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La sconfitta del ddl Zan: l’intervista a Lorenzo Canale. Cosa poteva essere e cosa non è stato

Le logiche di partito hanno prevalso sui diritti civili. L'Italia così fa tanti passi indietro

“Una pagina nera per la democrazia e i diritti, il Senato ha deciso di essere lontano dal paese reale che chiede una legge contro i crimini d’odio. Una battuta d’arresto che non ci consente di essere nel novero dei paesi civili e avanzati”. Sono le parole di Alessandro Zan, padre del disegno di legge contro l’omostransfobia affossato in Senato qualche giorno fa. Abbiamo intervistato Lorenzo Canale, attivista per il riconoscimento dei diritti delle minoranze che ci ha raccontato a caldo le sue considerazioni, la forte delusione, le conseguenze.

C’è una grande delusione e una grandissima tristezza per questo che è stato di fatto un vero e proprio agguato, una vigliaccata. – dichiara Canale –  Come definirla altrimenti? Una trappola da parte di una fetta della sinistra e di tutto il centro destra e dell’estrema destra del parlamento.  E il peggio è che c’erano state delle rassicurazioni vis a vis che poi sono state disattese totalmente al momento del voto segreto in cui è successo tutt’altro: un tradimento vero e proprio. Certo, è vero che c’erano state delle tensioni, delle avvisaglie, ma non ci si aspettava un finale del genere. E chi ha provato a dire che Letta o il Movimento 5 Stelle non ha voluto mediazioni  e che l’affossamento è stato causato da loro, mente sapendo di mentire.

Il ddl Zan, come avevamo già avuto modo di dire durante la puntata di Fdtalk dedicata all’argomento, è difatti il frutto di tante e tante contrattazioni e mediazioni che, attraverso ampi dibattiti alla Camera, avevano determinato l’inclusione di alcune clausole con l’inglobamento di articoli voluti da Forza Italia e da una parte di Italia Viva  che poi, invece, in Senato ha fatto dietrofront attaccando gli stessi articoli che aveva voluto in Camera.

Di cosa parlo? Entriamo nei dettagli… intanto è stato attaccato l’articolo 4, articolo che lo stesso Zan considerava ridondante e inutile: stiamo parlando dell’articolo che di fatto ricorda l’art. 21 della Costituzione che sancisce la libertà di espressione. Proprio Italia viva, alla Camera lo ripeto, aveva esplicitamente richiesto questa precisazione per rassicurare tutti coloro che temevano che il ddl Zan avrebbe potuto, in qualche modo, minare la libertà di pensiero. L’articolo è stato inserito quindi in modo da quietare gli animi, è stato frutto di ripetute mediazioni, ed è stato poi invece una di quelle cose più attaccate al Senato. Stessa cosa dicasi per l’articolo 1, così tanto contestato, in cui si parla anche di identità di genere. Anche questo è stato frutto di innumerevoli mediazioni e chi ancora oggi dice che sarebbe auspicabile un dialogo che riporti ad una “versione Scalfarotto” per dirla in soldoni, cioè ad una versione in cui si parli chiaramente di contrasto all’omobitransfobia, anche in questo caso sa di affermare qualcosa di impossibile per la legge italiana che, come è risaputo, non prevede la discriminazione positiva. Che vuol dire? Che non è possibile, ad esempio, fare una legge contro la violenza sulle donne ma una legge contro la violenza di genere. Che poi, ovviamente, nel nostro paese coincide con la violenza sulle donne.

Ecco, non si può fare una legge che discrimini a prescindere, bisogna invece fare una legge per il contrasto delle discriminazioni basate su vari fattori come genere, identità, sesso, orientamento etc, non si può fare una legge specificamente contro l’omotransfobia perché in questo modo si escluderebbero tutte le altre categorie. Poi, di fatto, nel momento in cui si fa una legge contro le discriminazioni di genere, di orientamento o di sesso, si va in supporto ad una delle pochissime categorie che è rimasta scoperta dalle tutele della legge Mancino del ‘93, quella che appunto punisce i reati mossi da razzismo, xenofobia, nazionalismo etc. Quello che è successo è dunque molto, molto deludente ed è tristissimo assistere alle esultanze di una parte del Senato per una vittoria che è stata senz’altro una vittoria politica, una vittoria di parte dove le logiche dei partiti e i giochetti politici hanno prevalso sui diritti civili a discapito di tutte quelle persone che ogni giorno vengono discriminate, picchiate, cacciate di casa. Ma tutto questo, per loro e purtroppo ormai per l’Italia intera, passa in secondo piano.

