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Assolta la monrealese Ninfa Cangemi, non causò danno erariale

Danno erariale nella vendita del Florio Park Hotel, la Corte dei Conti condanna due dirigenti regionali a pagare 3 milioni di euro

PALERMOAssolta la monrealese Ninfa Cangemi. La funzionaria regionale non è stata ritenuta colpevole di danno erariale. Condannati dalla Corte dei Conti invece l’ex dirigente della ragioneria regionale dell’assessorato regionale all’Economia Mariano Pisciotta e la dirigente del servizio patrimoni Dania Ciaceri. Dovranno restituire alla regione siciliana rispettivamente circa un milione e due milioni di euro.

La vicenda riguarda la vendita del Florio Park Hotel di Cinisi, ceduto dalla regione siciliana nel settembre 2013, ad un prezzo che i giudici contabili hanno ritenuto eccessivamente inferiore al suo reale valore.

La struttura a 4 stelle, di proprietà dell’Ente Minerario Siciliano, era stata gestita dal 1987 dalla società cooperativa Co.Re.Tur, che ne vantava una concessione trentennale. In seguito alla liquidazione dell’E.M.S. e del passaggio dei suoi beni alla regione, il Florio Park Hotel era stato messo in vendita ad un valore di 14.510.000 €, ma, in seguito alle procedure andate deserte, era stata acquistata dalla Albatour srl, che aveva un diritto di prelazione ma non aveva fatto alcuna offerta nei tempi previsti dalla procedura pubblica, per circa 4 milioni e 700 mila euro.

L’operazione di compravendita aveva sollevato l’attenzione della Guardia di Finanza di Palermo e la Procura aveva avviato un’indagine. Secondo il Pubblico Ministero, la dott.ssa Maria Concetta Carlotti, sarebbe stato causato un danno erariale di circa 5 milioni di euro nei confronti della regione siciliana in seguito all’alienazione del complesso immobiliare a condizioni di favore per l’acquirente. 

Secondo l’accusa ci sarebbe stata una intollerabile negligenza funzionale, ingiustificabile per gli agenti che rivestivano qualifiche a cui la legge riconduce notori obblighi di gestione delle risorse e controllo dei procedimenti. Il PM aveva ritenuto responsabili del danno erariale il ragioniere generale (dott. Mariano Pisciotta), la dirigente del servizio patrimonio (dott.ssa Dania Ciaceri) e la dottoressa Ninfa Cangemi (all’epoca funzionario direttivo del servizio patrimonio), per avere stipulato l’atto di vendita dell’immobile a condizioni sfavorevoli.

Un danno imputabile per il 40% a ciascuno dei due dirigenti, e per il 20% al funzionario.

Gli avvocati Piero Capizzi e Giuseppe Pipitone

La difesa della Cangemi, rappresentata dagli avvocati Piero Capizzi e Giuseppe Pipitone, ha sostenuto dinanzi ai giudici che la cliente era del tutto estranea ai fatti contestati per non aver preso parte in alcun modo né alla fase preparatoria né a quella istruttoria degli atti che hanno portato all’alienazione del Florio Park Hotel. Il danno non sarebbe stato causato dalla stipula dell’atto di vendita, sottoscritto dalla Cangemi in forza di un apposito atto di delega, bensì dagli atti endoprocedimentali che avrebbero condotto a determinare il prezzo finale di cessione, al quale la Cangemi non avrebbe partecipato in alcun modo. I legali hanno quindi contestato che l’indicazione da parte del ragioniere generale della Cangemi quale referente per la vendita e la successiva sottoscrizione dell’atto di vendita non costituivano espressione consapevole di una volontà negoziale con la conseguente assunzione di responsabilità.

La Corte dei Conti (presidente Vincenzo Lo Presti, giudice relatore Gioacchino Alessandro e giudice Francesco Cancilla) il 9 giugno ha emesso la sentenza (pubblicata il 18 agosto) condannando i due dirigenti per colpa grave, e assolvendo la dott.ssa Ninfa Cangemi, accogliendo le motivazioni della sua difesa. La Cangemi – si legge nella sentenza – “non avrebbe svolto un ruolo sostanziale ed apprezzabile nel determinare le condizioni di vendita dell’immobile”.

“È da escludere che la funzionaria rivestisse il ruolo di responsabile del procedimento amministrativo (…). Non vi è prova alcuna che tale limitato apporto abbia contribuito a determinare le sfavorevoli condizioni di vendita dell’immobile da cui è derivato il danno erariale”.

Il Collegio ha invece ritenuto responsabili i due dirigenti per danno erariale, perché la Regione ha venduto la struttura di contrada Magaggiari ad un prezzo inferiore a quello di mercato ed ha riconosciuto all’acquirente una riduzione del prezzo priva di causa e di alcuna legittima giustificazione per opere mai realizzate. Secondo i giudici l’errore in cui sono incorsi i dirigenti appare “grossolano e ingiustificabile, tale da fondare un rimprovero in termini di colpa grave. L’abbattimento del prezzo sfugge ad ogni basilare principio giuridico in materia ed è contrario al principio di economia che riguarda la gestione dei beni pubblici, nonché a canoni di logicità, ragionevolezza e di minima avvedutezza cui il funzionario deve attenersi”.

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