Monreale, 22 settembre 2016 – Sin dalla sua nascita, nel giugno 2014, il governo Capizzi è stato sorretto dall’alleanza con il Partito Democratico, in un equilibrio altamente instabile. 20 giorni fa il castello di carta è crollato.
All’orizzonte non si intravede ancora una fiammella di luce, preludio di un Capizzi due. Nessun incontro ufficiale si è tenuto in casa PD, nonostante le piuttosto frenetiche, ma inconcludenti, trattative tenutesi all’interno della piccola, ma variegata, galassia monrealese del partito. Anche il segretario provinciale, Carmelo Miceli, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Davide Faraone, l’assessore regionale Antonello Cracolici e il responsabile dell’organizzazione regionale, Antonio Rubino, si sono scomodati per trovare una convergenza tra le forze presenti in campo e giungere ad una proposta condivisa. Tentativi finora vani. Un buco nell’acqua. Il passo indietro del segretario della sezione monrealese, Toti Zuccaro, ha fatto emergere le divisioni e la litigiosità di un partito incapace di guardare al futuro del paese, le invidie e le arroganze di tante prime donne non disposte a fare un passo indietro.
Capizzi, nel dare l’aut aut agli alleati del PD, aveva dichiarato che se non fossero stati in grado di trovare l’accordo intorno a tre nomi avrebbe fatto da solo. Ed allora sarebbe bene, ed è giunta l’ora, che il sindaco passi dai proclami all’azione. Perché, nel tentativo di fare risorgere il governo sulle ceneri del precedente, si rischia solamente di correre lo stesso errore.
Si andrebbe, ammesso e non concesso di riuscirvi, ad un Capizzi due già minato in partenza, in balìa del maremoto che potrebbe esplodere subito dopo dentro al PD, con il serio rischio di cadere vittima dei veti incrociati in consiglio comunale. Una condizione che, con l’approvazione del bilancio alle porte, la città non si può permettere.
Il sindaco deve invece godere di una autonomia che gli permetta di rimuovere e sostituire un assessore incapace con un altro migliore, senza per questo dovere chiedere il nulla osta al PD.
Dopo più di due anni il primo cittadino dovrebbe dare realmente un taglio netto ad un percorso che lui stesso ha bocciato, con l’azzeramento delle deleghe. Non può rischiare di ricadere nella trappola delle invidie, delle divisioni, delle correnti, dell’incapacità di trovare una sintesi di questo partito litigioso. Non può cedere alle proposte di assessori designati unicamente per un’appartenenza politica. Oggi Monreale, più di prima, ha bisogno di una scossa tellurica, che può essere offerta da una squadra di altissimo profilo, libera di muoversi, capace di proporre soluzioni di alto livello per tirare fuori il comune dalle sabbie mobili.
Se l’alleanza con il PD è stata votata nel 2014 dalla maggioranza, relativa, degli elettori monrealesi, senza ombra di dubbio il suo gradimento, oggi, si è notevolmente ridotto.
Il sindaco abbia quindi il coraggio di accogliere la sfida. Non abbia fretta di comporre una squadra di governo tout court, non servirebbe, ma si prenda tutto il tempo necessario per creare una squadra vincente. Guardi fuori Monreale, cerchi tra personalità di spicco, desiderose di contribuire con abnegazione a salvare una città universalmente conosciuta per il suo patrimonio storico-culturale.
Una giunta di alto profilo, scevra da collegamenti locali e, soprattutto, politici. Questa proposta potrebbe sparigliare le carte in un tavolo da gioco le cui regole parlano di appartenenze politiche, correnti, interessi particolari e non collettivi, accaparramento di poltrone.
Chieda, Capizzi, la fiducia in consiglio comunale presentandosi alla guida di una giunta che non rispecchi alcuna formazione politica, ma forte di un progetto capace di dare lustro e risollevare le sorti del paese nei prossimi tre anni. A Monreale servono assessori capaci di attrarre investimenti privati per finanziare manifestazioni di prestigio, uomini di riconosciuta cultura capaci di curare manifestazioni e trasformare la città in un polo attrattivo per eventi di rilievo nazionale, di valorizzare e mettere a reddito il museo comunale. Progettisti capaci di ridisegnare ed imporre, forti della loro autorità e svincolati da interessi di bottega, un nuovo assetto viario alla città. Figure sensibili alle problematiche sociali e sportive, in grado di trovare le risorse necessarie ad imprimere un forte impulso alle politiche giovanili.
Si faccia artefice di una proposta nuova, di uno scenario inedito rispetto alla politica Monrealese, voli alto, ci sorprenda muovendosi nell’alveo di un progetto affrancato dalle briglie della piccola politica locale, e che venga fuori da un confronto con una nuova squadra dotata delle qualità necessarie ad imprimere una svolta alla città.
Il lavoro che aspetta il nuovo governo non può essere affidato a soggetti di mediocre spessore, nominati solamente perché sponsorizzati dai segretari di partito, dai capi corrente o da uno zoccolo duro in consiglio comunale. Così facendo ci troveremmo tra sei mesi ad affrontare una nuova crisi di governo e a parlare di rilancio dell’attività amministrativa. Il primo cittadino dimostri di possedere quell’autorità che la legge gli riconosce. Chieda in consiglio comunale una fiducia ad un progetto chiaro che lasci fuori i partiti. Chieda ai consiglieri un gesto di responsabilità nei confronti della città e quindi di fare un passo indietro senza avanzare alcuna pretesa di poltrone. Solo così è possibile immaginare quel cambio di logica che potrebbe avviare un percorso virtuoso. Altrimenti, continuare a governare sul solco dell’esperienza trascorsa equivarrà ad allungare l’agonia di un malato terminale.
Ma di cosa stiamo Parlando il sindaco che ci sorprende? Ma mi faccia il piacere. Il pd si ricompatta immediatamente e lo mandano a zappare pratiche legali
E i monrealesi? Chi se ne frega