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Richiesta condanna a 5 anni per il poliziotto Guido Ferrante

Monreale, 28 giugno 2018 – Il pm Amelia Luise ha chiesto la condanna a cinque anni per Guido Ferrante, l’agente monrealese della Polizia di Stato che nel 2013 finì agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento aggravato e omessa denuncia di reato perché avrebbe consigliato a un pasticcere di pagare il pizzo alla mafia e di non denunciare la vicenda coprendo presunti esponenti della cosca di corso Calatafimi.

La vicenda risale al marzo 2010, quando il pasticcere Salvatore Albicocco aveva subito dei danneggiamenti. Furono giorni difficili per il commerciante. Guido Ferrante gli avrebbe consigliato, secondo l’atto d’accusa firmato dai Pubblici Ministeri Francesco Del Bene, Amelia Luise e Gianluca De Leo, di pagare il pizzo e di non denunciare la vicenda coprendo presunti esponenti della cosca di Corso Calatafimi. Segui la tua strada, in questa zona non si sta salvando nessuno”, avrebbe detto Ferrante ad Albicocco che, in seguito avrebbe presentato denuncia. Ferrante si è sempre difeso dall’accusa, spiegando ai giudici che Albicocco avrebbe frainteso.

Nel corso del processo a suo carico, ancora pendente, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale, Presidente Silvana Saguto, aveva disposto il sequestro dei beni del Ferrante, consistenti in tre appartamenti (uno in zona Michelangelo e due a Monreale) e in alcuni conti correnti, per un valore stimato di circa 750.000 €. Secondo l’accusa il patrimonio, sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal poliziotto, sarebbe stato accumulato illecitamente grazie ai suoi rapporti con i mafiosi.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto l’applicazione della misura di prevenzione personale e della confisca del patrimonio. A novembre 2017, il collegio giudicante, composto dal Presidente Malizia e dai relatori Francolini e Petrucci, alla luce delle indagini patrimoniali eseguite aveva invece ritenuto come vi fosse piena compatibilità tra il reddito del poliziotto e l’acquisto degli immobili, sui quali gravavano dei mutui. Aveva così rigettato la richiesta del PM e disposto il dissequestro del patrimonio di Ferrante, tre appartamenti e alcuni conti correnti. “Un provvedimento conclusivo e irrevocabile – spiegava il difensore dell’indagato, l’avvocato Luca Benedetto Inzerillo – dato che non è stata proposta dalla Procura l’impugnazione avverso il decreto”.

Per il 12 luglio attesa la sentenza, per la quale la difesa nutre forte ottimismo.

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