETTATIVE ALTE

Non dare per scontato che un individuo non sia in grado di fare qualcosa solo perché affetto da autismo. Non farsi influenzare dall’eventuale quoziente intellettivo basso, perché è molto difficile misurarlo esattamente nelle persone con tale sindrome. Gli alunni con autismo possono impiegare più tempo a intraprendere o portare a termine determinate attività o necessitare continuamente di aiuto, ma bisogna aspettarsi sempre traguardi positivi da essi e non scusare o giustificare i loro comportamenti negativi, pensando che ne siano ormai definitivamente vittime, tanto da non poter essere aiutati a evitarli o modificarli.

2) USARE UN APPROCCIO POSITIVO

Cercare di essere sempre positivi e stare attenti ad ottenere comportamenti appropriati. Quando l’alunno si comporta bene, è necessario rinforzare tali comportamenti con elogi verbali specifici, ad esempio “Mi piace come stai seduto!”, oppure “Hai scritto bene, bravo!”. Per ottenere  comportamenti sempre più adeguati, potrebbe essere utile offrire altri rinforzi, insieme agli elogi verbali o anche fisici (una lieve pacca sulla spalla, una carezza sulla testa, un batti cinque etc.), ad esempio attività rinforzanti (un giocattolo, un particolare cibo, il break da una attività impegnativa). È, comunque, fondamentale trovare i rinforzi più graditi, giusti e adeguati al singolo alunno.

3) PARLARE IN MODO LENTO, CHIARO E SPECIFICO

È importante ricordare che le persone con autismo possono avere dei problemi a decodificare le modalità comunicative più complesse, il linguaggio ridondante. Risulta decisamente utile, spesso necessario, parlare piano e in modo chiaro affinché il bambino riceva tutte le indicazioni verbali, ricercando il contatto oculare, per assicurarsi che colga anche i suggerimenti non verbali. Bisogna essere molto specifici nell’uso del linguaggio, evitando di usare astrazioni finché non si è certi che l”alunno sia in grado di comprenderle.

4) NON ALZARE LA VOCE, AFFERRARE IL BAMBINO

Alzare la voce, afferrare un bambino che sta scappando, sembrano un modo naturale per ottenere arrendevolezza o evitare pericoli, ma i bambini con autismo possono manifestare una ipersensibilità sensoriale, e quindi non tollerare urla e rumori e stimoli tattili energici. Ecco perché spesso ci si sorprende di alcune reazioni eccessive, magari anche violente che appaiono sostanzialmente prive di fondata motivazione: in realtà è davvero necessario, sempre con il proficuo e essenziale contributo della famiglia, scoprire i limiti sensoriali del bambino, quali stimoli lo infastidiscono, in maniera che, evitandoli, si disinneschino le fonti del disagio che determinano quel comportamento agitato e “sopra le righe” apparentemente incomprensibile.

5) PREPARARE LA CLASSE, spiegare agli altri bambini le caratteristiche del loro compagno, magari anche il perché di certe bizzarrie o comportamenti strani. Creare un’aura di curiosità mista ad empatia, magari con l’ausilio di storie o video (meraviglioso quello francese “Mon petit frère de la lune”). Far comprendere anche le potenzialità del bimbo autistico, i suoi punti di forza e soprattutto coltivare lo spirito di solidale collaborazione tra tutti.

Concludo suggerendo un ultimo personalissimo consiglio: un bambino con la sindrome autistica ha soprattutto bisogno d’amore, di essere accolto, compreso e accettato. Andando oltre le oggettive difficoltà, cercando di ascoltare il suo “cuore” senza ombra di pregiudizio, si potrà finalmente imparare a vedere il mondo dal suo punto vista … e sarà una grande SCOPERTA.

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