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Rientro a scuola in presenza o DAD?

Chi chiede un sistema misto tra presenza e DAD, e chi il prolungamento delle festività di 7 o 10 giorni

Rientro a scuola in presenza o con la DAD? È questo il quesito che sta interrogando in questi ultimi giorni di vacanze natalizie tantissimi genitori, preoccupati che con la ripresa delle lezioni scolastiche i propri figli possano essere investiti dalla quarta ondata del covid19.

A fare paura adesso è l’alto grado di contagiosità della variante Omicron.

Anche sui social si è sollevato un acceso dibattito sull’opportunità o meno della didattica a distanza. Chi ne è fautore sostiene che sia la scelta più opportuna, non solo per evitare il contagio tra gli studenti (considerando anche che tra i piccoli della primaria pochissimi sono vaccinati), ma anche per evitare che i bambini e i ragazzi possano poi trasmettere il virus alle loro famiglie, dove possono esserci soggetti fragili, come i nonni.

All’ARS il parlamentare di Forza Italia, Michele Mancuso, ritiene la DAD necessaria. “La situazione sta sfuggendo di mano. Tra personale sanitario carente e poca tracciabilità, si corre il serio rischio di sprofondare nuovamente nell’incubo delle restrizioni più dure. Serve una presa di coscienza, anche per le scuole elementari e medie. Serve il ricorso alla Dad. Solo fermando le scuole adesso garantiremo più sicurezza per tutti, bambini e loro famiglie”.

Un’altra corrente di pensiero chiede di prolungare di una settimana le festività natalizie (posizione però bocciata dal governo nazionale), al fine di non mettere in crisi l’organizzazione scolastica e il sistema che finora ha retto bene. Altra ipotesi sul campo quella di suddividere gli studenti in gruppi, adottando una formula mista, con studenti in parte in DAD e in parte in presenza, così da garantire un maggiore distanziamento in aula.

Sul fronte opposto i sostenitori della scuola in presenza. Ritengono che la DAD o la forma mista penalizzino l’apprendimento dei discenti, creando, soprattutto nel caso degli alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado, anche grossi disagi organizzativi alle famiglie.

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