MONREALE – Immobili, terreni, aziende, ville. Dal 1996, anno di approvazione della legge 109 proposta attraverso una campagna di raccolta firme, è possibile sequestrare (e poi eventualmente confiscare) i patrimoni alle organizzazioni criminali come la mafia e riutilizzarli per fini sociali, economici o in generale per “ripagare” la società. Un processo che dovrebbe rappresentare una boccata d’aria per la collettività che in tal modo avrebbe la possibilità di beneficiare di proprietà e beni accumulati in modo illecito. Ma non sempre fila tutto liscio, troppo spesso le lungaggini burocratiche di cui l’Italia è maestra, purtroppo, rallentano fino all’inverosimile il processo e, quando si arriva finalmente all’assegnazione, spesso gli stessi beni versano in condizioni precarie e devono essere riabilitati. Ma com’è la situazione dei beni confiscati nel territorio di Monreale, Comune facente parte del Consorzio Sviluppo e Legalità? Quali sono nel dettaglio i beni di cui la collettività potrebbe godere e, ancora, quali sono i progetti che verranno prossimamente realizzati grazie a tali beni?
A queste e ad altre domande ha risposto Letizia Sardisco, Assessore con delega agli Affari Generali, ai Beni Culturali e Unesco, allo Sport e, appunto, ai Beni Confiscati.
L’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla mafia dovrebbe, almeno negli intenti, snellire le procedure e accelerare il processo di assegnazione, ma è davvero così?
Il Prefetto di Palermo, Dott. Giuseppe Forlani, sin dalla sua nomina occorsa nel maggio del 2020, ha operato in maniera attiva sul settore, interloquendo con tutti i soggetti interessati dal processo di amministrazione, destinazione e gestione dei beni confiscati e creando appositi tavoli tecnici al fine di accelerare le procedure e promuovere il riutilizzo dei cespiti. L’Agenzia Nazionale è stata il principale interlocutore di questi confronti, che hanno condotto alla stesura di uno schema di regolamento uguale per tutti i comuni e alla elaborazione di linee guida per una gestione uniforme e fluida delle procedure. Le intenzioni ci sono tutte e le attività messe in atto producono utili strumenti. Ciò fa ben sperare.
Come funziona il processo di assegnazione ad enti, terzo settore o associazioni dei beni confiscati per il tramite del Comune di Monreale?
Il Codice antimafia prevede che il bene possa essere amministrato direttamente dall’Ente territoriale, anche consorziandosi o attraverso associazioni, oppure che venga assegnato in concessione, sulla base di apposita convenzione, a comunità anche giovanili, ad enti, ad associazioni, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali, o a comunità terapeutiche e centri di recupero.
Come è noto il Comune di Monreale fa parte del Consorzio Sviluppo e Legalità, il cui Statuto prevede il conferimento al Consorzio dei beni confiscati che vengono poi assegnati alle cooperative che sono state all’uopo costituite.
Il Consorzio ha permesso il riutilizzo di beni che, per ovvi motivi, sarebbero stati difficilmente amministrabili nel territorio di riferimento con assegnazione diretta da parte del Comune interessato.
Grazie al Consorzio sono sorte virtuose realtà aziendali nel settore agroalimentare, inimmaginabili su quei luoghi fino a 20 anni fa. Si tratta quindi di uno strumento che va alimentato e curato.
Resta ferma la possibilità del Comune di assegnare i beni anche “mediante procedure ad evidenza pubblica”, ad enti del terzo settore, cooperative sociali, e associazioni, operanti sul territorio e che perseguono le finalità di riutilizzo di questa tipologia di beni, prescritte dalla normativa di riferimento.
Quanti e quali sono nel dettaglio i beni sequestrati di pertinenza del Comune di Monreale?
In che condizioni versano? Sono già fruibili e pronti per le destinazioni d’uso o necessitano di interventi di recupero?
Attualmente i beni confiscati che fanno parte del patrimonio del Comune di Monreale sono circa 50.
Vi sono numerosi terreni nell’entroterra, in prossimità di San Giuseppe Jato, San Cipirello, Partinico, che sono stati conferiti al Consorzio Sviluppo e Legalità e assegnati, per il suo tramite, alle Cooperative.
Gli immobili presenti nel centro abitato non sono molti e sono gestiti per la gran parte dal Comune con finalità istituzionali.
Nella prima periferia del Comune di Monreale vi sono villini, che sono stati assegnati ad associazioni.
