“Dedicherò un po’ del mio tempo nella pausa pranzo ai ragazzi che sempre più rimangono chiusi nelle loro stanze e che aprono la porta di un computer ma non quella che li fa camminare per le strade del nostro paese”.
Dopo la fortunata rubrica “La posta del cuore”, che sta registrando un elevato apprezzamento con numeri alti, in termini di visualizzazioni, e che è molto seguita oltre i confini monrealesi data la universalità dei temi che ci vengono sottoposti, Maria Sapienza ha deciso di offrire il proprio supporto a chi ha bisogno di essere ascoltato ma soprattutto ai giovani monrealesi.
Prima la pandemia, poi le restrizioni hanno limitato gli aspetti della socializzazione tra gli adolescenti, un momento fondamentale dello sviluppo in questa fase della vita. La situazione giovanile è peggiorata in seguito allo scoppio del conflitto russo-ucraino, e i medici parlano di un aumento dei casi di angoscia, di ansia.
Il post pubblicato sul suo profilo Facebook ha subito raccolto molti consensi. “Vorrei dedicare un po’ di tempo a chi ha il bisogno di trovare un volto amico che sappia ascoltare con un cuore aperto e leale”, scrive Mariella.
La sua idea è di prendere in prestito una panchina in piazza Vittorio Emanuele dove ascoltare i giovani o gli anziani o le donne in difficoltà. “Si, una sorta di confessionale o un ufficio alla “Fonzie”, una postazione immersa nella bellezza per chi ha voglia di essere ascoltato, non giudicato, non additato ma accolto”.
D: Mariella, perché pensi che i giovani siano disposti ad aprirsi con te?
R: In questi anni in cui ho cominciato a usare i social più volte mi sono arrivati messaggi, e non soltanto dai nostri concittadini ma da persone che risiedono in varie regioni italiane. Non ne conosco le motivazioni. Ma non ho mai negato l’ascolto di chi mi ha cercata. Non so se i giovani accoglieranno l’appello ma io ho sentito dentro al cuore di fare sentire loro che noi adulti non li abbandoniamo e che li comprendiamo.
D: Non pensi che un luogo all’aperto, non al riparo da occhi indiscreti, possa frenare quei giovani che sentono il bisogno di aprirsi, di confidarsi?
R: La panchina è un luogo metaforico, è quel posto in cui si sosta perché stanchi, perché si ha bisogno di fermarsi e credo che in un mondo in cui si corre è opportuno che si trovi una panchina per ascoltare e capire. Quindi non sarà necessariamente la panchina a essere luogo eletto per l’ascolto ma potranno essere utilizzati anche i social.
D: Mariella, tu sei laureata in pedagogia e, lo diciamo subito a scanso di equivoci, il tuo non vuole essere un supporto psicologico.
R: Non mi reputo una professionista del settore, non sono, infatti, una psicologa ma una persona che vuole dedicare del tempo all’ascolto dei bisogni dell’altro. Forse questa scelta nasce da un mio bisogno di essere ascoltata e compresa e pertanto tante persone come me credo che abbiano lo stesso bisogno.
D: Quindi, chi volesse trascorrere del tempo con te su di una panchina, che deve fare?
R: Basta che mi mandi un messaggio, se ne dovesse sentire il bisogno. La vita senza il fuoco della gioia, dell’Amore, della follia e dalla passione è un passaggio privo di senso.