Monreale, 2 maggio – Senza il servizio mensa a carico del comune di Monreale saranno 7 gli insegnanti perdenti posto e circa 170 gli alunni della scuola dell’infanzia a dover rinunciare dal prossimo anno scolastico all’orario normale di 40 ore e passare a quello ridotto di 25.
Il Provveditorato agli Studi ha infatti vietato agli Istituti Comprensivi Statali Monreale II, che gestisce 4 aule a Pioppo ed una a Villaciambra, e all’I. C. S. Veneziano, con due aule ad Aquino, di prolungare l’orario scolastico nel pomeriggio in assenza del servizio mensa.
La notizia è di questi giorni. La scorsa settimana, infatti, in seguito ad un’attività di monitoraggio dell’ufficio scolastico regionale, le dirigenti scolastiche del Monreale II, la Prof. Patrizia Roccamatisi, e del Veneziano, la Prof. Beatrice Moneti, su esplicita richiesta, hanno dovuto confermare che il servizio mensa non viene fornito dal comune di Monreale. “Da quando mi sono insediata al Veneziano, nel 2011, – spiega la Prof. Moneti – il servizio non è mai stato operativo. A mie precise richieste, il comune non ha dato risposte con tempi certi. Né la giunta Di Matteo né la giunta Capizzi hanno dato rassicurazioni in merito, a causa della mancanza di fondi. Intanto abbiamo molte richieste da parte delle famiglie”.
In questi anni sono stati i genitori ad autogestirsi, provvedendo autonomamente a portare il pranzo ai bambini. Ma senza un servizio mensa ufficiale, da settembre non sarà possibile ottenere l’autorizzazione ministeriale all’orario normale.
Anche la Prof. Roccamatisi esprime il proprio rammarico: “Dopo la missiva del Ministero ho provveduto a richiedere ufficialmente all’amministrazione un impegno per il prossimo anno scolastico, ma la risposta è stata negativa per mancanza di fondi”.
A confermare la drammatica situazione scolastica è l’assessore Nadia Olga Granà.
“Abbiamo ricevuto la richiesta del servizio mensa dal Veneziano, dal Mattarella II e dall’istituto Sciascia di Grisì. Abbiamo stimato una spesa per gestire il servizio in circa 150.000 €. Una cifra che il comune, con il bilancio ingessato che si ritrova, non può affrontare”. La Granà spiega che è prevista la possibilità di richiedere alla Regione un contributo, ma che per l’anno in corso si sarebbe attestato a circa 20.000 €: “Un contributo minimo che non ci permette di coprire il costo del servizio”.
Al disagio per le famiglie si aggiunge quello per i sette insegnanti perdenti posto che dovranno presentare domanda di trasferimento presso altri istituti.