Raramente sono in buone condizioni, o perlomeno, nel tempo tutti necessitano di manutenzione.
Purtroppo, malgrado i buoni propositi delle assegnazioni, a lungo termine sorgono esigenze di manutenzioni straordinarie, che le stesse associazioni non sono in grado di sostenere e che le inducono all’abbandono.
Con l’ufficio competente abbiamo concordato un piano di ricognizione sullo stato dei beni assegnati per la revoca delle concessioni di quelli che risultano inutilizzati.
Quali sono i tempi di recupero e assegnazione? Con quali risorse verranno ristrutturate le proprietà immobiliari che versano in condizioni precarie?
Non sono in grado di fornire tempi, l’ufficio che si occupa di beni confiscati è oberato di tutto il lavoro dell’area Patrimonio. Stiamo prevedendo il rafforzamento delle risorse umane per far fronte a queste attività necessarie al miglioramento della gestione del settore.
Nel sito ufficiale del Comune di Monreale figura la lista dei beni confiscati ed utilizzabili?
Si, la nostra Amministrazione vi ha provveduto. Si può trovare l’elenco nella sezione Amministrazione Trasparente del sito istituzionale. Peraltro, a breve, l’elenco sarà aggiornato secondo la Scheda Informativa che è stata presentata dalla Prefettura proprio a Monreale, in occasione del Seminario tenutosi il 5 novembre 2021, che ha visto la partecipazione delle più autorevoli Autorità del settore.
In che modo l’utilizzo di tali beni potrebbe avere effetti positivi in campo sociale ma anche occupazionale?
Nel momento in cui la gestione di un bene passa dall’utilizzo da parte della criminalità all’utilizzo da parte della società civile, mediante creazione di strutture, residenze sociali o sanitarie, centri diurni a sostegno dell’inclusione sociale delle persone che vivono in condizioni di esclusione, oppure mediante organizzazioni private che esercitano attività economica organizzata, al fine della produzione e dello scambio di beni e servizi di utilità̀ sociale, diretta a realizzare finalità̀ di interesse generale, in questo specifico momento, ritengo che gli effetti positivi in campo sociale o occupazionale, non necessitano di ulteriore spiegazione e specificazione.
Cosa significa sensibilizzare la cittadinanza e affermare il principio di legalità proprio nei luoghi in cui la mafia ha nel tempo imposto il suo potere?
La legalità è il rispetto delle regole: dalla fila al supermercato o alle poste, al pagamento delle tasse. La riconversione dei luoghi in cui la mafia ha imposto il suo potere, concretizza già il concetto di legalità.
È sufficiente immaginare una villa appartenuta ad una famiglia legata alla criminalità o sede di riunioni dei clan, o luogo in cui un boss ha trascorso il periodo di latitanza, che viene riconvertita in una caserma per le forze dell’ordine; oppure una palazzina realizzata con denaro riciclato, destinata ad emergenza abitativa per chi non può neppure permettersi di pagare un canone a tasso agevolato.
Quali saranno a suo parere le prossime assegnazioni e a chi verranno assegnate e cosa ci aspettiamo da qui a due anni?
Attualmente sono in fase di acquisizione dei villini in periferia. Stiamo verificando la possibilità di destinarli ad emergenza abitativa o ad associazioni.
Rispetto alle associazioni, l’allocazione fuori dal centro crea qualche problema.
Da qui a due anni? Mi piace puntare in alto, ma anche essere realista. L’obiettivo primario è quello di pervenire all’organica sistemazione e all’aggiornamento dell’elenco dei beni confiscati, alla revoca delle concessioni dei beni assegnati inutilizzati, e alla programmazione di un utilizzo sempre più funzionale e alla restituzione dei beni alla comunità, perché i beni confiscati sono beni di tutti, sono beni comuni.
Quali sono i prossimi progetti operativi in merito che verranno sviluppati grazie anche ai fondi previsti dal PNR?
Stiamo lavorando su un progetto ambizioso finalizzato al recupero, alla ri-funzionalizzazione e valorizzazione di un bene confiscato, da finanziare nell’ambito del PNRR.
Il termine di scadenza per la presentazione del progetto è a brevissimo. Cercheremo di puntare tutto su questo.
Ce ne sarebbero tanti altri, ma dobbiamo fare i conti con l’ufficio addetto, che si occupa dei progetti per la partecipazione a tutti gli avvisi, anche non legati ai beni confiscati, e, pertanto, siamo costretti a fare delle scelte.