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Guido Messina, un monrealese pluricampione del mondo. L’intervista alla moglie

Sua fu la maglia rosa in una tappa del Giro d’Italia, maglia che poi regalò alla Confraternita del SS Crocifisso di Monreale

Tanti personaggi hanno calcato, soprattutto di recente, la scena monrealese attirando sulla cittadina normanna i riflettori nazionali e spesso anche internazionali. Matrimoni regali, festival del cinema, visitatori d’eccezione, grandi maestri di fama mondiale. Ma non tutti sanno che Monreale oltre ad ospitare e attirare vip e autorità, ha dato i natali, oltre a tanti personaggi a cui sono intitolate scuole e vie cittadine, anche a campioni sportivi di alto livello. Come Guido Messina, grande campione di ciclismo e pluricampione del mondo.

Nato a Monreale nel 1931, Messina è stato un grande ciclista vincitore della medaglia d’oro ai giochi olimpici di Helsinki nel 1952 come parte del quartetto che comprendeva Morettini, Campana e De Rossi. Ha vinto poi, come inseguitore individuale ai campionati del mondo, altre 4 medaglie d’oro (di cui tre consecutive nel 1954 battendo Hugo Koblet, nel 1955 battendo Fausto Coppi e nel 1956 battendo Jacques Anquetil) e tre di bronzo, oltre a tre titoli italiani per professionisti. Sua fu la maglia rosa in una tappa del Giro d’Italia del 1955, maglia che poi regalò alla Confraternita del SS Crocifisso di Monreale, di cui era un grande devoto. Come grande e forte è stato il suo rapporto con Monreale, sempre presente nel suo cuore, e l’amore per la sua terra natia che ha permeato tutta la sua vita, fino alla fine dei suoi giorni.

Guido aveva una grande nostalgia di Monreale e della sua terra, dell’aria che si respira laggiù, dell’atmosfera familiare, del calore, del mare, del cibo siciliano. E lo ha trasmesso anche a me, che sono piemontese, e alle nostre tre figlie”. Sono le parole commosse di Bruna Fusero, moglie del grande ciclista, che ci ha rivelato vicissitudini inedite della sua vita.

Il ciclismo è stato tutta la sua vita – racconta la signora -, pensate che ha iniziato giovanissimo, già a 15 anni a Monreale correva con i ragazzi più grandi. Eh si perché allora non c’erano le corse divise per categoria e per età! Poi qualcuno lo ha notato e un amico ha chiesto alla famiglia il permesso di portarlo a Torino. E da lì è iniziata la sua scalata fino al successo! In Piemonte ha iniziato a correre per una società e ha cominciato a vincere dappertutto. La bicicletta l’aveva nel sangue, era un dono innato e difatti al ciclismo ha dedicato moltissima parte della sua vita. Anche dopo aver terminato la sua attività, è stato direttore tecnico nazionale della pista per qualche anno e poi ha sempre seguito i ragazzi al velodromo di San Francesco al campo, un paese alle porte di Torino. Ha assunto il ruolo di direttore della scuola di ciclismo contribuendo a far crescere i giovani talenti portandoli anche a dei campionati italiani. Insomma, ha continuato a vivere nel ciclismo anche dopo aver finito di correre e ha trasmesso questa sua passione ai giovani.

E poi l’altra sua grande passione, lo ripeto, era la sua terra: i primi anni tornava ogni inverno a Monreale a trovare la famiglia, in seguito i suoi genitori e suo fratello l’hanno raggiunto qui in Piemonte. Ma la nostalgia per la terra natia era sempre presente e infatti anche dopo sposati, anche con le nostre figlie, abbiamo continuato a venire spesso in Sicilia, perché della Sicilia non se ne può fare a meno. Adesso, che lui non c’è più ed io ho un’età già avanzata, non torniamo da un po’ ma la nostalgia, ora, è rimasta a me. Ed è per questo che spero di tonare ancora una volta. Anche perché l’amore per la Sicilia mi è rimasto nel sangue, a me come alle mie figlie così come l’amore per lo sport. Due di loro hanno fatto nuoto agonistico e la terza si è diplomata all’isef. Nulla a che fare con il ciclismo certo, ma lo sport è comunque sempre stato parte integrante della nostra famiglia.

Penso sempre a Guido, è stato il grande amore della mia vita, pensate che poco prima che ci lasciasse siamo arrivati a festeggiare i 60 anni di matrimonio! E penso a quello che era, a quello che ha fatto durante tutta la sua vita per non farci mancare mai niente. Penso soprattutto come un ragazzo che abitava in un piccolo appartamento di Chiasso Madonia, a Monreale, che percorreva in bici la salita che dalla Rocca porta a Monreale con un sacco di farina in spalla sia poi riuscito a vincere varie volte i campionati del mondo. E poi si è reinventato tante volte: quando ha smesso di correre ha avviato una grande autorimessa sotto un palazzo condominiale, poi, negli anni ’60 ha aperto una catena di lavanderie (in quegli anni non tutti avevano la lavatrice in casa) ed infine, con suo fratello, ha aperto un negozio di biciclette da corsa, un ritorno alla sua passione originaria. Insomma, si è sempre dato un gran da fare e non ci ha fatto mancare mai nulla. Era un uomo d’altri tempi, con un carattere molto forte ma allo stesso tempo equilibrato, aveva una grande forza interiore e una grande onestà che ha trasmesso alle figlie. Adesso rivedo in lui uno dei miei nipoti, il figlio della mia figlia più grande che fa tutt’altro e vive a Londra ma somiglia moltissimo al nonno e ha anche lo stesso carattere!

Se potessi tornare indietro lo risposerei altre cento volte! Non ho mai avuto dubbi e anche i miei genitori lo hanno amato fin dal primo momento. Mi intristisco un po’ solo quando penso a certe cose che lui mi confidava… ad esempio una volta mi raccontò delle notti che trascorreva a piangere durante i primi mesi di vita piemontese. Lo chiamavano “terun”, terrone, e per lui era motivo di grande sofferenza. Certo, molti non lo sopportavano perché li batteva sempre, a cavallo della sua amata bici! Ma una dote che lo contraddistingueva era la modestia. Pensate che addirittura quando lo osannavano troppo ne aveva quasi fastidio! Un grande uomo insomma, padre esemplare e campione pluripremiato con Monreale sempre nel cuore”.

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