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A Monreale si paga ancora il pizzo: minacce, intimidazioni e controllo dei lavori edili VIDEO

Monreale, 8 ottobre – Quello del giro di denaro legato alla richiesta di pizzo durante la Festa del SS Crocifisso di Monreale che ha scatenato le ire dell’Arcivescovo Pennisi (LEGGI QUI), è solo la punta di un iceberb di un sistema ben più complesso ed articolato. Dalle intercettazioni dei Carabinieri è emerso che gli ambulanti, che ogni anno nei primi giorni di maggio montano la propria bancarella lungo le vie principali della città, sarebbero stati costretti a versare la quota di 100 euro alla famiglia mafiosa locale ma c’è di più.

Dall’operazione “Monte Reale” che ha smantellato il 4 ottobre scorso i clan del Monrealese e di San Giuseppe Jato emergono altri particolari riguardanti richieste estorsive ai danni di ditte private ma anche pressione nei confronti di commercianti e imprenditori che, come ha affermato Pietro Sutera, comandante del gruppo di Monreale, “si manifestano in intimidazioni, minacce e, in alcuni casi, nel ricorso a forme inaccettabili di violenza”.
E così dalle intercettazioni viene fuori il piano della malavita organizzata per le richieste di pizzo anche agli ambulanti che ogni giovedì mattina si riuniscono in Piazzale Florio a Monreale per il consueto mercatino rionale.

Nell’inchiesta dei Carabinieri sono confluiti almeno quattro casi di taglieggiamento tra i quali il pizzo richiesto al gestore delle slot machine istallate nei bar monrealesi e delle frazioni; l’uomo in questione avrebbe versato nelle casse della famiglia mafiosa monrealese almeno 500 euro al mese. “Trova il pollo e mi fa mettere due macchinette. No, gli ho detto, carta bianca non ne ha … perché qua siamo Pioppo e Monreale … non siamo a Palermo oppure siamo da altre parti. E poi si è ripreso … e poi si è ripreso perché ha visto che ha sbagliato!”, commentavano Ciulla e uno dei suoi fedelissimi, Onofrio Buzzetta, nel giorno di Natale. E così iniziarono alcuni dei sopralluoghi per individuare le attività commerciale alle quali estorcere denaro tramite l’installazione dei videoslot. “Domani vai a prenderti il caffè… te lo puoi andare a prendere il caffè al…e programmare successivamente una trattativa per l’eventuale inserimento”.

Vi sono poi altre vicende di mediazioni per macchinari non pagati e tentativi di estorsione ad imprenditori e negozianti locali.
Molti particolari sono emersi durante l’operazione Brasca 4 eseguita dai Carabinieri di Monreale nel marzo scorso. A Giovan Battista Ciulla e Onofrio Buzzetta è stato contestato, a vario titolo, di aver preso il controllo dei lavori edili, di sbancamento e scavo nel territorio di competenza mafiosa, con imposizione di manodopera e mezzi presso i cantieri dislocati nel territorio di Monreale, individuando i soggetti che dovevano operare e quelli da sottoporre al pagamento del pizzo, tra l’altro, intimando, a due imprenditori edili di Pioppo di abbandonare i lavori in corso in un cantiere. Sempre durante l’operazione Brasca ai due esponenti malavitosi monrealesi, in concorso con altri gregari di Cosa Nostra, sono stati contestati diversi atti intimidatori ad altrettanti imprenditori locali come il taglio di centinaia di alberi poi disposti a forma di croce, finestrini rotti ad alcuni mezzi, liquidi infiammabili lasciati all’interno di vetture.

A Corleone, comune sciolto per infiltrazioni mafiose, la città simbolo della lunghissima e sanguinosa stagione durante la quale Cosa Nostra ha fatto il bello ed il cattivo tempo in mezza Sicilia, ben 8 imprenditori hanno ammesso di essersi piegati al racket delle estorsioni ammettendo davanti agli inquirenti di aver pagato il pizzo. Una scelta coraggiosa e senza precedenti a Corleone; a Monreale regna ancora il silenzio e l’omertà.

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