Disabilità, verso l’integrazione

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Le classi differenziali sono state un angusto ghetto per troppo tempo. All’interno di esse alunni con disabilità e con svantaggio socio-culturale stavano insieme con lo scopo di poter fruire di un programma facilitato e di tempi più rilassati. Di fatto bivaccano per la maggioranza del tempo, spesso in aule inadeguate, consentendo agli insegnanti meno sensibili una tristissima, ma frequente  procedura:  “ripulirsi” le classi di tutti quegli elementi che facevano perdere “tempo ed energia”.
Con la legge 517/77  esse vennero definitivamente abolite e nacque la figura dell’insegnante di sostegno. L’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni fu accolto come un atto rivoluzionario ed in effetti fu precursore di molte riflessioni e studi pedagogici in ambito nazionale ed europeo, ma l’inserimento restò tale per anni, senza mai configurarsi in una reale integrazione. Anche l’insegnante di sostegno veniva percepita come una sorta di docente di serie B, un insegnante ad personam con competenze specifiche spendibili solo con l’alunno disabile.
Un anno dopo nel 1978 con la legge Basaglia vennero chiusi i manicomi: gli albori di un nuovo e più umano approccio al malato psichiatrico. La malattia mentale come un fatto sociale, il malato non più segregato, internato nel girone infernale dei manicomi, ma accolto e curato nei normali contesti familiari, sanitari, scolastici, ricreativi. Ci si accosta lentamente a dei presupposti concettuali vicini all’integrazione. L’ excursus normativo non si arresta e sancisce molteplici fondamentali tappe e con esso la riflessione sociologica e pedagogica. Il pregiudizio permane come sfondo unificante di mentalità ancorate a preconcetti legati alla disabilità come situazione invalidante di tipo individuale, cioè  come condizione personale dell’individuo che non riesce ad adattarsi al contesto.
È trascorso molto tempo  prima di avviare un serio approccio metacognitivo sulla responsabilità del contesto sul funzionamento globale della persona con disabilità: si pensi alle barriere architettoniche: la vita di un disabile e la sua autonomia è strettamente legata alla presenza o meno delle stesse.
L’ambito scolastico è il primo microcosmo che recepisce il cambiamento, anche se pregiudizi, procedure educativo-didattiche inadeguate e mancanza di sensibilità continuano a permanere in molte realtà.
Il cambiamento di prospettiva in atto è  quello che presuppone la diversità come un elemento connaturato nel concetto di unicità della persona, quindi essa diventa una caratteristica personale ed una risorsa che arricchisce il microcosmo scuola ed il macrocosmo società…perché solo dal confronto rispettoso e dal reciproco scambio di esperienze si determina lo sviluppo di personalità aperte, tolleranti ed attivamente coinvolte nella costruzione di  una cittadinanza consapevole che contempli il contributo di ogni singolo cittadino.
“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.”
Daniel Pennac
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