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Come cambiano le abitudini di gioco dopo il primo lockdown 

Non era pronosticabile alla vigilia della pandemia un cambio così netto e radicale del mondo e delle sue abitudini. Il Covid-19 non ha solo stravolto, ma cambiato struttura alla realtà. Non tutto il male viene per nuocere, si pensi all’accelerazione della digitalizzazione, favorita dalla pandemia. Il resto è tutto un danno con cui fare i conti: l’emergenza sanitaria porta con sé una serie di strascichi non indifferenti.

Le cose che sono cambiate in maniera più netta sono le abitudini: è qui che si vede l’impatto della pandemia, nella routine e nelle piccole cose di ogni giorno. Tutto capovolto e reimpostato dalle logiche delle restrizioni.

Uno dei campi in cui più si è risentito il cambiamento riguarda il mondo dell’intrattenimento, che spesso è fotografia della realtà. Mutata in questo caso, ma non troppo per certi versi. A darne prova è una ricerca circa le abitudini dei giocatori in materia di gaming, di gran lunga il passatempo preferito dagli italiani nei lunghi periodi chiusi in casa. Quel che è emerso non lascia spazio a dubbi.

Anzitutto si evince che il 12% dell’utenza ha continuato a giocare ininterrottamente, il 25% invece si è allontanato dal gioco mentre il 22%, come la grande maggioranza, ha scelto le versioni online dei giochi.

Il restate 8% ha cambiato sede di gioco in modo da poter continuare ad utilizzare il proprio titolo preferito presso un altro luogo fisico. Sono dati afferenti al mondo delle slot, delle VLT, del betting e di altri giochi.

Sono cambiamenti importanti che però non hanno toccato quanti, anche prima del Covid, giocavano regolarmente online: il 43% degli utenti totali non ha interrotto la sua frequenza di gioco ed anzi, nel 28% dei casi, ha giocato con maggior frequenza: conseguenza del tempo disponibile praticamente raddoppiato a seguito delle nuove restrizioni introdotte mese dopo mese. Il 14% degli utenti ha giocato con minor frequenza.

Inoltre un altro 15% ha scoperto l’universo online grazie alla pandemia. Una tendenza che accomuna tutta l’Italia. E tantissimi giovani: in Sicilia gli under 25 per esempio sono il 20% del totale di giocatori online.

Dati importanti che però non escludono incertezze: per molti addetti ai lavori tanti giocatori sono inconsapevoli delle scelte che fanno e talvolta capita che si imbattano a loro insaputa nel tessuto illegale. Un business da più di 20 miliardi di euro che ha bisogno di un contrasto netto col supporto di tutte le istituzioni e le forze.

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