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Notte prima degli esami. La maturità tra ansie e speranze per il futuro

L’esame di maturità, un rito di passaggio che caratterizza un’importante tappa del proprio percorso di crescita

Tutte le volte che mi ritrovo a riflettere sul momento della maturità, che coinvolge le studentesse e gli  studenti delle scuole superiori, automaticamente la mia mente migra verso un loop musicale irresistibile: la “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti, un viaggio dalle tinte ancestrali che si ripete periodicamente e che riecheggia in me con tutte le sue più antiche memorie; i suoi noti versi quali “la matematica non sarà mai il mio mestiere”,  E gli aerei volano alto tra New York e Mosca /Ma questa notte è ancora nostra”, appaiono sempre più magnetici ed attuali, in un risuonare tra passato e attualissimo presente. 

A partire dal 22 giugno avranno infatti inizio i tanto attesi ed altresì temuti esami di maturità: un rito di passaggio che caratterizza un’importante tappa del proprio percorso di crescita e che inevitabilmente permane nella memoria collettiva, con tutta la sua pregnanza in termini esperienziali e simbolici; chissà a quanti di noi è successo di riviverli nei nostri sogni, riattualizzandoli perfettamente nella loro parvenza di emozioni, imbarazzo, ansia, timore e voglia di superarli più repentinamente possibile. 

La festa recentemente organizzata dall’Amministrazione del Comune di Monreale in onore dei ragazzi che si apprestano a conseguire il Diploma di Stato, credo abbia saputo intercettare il bisogno degli studenti di esorcizzare questo momento così pregno di senso di responsabilità e voglia di riuscita, permettendo loro di esperire quella desiderata sensazione di liberazione da questi due anni di restrizioni anti-Covid, che hanno decisamente limitato lo spazio di vita espressiva, soprattutto della popolazione giovanile. 

Lavorando da diversi anni nei contesti scolastici, ho potuto confrontarmi pienamente con tutte le ansie, le preoccupazioni e le rappresentazioni legate al momento dell’esame di maturità; potere seguire nello specifico i ragazzi in questo delicato momento della propria formazione, è stato per me motivo di crescita umana e professionale, oltre che di incredibile riscoperta delle potenzialità che vengono messe in gioco nei momenti in cui si viene messi alla prova. Non di meno, in questi momenti in cui l’inclusione e la coesione sono ingredienti di crescita imprescindibili, mi sono ritrovato a contribuire al fine di circoscrivere il più possibile i timori dell’esposizione alla Commissione e la classica paura del black-out tanto temuto dagli studenti. 

Nel corso del mio operato, sia all’interno dell’istituzione scolastica, che in assetto di studio privato, ho sempre cercato di “smontare” la rappresentazione dell’esame “fine a se stesso”, per focalizzare l’attenzione bensì sull’importanza dell’occasione che viene data allo studente: potere finalmente raccogliere i frutti seminati durante il proprio percorso di studi, per poterli così condividere con la Commissione pronta ad “assaggiarli”. In tale ottica pertanto il giudizio diviene occasione di confronto con l’altro, momento di partecipazione che segna il passaggio da una dimensione individuale a quella sociale; l’ansia, quella “buona”, che ci fa stare sul pezzo, ci rende pronti e disponibili all’altro, nell’ottica della promozione di quanto acquisito grazie al lavoro sviluppato con l’ausilio dei propri insegnanti e co-vissuto all’interno del proprio gruppo di appartenenza, la classe. 

Guardando agli esami come un momento in cui abbiamo l’opportunità di dare una connotazione più chiara al tragitto intrapreso, forse possiamo anche ridimensionarne la valenza più ansiogena e preoccupante: una dimensione nuova, volta a dare vita ad un punto di ripartenza, nell’ottica della continuità di un sé in espansione, verso un sociale che attende nuove risorse umane su cui potere investire.

Non può che essere auspicabile che i neodiplomati possano far tesoro dei dispositivi messi in atto durante i laboratori di orientamento e tutoraggio, spesi all’interno dell’istituzione scolastica, tenendo sempre vivide in mente le potenzialità e le attitudini che ciascuno di loro ha sviluppato nel corso della crescita educativa; ciò sarà fondamentale per una scelta adeguata del proprio percorso lavorativo e/o formativo.

Con questo auspicio, non posso che augurare un grosso in bocca al lupo a tutte le studentesse e gli studenti: buona maturità e buona continuità di intenti!

Dott. Giovanni Ferraro
Psicologo Psicoterapeuta
Dottore di Ricerca in Psicologia

 

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