E, vi dirò di più, sapete cosa è successo recentemente ad Altofonte? Ebbene, un prete di cui non rivelo l’identità, durante la celebrazione delle messe, ha pronunciato delle omelie terribili contro il ddl Zan banalizzando oltremodo la questione. “Bisognerebbe inventarsi allora un reato di ‘pretofobia’, dato che ogni giorno i preti vengono presi di mira” queste le sue parole. Capite la gravità della situazione? Personaggi come questo influenzano i fedeli e i cittadini con discorsi e banalizzazioni davvero ridicole.

 

Lorenzo Canale

 

Spero solo che questa sconfitta avvenuta in Parlamento serva nei fatti a portare la comunità Lgbt ad essere più determinata e più indipendente dai partiti. D’altro canto mi duole tanto che tutte quelle persone che avevano fiducia in quello che poteva essere il ddl Zan e nei suoi desiderati effetti, probabilmente torneranno ad avere paura e a nascondersi; e questo vale non tanto per chi ha la forza e il coraggio da sempre di essere visibile ma per quella quota di persone che stavano faticosamente facendo dei percorsi di liberazione e di chiarimento, con la società tutta, del proprio essere. Ecco, questa sconfitta potrebbe essere un freno. Per l’ennesima volta l’Italia ha dimostrato di essere molto più vicina ai paesi dell’est Europa come Polonia o Turchia o di tutti quei paesi che invece di evolversi involvono sia per gli aspetti sovranisti che riguardo la negazione dei diritti civili e umani. E non parlo soltanto di persone lgbt ma parlo anche di migranti, di donne, di tutte le categorie più “deboli”. Dal momento in cui hanno affossato il ddl insomma,  l’Italia si è allontanata da quell’Europa figlia dell’illuminismo e dei valori della rivoluzione francese.

Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr), sabato 30 settembre si è tenuto il corteo del Palermo Pride “Fascisti tremate, le streghe sono tornate” di cui io sono uno dei garanti anche se quest’anno non ne ho curato l’organizzazione. Il pride, dopo l’affossamento della legge, ha dovuto per forza di cose rimodulare la propria mission: l’obiettivo era in realtà supportare il ddl zan e ritrovare quella socialità persa durante la pandemia, ovviamente con tutte le protezioni del caso, soprattutto per le persone lgbt che hanno in genere molte più problematiche ad incontrarsi o a sentirsi bene. Ecco, il pride, oltre che una grande festa, continua ad essere un momento di rivendicazione politica e un momento di sicurezza: molti si sentono finalmente liberi, anche per poche ore, di essere se stessi anche se poi magari già dal giorno dopo, ahimè, ritorna tutto come prima.

Ecco, in questo momento, il pride, delusissimo dai fatti degli ultimi giorni, sta virando verso un’altra dimensione, affinchè in Italia si arrivi ad avere una legge che tuteli le minoranze tutte, che ne garantisca le libertà come qualsiasi altro cittadino e che certi reati che nascono per ciò che si è, e non per ciò che si fa (ovvero i reati cosiddetti d’odio), vengano puniti in qualche modo agendo anche sul penale. Perché il binario è sempre doppio: quello educativo che deve lavorare sulla sensibilizzazione e sulla crescita culturale delle popolazione, e il versante penale, che deve punire e censurare quei comportamenti che ahimè continuano ad esserci.

Mi viene in mente ad esempio una delle ultime sentenze che ha punito l’avvocato Taormina per le sue parole. L’avvocato aveva infatti dichiarato che non avrebbe mai assunto nel suo studio una persona omosessuale. Ecco la condanna per queste frasi, arrivata nei giorni scorsi,  era stata una ventata di incoraggiamento e aveva fatto ben sperare. Purtroppo però, invece, hanno prevalso il gioco politico e gli interessi di palazzo che hanno vinto su una battaglia di civiltà che poteva portare il nostro paese alla pari con i paesi più liberi e progressisti dell’Europa civile.

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