Decurtazioni all’indennità non applicabili, per l’ex sindaco Di Matteo risarcimento di 56.300 €

La Corte d’Appello ridimensiona il rimborso dovuto all’ex sindaco Di Matteo, riceverà 56.300 € invece di 81.800 €

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MONREALE – L’ex sindaco Filippo Di Matteo riceverà dal comune di Monreale la somma di 56.321,585€. L’ha deciso la prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, riunita in camera di consiglio, riformulando la sentenza del Tribunale di Palermo che nel novembre 2016, accogliendo il ricorso presentato da Di Matteo nel febbraio 2015, aveva condannato il Comune di Monreale al pagamento in favore dell’ex sindaco di Monreale della somma di € 81.873,69.

Al centro del contenzioso tre tipologie di decurtazioni che erano state applicate dal comune all’indennità che Di Matteo percepiva in quanto sindaco (giugno 2009 – giugno 2014), decurtazioni che il Tribunale, nel 2016, aveva ritenuto illegittime, condannando il comune a corrispondergli quindi € 81.873,69.

Si tratta di un taglio del 10%, previsto dalla legge finanziaria 266 del 23/12/2015, che – secondo la sentenza del 2016 – andava applicato solo per i primi 3 anni dalla data in vigore della legge, e che quindi dal 2009 non doveva più ritenersi operativa. Il comune era stato quindi condannato a corrispondere la somma di € 23.528,40 (pari a € 392,14, equivalente a tale riduzione, moltiplicata per i 60 mesi del mandato, esercitato dal 2009 al 2014).

Un’ulteriore trattenuta del 10% disposta dal comune (in virtù di una delibera adottata dall’Amministrazione in epoca antecedente alla sindacatura di Di Matteo), era stata pure ritenuta illegittima, poiché la rinuncia sarebbe dovuta essere solo su base volontaria. Anche in questo caso il comune era stato condannato al pagamento della somma di € 21.175,80 (pari alla riduzione mensile di € 352,93 per 60 mesi); 

Infine, anche la riduzione del 30% della indennità di carica, applicata per violazione del patto di stabilità, non si sarebbe potuta adottare in Sicilia, in ragione di una sentenza della Corte Costituzionale. Ulteriore condanna quindi per il comune che avrebbe dovuto corrispondere il pagamento in favore del ricorrente della somma di €28.587,00 (equivalente all’importo di € 952,90 mensili per 30 mesi). 

A questo si sarebbe aggiunto il ricalcolo dell’indennità di fine rapporto e di carica per i mesi di novembre e dicembre 2021 per un importo di € 8.582,49.

Il comune di Monreale, rappresentato dall’avvocato Fabrizio Dioguardi,  aveva però impugnato la sentenza, e la Prima Sezione Civile della Corte di Appello di Palermo, riunita in camera di consiglio (Presidente il Dott. Antonio Novara, consiglieri i dott. Maria Letizia Barone e Cintia Emanuela Nicoletti) ha ritenuto parzialmente fondato l’appello.

Il Tribunale, si legge nella sentenza pubblicata ieri, ha reputato legittima la sola riduzione del 10% dell’indennità di base dell’ammontare di € 3.921,41 (come da attestazione rilasciata dal COMUNE), pari a € 392,14 mensili che, moltiplicata per i sessanta mesi di mandato, è uguale all’importo complessivo di € 23.528,40. 

Invece sul taglio di € 21.175,80, relativo ad un’ulteriore riduzione del 10%, la Corte d’Appello ha confermato le ragioni addotte dal legale di Di Matteo, l’avvocato Rosaria Messina. La riduzione non poteva essere applicata dato che ciascun amministratore poteva esercitare personalmente la facoltà di rinunziare in tutto o in parte alle indennità di funzione, principio più volte affermato anche da varie pronunce giurisprudenziali della Corte dei Conti. 

Anche sul taglio del 30% dell’indennità di carica applicato dal comune con riferimento alla normativa nazionale relativa allo stato di pre-dissesto del comune, la Corte d’Appello ha dato ragione all’avvocato Messina. È illegittima. La disposizione non è infatti applicabile in Sicilia, in quanto Regione a statuto speciale.

Alla luce dell’unica decurtazione applicata sono state ricalcolate anche le somme pretese a titolo di indennità lorde di carica e di fine rapporto per i mesi di novembre e dicembre 2012.

In conclusione, i giudici hanno parzialmente riformato l’ordinanza impugnata. A Di Matteo il comune dovrà riconoscere il complessivo importo di € 56.321,585 invece dei € 81.873,69 riconosciuti dalla sentenza del 2016. Il comune di Monreale è stato condannato a pagare all’appellato due terzi delle spese di entrambi i gradi del giudizio.

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