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Servizio assistenziale per disabili, genitore trascina in Tribunale il comune che replica: “Responsabilità dell’ASP”

I diritti dei disabili devono essere garantiti anche nei comuni che versano in gravi situazioni economiche

MONREALE – La carenza dei servizi assistenziali rivolti ai ragazzi disabili sta spingendo sempre più genitori a trascinare i comuni in tribunale per il riconoscimento di un proprio diritto. Secondo la normativa i comuni, d’intesa con le aziende unità sanitarie locali, devono predisporre, su richiesta dell’interessato, un progetto individuale al fine di garantire l’integrazione delle persone disabili nell’ambito della vita familiare e sociale, nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro. È il Comune il soggetto deputato all’elaborazione del “Progetto individuale per la persona disabile”, d’intesa con le A.S.L. territorialmente competenti.

Ampia giurisprudenza ha inoltre stabilito che i diritti dei disabili devono essere garantiti anche nei comuni che versano in gravi situazioni economiche. 

Un nuovo ricorso al TAR contro il comune di Monreale è stato presentato dal genitore di un alunno disabile ad aprile di quest’anno. La richiesta era stata reiterata a settembre.

Secondo il genitore, rappresentato dall’Avv. Giuseppe Impiduglia, il Comune di Monreale e l’A.S.P. di Palermo non avrebbero predisposto il “Progetto Individuale per la persona disabile”, previsto da legge, rendendo impossibile, per la figlia, fruire dei servizi finalizzati a realizzarne la piena integrazione nell’ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell’istruzione scolastica. 

Secondo il legale del genitore il comune non avrebbe concluso il procedimento amministrativo, e quindi sarebbe responsabile dei danni, non patrimoniali, sofferti dalla minore.

La giunta comunale, analizzando il caso, ha ritenuto che il comune non avrebbe alcuna responsabilità in tale vicenda. La responsabilità sarebbe invece dell’ASP di Palermo.

L’istanza per la predisposizione del piano personalizzato sarebbe stata correttamente predisposta dall’Ufficio comunale, con la SVAMA (scheda di valutazione multidimensionale), strumento propedeutico alla definizione del Piano Assistenziale Individualizzato, di competenza dell’UVM (Unità valutativa multidisciplinare, in seno all’ASP territorialmente competente). Sarebbe stata la UVM a non riunirsi e quindi a non esprimersi, venendo meno al proprio compito istituzionale. La responsabilità quindi, secondo l’amministrazione comunale, ricadrebbe proprio in capo all’ASP di Palermo.

Il comune darà mandato ad un legale esterno per essere rappresentato dinanzi al TAR.

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