Riceviamo e pubblichiamo
Ormai è diventata una moda e, giustamente, chi osserva da fuori con intelligenza e acutezza, non può fare altro che decodificarla e renderla pubblica, cercando di spiegare le cause e gli effetti di questa nuova moda.
Succede da un po’ di tempo ormai che nei nostri paesi, ad imitazione di quello che fa la politica nazionale e in un periodo storico in cui tutta l’umanità avrebbe bisogno di altro per superare la pandemia del covid e le concause del conflitto in Ucraina, si utilizzi molto il sistema dell’inaugurazione, la vetrina delle processioni del Santo locale o dei possibili finanziamenti a fini elettorali.
Questo sistema prevede un’organizzazione meticolosa, con tutto quello che fa immagine. Quindi pubblicità su social e video, poi preparazione di microfoni e amplificazioni ai balconi, servizio d’ordine, foto e abbracci. Il tutto per apparire, per sapere che ci siamo, che siamo splendidi e fotogenici.
È risaputo, accade da tempo immemorabile, che la festa del Santissimo Crocifisso è occasione di vetrina per gli esponenti politici locali e non solo. Nulla di male vederli in prima fila durante la processione, durante la “scinnuta” e “acchianata” del “Patruzzu Amurusu”. È anche uno dei tanti aspetti folkloristici della festa religiosa che si celebra il 3 maggio.
Non si comprende, invece, il vederli sotto la vara, quella stessa vara che solo i confrati possono portare sulle loro spalle. I confrati, simbolicamente, durante la processione, rappresentano la cittadinanza tutta monrealese che porta sulle proprie spalle il Santissimo Crocifisso.
Che in prossimità di una competizione elettorale come quella cui si appresta tutta la regione siciliana, a un papabile candidato alle imminenti elezioni regionali, chiunque esso sia, si consenta la “montata”, rappresenta un’offesa prima che a tutta la comunità cittadina, allo stesso Crocifisso, utilizzato come sponsor per le proprie aspirazioni politiche.
Penso che tra tutte le processioni del tre maggio a cui ho assistito negli anni passati, quella di quest’anno sia stata la più politicizzata e manipolata a fini propagandistici. L’unica attività di alcuni politici ormai è solo ed esclusivamente la partecipazione a inaugurazioni, processioni, convegni, presentazioni, ma di politica? Niente.
Questo vorrei consigliare a chi fa politica oggi, di fare meno selfie, meno processioni, leggere più atti e realizzare i bisogni dei cittadini senza cercare meriti, vetrine o altari su cui salire per ostentare una presunta devozione.
Nel suo discorso conclusivo il sindaco Alberto Arcidiacono ha detto: “É vero, ci siamo inginocchiati perché avevamo paura, ci siamo inginocchiati perché eravamo esausti, ci siamo inginocchiati per pregare e nuovamente lo faremo questa sera in memoria di quanti hanno sofferto, di quanti non hanno più visto sorgere il sole, il ricordo dei sacrifici fatti, ma soprattutto lo faremo per raccogliere le forze per gridare che il 3 maggio abbiamo deciso di tornare alla vita, che il 3 maggio abbiamo deciso di tornare a sperare in un futuro migliore, che il 3 maggio Monreale ha deciso che donne e uomini devono essere liberi.”
Qualcuno, invece, caro Sindaco, si è inginocchiato o si è dovuto inginocchiare innanzi al candidato di turno, consentendogli quello che non è consentito fare anche a norma di statuto (della Confraternita). Ci si inginocchia solo al cospetto del Santissimo!