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Donne vittime di violenza, a Monreale più di 30 i casi denunciati

Da gennaio 2022 ad oggi a Monreale sono oltre 30 i casi di donne, tra i 25 e i 40 anni, vittime di violenza fisica e/o psicologica

Ieri, 25 Novembre, in tutta Italia è stata celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Si tratta di un fenomeno diffuso a tutte le latitudini, in tutti gli strati sociali.

A Monreale, da gennaio 2022 ad oggi, sono oltre 30 i casi di donne, tra i 25 e i 40 anni, che sono state vittima di violenza fisica e/o psicologica. Se ne è parlato nel corso di un convegno organizzato nel comune normanno, al quale hanno preso parte, tra gli altri, l’avvocato Rosaria Bova, consigliere dell’ordine degli Avvocati di Termini Imerese, e la referente locale della Rete Antiviolenza dell’Arma dei Carabinieri, Elide Palisano.

I carabinieri di Monreale, insieme alle associazioni ed ai centri antiviolenza (come il centro di ascolto dell’associazione Donnattiva) offrono servizi di supporto nei confronti delle donne in difficoltà. Inizialmente la donna viene accolta nella stanza rosa, un luogo sicuro dove la vittima può raccontare la propria esperienza in tutta tranquillità; successivamente, qualora la stessa decidesse di sporgere denuncia nei confronti del marito, di chi la maltratta o di chi abusa di lei, potrà scegliere, se non ha un altro posto dove andare a vivere, di essere inserita in una struttura protetta ad indirizzo segreto.

Quindi, tramite tutte le associazioni, i centri antiviolenza e la magistratura, si trovano posti di ricollocamento sicuri per le vittime di questi reati. Inoltre, l’assistenza contro i maltrattamenti viene fornita anche ai minori vittime di violenze da parte dei genitori o da parte di persone a loro vicine; esiste una procedura di soccorso che consente ai bambini di essere accolti in una struttura protetta dove seguiranno anche programmi di integrazione scolastica.

Una delle criticità maggiormente riscontrate dagli enti di supporto e dalle autorità è l’incapacità delle vittime di raccontare in modo chiaro le violenze o gli abusi subiti, per paura o per la mancanza di un sostegno. Non sempre chi commette l’atto violento è il marito; spesso il padre o una persona vicina possono essere i protagonisti delle violenze domestiche.

Grazie alla fiducia nell’Arma dei Carabinieri, nelle associazioni e nei centri antiviolenza, si può dare sostegno alle vittime in difficoltà, ma bisogna avere il coraggio di denunciare, senza timore.

Tra le cause che fanno accrescere il fenomeno della violenza vi sono la mancata scolarizzazione e il vivere in un difficile contesto sociale: la vittima, non rendendosi conto di cosa sta subendo, crede che quello che sta sopportando sia legittimo, cioè che la donna si debba limitare a subire.

Anche il periodo pandemico ha causato un aggravamento della situazione ed un aumento delle violenze domestiche, contribuendo, d’altra parte, pure alla riduzione del numero di denunce. Nello stesso periodo si è ulteriormente incrementato il fenomeno del cosiddetto “revenge porn”, ovvero la condivisione pubblica di immagini o video sessualmente espliciti tramite internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi contenuti.

La violenza fisica non è l’unica forma di abuso sofferto. Infatti, le ecchimosi e i lividi possono essere meno devastanti della violenza psicologica che si manifesta con la denigrazione, la minaccia e la sottomissione, le quali a loro volta si rilevano soprattutto in ambito economico, poiché le donne vittime di tali maltrattamenti risultano essere dipendenti dagli uomini a causa della precarietà lavorativa che le vede coinvolte.

L’emancipazione femminile, l’istruzione, l’elevazione sociale, la fiducia risposta nell’Arma dei Carabinieri, nelle associazioni e nei centri antiviolenza e principalmente il coraggio di raccontare, risultano essere i modi più efficaci per sradicare dalla nostra società il disumano atto di violenza nei confronti delle donne.

“Le donne non hanno paura degli uomini, li spaventano”
(Simone De Beauvoir)

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