Matrimonio regale a Monreale: curiosità e retroscena

Il rito delle arras, il kilt, le 4 lingue, la scelta di Monreale causa di un intoppo casuale

Il matrimonio dell’anno, come da molti è stato definito, quello tra Don Jaime di Borbone, primogenito di Pietro di Borbone e discendente di Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie e lady Charlotte Lindsay, figlia del conte inglese Lindsay si è tenuto, com’è noto, nella magnifica Cattedrale di Monreale. Un evento tanto atteso e tanto discusso che ha acceso nuovamente i riflettori sulla cittadina normanna che ha ospitato, seppur per poche ore, i duecento selezionatissimi invitati alle nozze principesche tra cui molti nobili europei e i Sindaci di Palermo e di Monreale, Leoluca Orlando e Alberto Arcidiacono.
Ma non tutti conoscono alcune curiosità e retroscena che la cerimonia ha nascosto agli occhi dei tanti curiosi affollati dietro le transenne di piazza Guglielmo II nella speranza di poter assistere alle scene di un matrimonio regale. Come mai due nobili che arrivano così da lontano hanno scelto proprio la nostra cattedrale per le loro nozze e cosa è successo durante la blindatissima cerimonia?
Forse non tutti sanno che la scelta del Duomo di Monreale è stata determinata da un intoppo casuale. Gli sposi infatti avevano eletto a regale cornice del loro matrimonio la Cattedrale di Palermo per delle ragioni legate alla famiglia di lui. Proprio lì difatti nel 1931 avevano pronunciato il fatidico sì i nonni dello sposo principe di Borbone che voleva così ripercorrerne i passi. Ma, al momento della prenotazione della cerimonia, avvenuta circa due anni orsono, era stato fatto presente agli sposi che per la data scelta (il 25 settembre 2021 appunto) la Cattedrale di Palermo avrebbe probabilmente ospitato dei lavori di restauro. Fu così dunque che la scelta si è spostata alla Cattedrale di Monreale, anch’essa comunque legata a doppio filo con la famiglia Borbone. Che ha avuto un ruolo determinante dopo l’incendio che ha devastato il tempio normanno nel 1811: il di allora re Borbone Ferdinando I delle due Sicilie elargì una ingente somma di denaro per il restauro integrale della Cattedrale e di tutto il complesso monastico. Non tutti ricordano lo stemma araldico in mosaico, a testimonianza dei fatti, che si trova al di sopra del trono reale all’interno del Duomo. Si capisce bene come non faccia parte di tutto il corredo musivo ma sia stato aggiunto a posteriori. Inoltre, anche i tetti, le pareti marmoree e altri interventi come il portico esterno con il grande scudo del Marabitti, scudo proprio della famiglia dei Borbone, sono lì a testimoniare lo stretto rapporto tra la famiglia reale e la Cattedrale che, fino agli inizi del 900 veniva chiamata appunto “tempio regio” o “real tempio di Monreale”.
Ma passiamo allo svolgimento della cerimonia a cui, lo ripetiamo, solo pochissimi eletti hanno potuto assistere. La liturgia di nozze, officiata da Sua Eminenza il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Gran Priore del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio legato alla casa reale dei Borbone (e loro amico di famiglia), si è tenuta in 4 lingue: latino, italiano, spagnolo e inglese. Durante la cerimonia a stupire è stata la grande compostezza da parte di tutti, grandi e piccini. Una celebrazione composta ed elegante immersa in un silenzio tombale, con gli sposi e molti degli invitati spesso in ginocchio in segno di rispetto e raccoglimento. Comportamento perpetrato non solo dalla famiglia dello sposo, cattolica e religiosissima, ma anche dalla famiglia e dagli invitati della sposa, di confessione anglicana.
Ha stupito inoltre l’assenza di fotografi ed operatori video, forse per protocollo, anche al momento dello scambio degli anelli e delle promesse nuziali. Qualche foto è stata scattata da lontano, da qualche cellulare, ma nel presbiterio non c’è stata mai traccia di persone estranee alla celebrazione stessa della messa.
Una consuetudine in uso nei riti spagnoli è stata poi officiata durante la cerimonia: il rito delle arras, uno dei momenti simbolici delle nozze tradizionali ispaniche: le arras, monete rappresentanti la prosperità materiale e spirituale della coppia, sono simboli carichi di significato. L’uomo trasferisce le sue ricchezze alla donna e a sua volta le riceve. Uno scambio segno di condivisione, avvenuto davanti il cardinale Muller che ha così benedetto l’unione e la discendenza degli sposi.
C’è stata poi qualche critica riguardante l’assenza di mascherine tra gli invitati, fatta eccezione per i nostri Sindaci Arcidiacono e Orlando, che l’hanno indossata per tutta la durata della cerimonia. Ma l’organizzazione assicura che è stato chiesto il green pass e rilevata la temperatura a tutti prima dell’ingresso in chiesa.
Un’ultima curiosità: a differenza della nostra tradizione, che vuole la folla di invitati attendere gli sposi all’uscita della chiesa per tirare loro riso e petali di fiori in segno di prosperità, gli sposi regali sono usciti, assieme con i genitori dell’uno e dell’altro, prima di tutti gli altri. Il protocollo vieta agli invitati infatti di lasciare la chiesa prima degli sposi che, in questo caso, dovrebbero percorrere la navata da soli, con le sedie vuote. Gli ospiti di Don Jaime di Borbone e di lady Charlotte, molti dei quali con l’abito tradizionale scozzese, il kilt, hanno dunque atteso che gli sposi uscissero prima di varcare anch’essi la soglia della chiesa.
Una cerimonia all’insegna dell’eleganza, del galateo e della buona educazione dunque, accompagnata da canti gregoriani barocchi e dal magnifico organo che, assieme allo stupefacente corredo musivo e ai tesori celati dentro il tempio, adorna la ineguagliabile bellezza della Cattedrale di Monreale.

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