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Reato prescritto, Ferrante prosciolto dall’accusa di favoreggiamento

Era stato accusato di avere consigliato a un pasticcere palermitano, Salvatore Albicocco, di pagare il pizzo alla mafia

MONREALE – Si è conclusa per Guido Ferrante una vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista per diversi anni. 

Ieri il Tribunale di Palermo ha prosciolto il poliziotto monrealese dall’accusa di favoreggiamento aggravato e omessa denuncia di reato in seguito ai sopraggiunti termini di prescrizione.

È stato il procuratore generale a ritenere che non vi fossero i presupposti per l’aggravante (condizione che aveva fatto allungare i termini di prescrizione). Senza l’aggravante il reato è prescritto.

Il poliziotto monrealese era stato condannato in primo grado, nel luglio del 2018, a sei anni di reclusione. Era stato accusato di avere consigliato a un pasticcere palermitano, Salvatore Albicocco, di pagare il pizzo alla mafia e di non denunciare la vicenda coprendo presunti esponenti della cosca di corso Calatafimi. I fatti risalgono al 2013.

In primo grado il tribunale di Palermo, presidente Bruno Fasciana, aveva accolto le richieste del Pubblico Ministero Amelia Luise (che in realtà aveva chiesto la condanna a 5 anni).

Ferrante si era sempre difeso dall’accusa, spiegando ai giudici che Albicocco aveva frainteso, tanto da rimanere fiducioso sul suo pieno proscioglimento. Il legale, l’avvocato Luca Benedetto Inzerillo, aveva presentato ricorso in appello.

“Adesso – spiega il legale – presenteremo ricorso in Cassazione per evidenziare l’insussistenza del reato contestato”.

L’agente della Polizia di Stato, in seguito alla condanna in primo grado, era stato sospeso dalle sue funzioni e successivamente cessato dal servizio. Il suo legale aveva presentato ricorso al TAR e il Tribunale Amministrativo regionale gli aveva dato ragione. 

“Il provvedimento di cessazione dal servizio è stato annullato dal TAR che lo ha ritenuto illegittimo – spiega l’avvocato Inzerillo -. E il Tribunale amministrativo ha ordinato all’amministrazione di riassumerlo, destinandolo ad un qualsiasi altro ruolo dell’amministrazione dello Stato”. A Ferrante è stato quindi riassegnato lo stipendio, ma ad oggi non è stato richiamato in servizio.

“Ho sempre avuto pienamente fiducia nella magistratura – spiega Ferrante ai nostri microfoni -. Non avevo alcun dubbio sull’esito di questa triste vicenda. In Cassazione cercheremo di dimostrare che il fatto non sussiste”.

Richiesta condanna a 5 anni per il poliziotto Guido Ferrante

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