Palermo, sgominata banda di usurai: 4 arresti

Sequestrato ristorante al Capo. Facevano leva sui tassi di interesse che sarebbero arrivati fino al 140% annuo, hanno esercitato anche minacce nei confronti delle vittime.

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La Guardia di Finanza di Palermo, su delega della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale del capoluogo nei confronti di 5 soggetti, di cui: 1 destinatario di custodia cautelare in carcere: Salvatore CILLARI (cl. 58); 3 sottoposti agli arresti domiciliari: Gabriele CILLARI (cl. 87), Matteo REINA (cl. 60) e
Giovanni CANNATELLA (cl. 72), a vario titolo indagati per associazione a delinquere, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, usura, estorsione e autoriciclaggio.

Nei confronti di Achille CUCCIA (cl. 60) è stata invece applicata la misura del divieto di
dimora nel territorio del Comune di Palermo. Con lo stesso provvedimento il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo di beni nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo stimato in circa 500 mila euro.

Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Palermo nel
periodo novembre 2019/dicembre 2020, con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e
ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari, allo stato
delle indagini hanno consentito di delineare una consorteria criminale, capeggiata da
CILLARI Salvatore, che, almeno a partire dal 2016, avrebbe erogato prestiti di denaro
con l’applicazione di tassi di interesse anche di tipo usurario nei confronti di una vasta
platea di soggetti, orbitanti nell’area palermitana e romana, per un ammontare complessivo
pari a circa 150.000 euro.

Parte dei proventi illeciti sarebbero stati poi “autoriciclati” dal figlio Gabriele, attivo
“collaboratore” del padre nelle azioni criminali, in un’attività economica nel settore della
ristorazione nel pieno della “movida” palermitana. La progressione investigativa curata dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Palermo ha consentito di raccogliere elementi circa:

  • il grave stato di bisogno vissuto dai soggetti che hanno chiesto i prestiti di denaro,
    proseguiti anche nel periodo di c.d. lockdown causato dall’emergenza epidemiologica
    da Covid-19;
  • l’esistenza di un sistema professionale basato sul rilascio di assegni postdatati utilizzati
    a garanzia dei prestiti erogati, nonché su dazioni in contanti, prive di qualunque tipo di
    tracciabilità, con l’obiettivo di “schermare” i passaggi di denaro;
  • l’applicazione di tassi di interesse che sarebbero arrivati fino al 140% annuo, per
    ottenere i quali gli indagati hanno esercitato anche minacce nei confronti delle vittime.

Sulla base di altri accertamenti, il G.I.P. ha emesso un provvedimento ablativo che ha
consentito di sottoporre a sequestro dei locali destinati a uso commerciale dove svolge la propria attività un noto ristorante ubicato nel quartiere “Capo” di Palermo, due immobili, un motoveicolo e conti correnti.

“L’odierna operazione – scrivono dalla Guardia di Finanza – testimonia il quotidiano impegno della Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza di Palermo con l’obiettivo di contrastare i sempre più insidiosi fenomeni di infiltrazione della criminalità nel locale tessuto economico, soprattutto durante il periodo di crisi pandemica, tutelare i cittadini in situazione di difficoltà e gli imprenditori onesti che operano nel rispetto delle norme”.

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