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“Noi tassisti monrealesi delusi da politica ed istituzioni”

"La nostra disgrazia essere nati a Monreale, da anni discriminati, ci viene vietato il diritto di lavorare, ma dalla politica nessuna azione concreta"

MONREALE – Si allungano i tempi per un confronto (l’ennesimo) tra i comuni di Palermo e Monreale per dirimere la questione che vede i tassisti monrealesi subire una forma di discriminazione da parte dei colleghi palermitani.

Una discriminazione riportata nero su bianco anche dall’AGCM. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con un provvedimento ha dichiarato come i tassisti monrealesi subiscano una disparità di trattamento. Non vengono autorizzati a svolgere il servizio all’interno dell’Area Metropolitana, a tutto vantaggio dei tassisti del Comune di Palermo, che invece effettuano il servizio a favore dell’utenza turistica che segue il c.d. “percorso Arabo-Normanno” anche nel territorio comunale di Monreale.

“Abbiamo dato tutto in mano ad un legale, ma si attende che a Palermo si insedi la nuova giunta per avere un interlocutore”, spiegano i 7 tassisti. In realtà incontri tra le amministrazioni monrealesi (Capizzi prima e Arcidiacono dopo) con i referenti del comune di Palermo si sono susseguite negli anni, ma senza alcun esito. Probabilmente i circa 300 tassisti del capoluogo hanno saputo trovare e utilizzare argomenti più convincenti con l’amministrazione palermitana, tanto da fare impantanare sul nascere qualsiasi trattativa.

E nulla sembra essersi smosso neanche dopo che, la scorsa settimana, due tassisti monrealesi hanno subito l’ennesimo sopruso da parte dei colleghi palermitani.

“Si è trattata di una vera e propria forma di aggressione. All’aeroporto di Punta Raisi hanno circondato due nostre vetture. I colleghi erano andati a prelevare dei passeggeri su chiamata avvenuta tramite il radiotaxi. Gli è stato intimato di fare scendere i clienti saliti in auto. Ci hanno privato del nostro diritto di lavorare, sia perché non avevamo aderito allo sciopero nazionale e sia perché, come asserivano, la zona non sarebbe stata di nostra competenza”.

Cosa è successo dopo?

“Ci saremmo aspettati una presa di posizione forte, determinata, da parte di chi è chiamato a tutelarci. Ed invece nulla. Nessun un intervento da chi dovrebbe garantire il rispetto dei nostri diritti. Nè un consiglio, né un supporto dalle forze politiche e dalle istituzioni che dovrebbero sostenere la nostra battaglia, stare al nostro fianco, e che invece si girano dall’altra parte. Nè una telefonata, un cenno, una stretta di mano. Eppure li incontriamo giornalmente. Siamo molto sconfortati dalla classe politica che ci rappresenta, da come siamo stati trattati dalle istituzioni, dalla poca attenzione che hanno riposto sulle problematiche che da anni viviamo”.

Voi dite di essere stati abbandonati dalle istituzioni. Eppure all’ARS, su iniziativa dell’on. Mario Caputo, alcune settimane fa è stato aperto un tavolo tecnico per discutere della vostra situazione.

“Un tavolo molto strano, dato che nessuna nostra rappresentanza è stata chiamata a partecipare. L’abbiamo solamente appreso sui giornali locali. Non siamo stati coinvolti né tantomeno siamo stati informati sull’esito dell’incontro. Cosa sia successo dopo non ci è dato sapere”.

Come vi state muovendo?

“Abbiamo dato tutto in mano ad un avvocato. Useremo le vie legali per il riconoscimento di quello che è un nostro diritto del quale per anni siamo stati privati”.

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