La festa del SS Crocifisso nei ricordi di Provvidenza Gullo

Mi ricordo che mio papà, quando vedeva il Crocifisso alla fine della strada, diceva “e un altro anno è passato della mia vita”.

0

MONREALEUna breve racconto ddella festa del SS. Crocifisso nei ricordi di Provvidenza Gullo.

Una leggenda è legata al SS Crocifisso di Monreale.
Pitrè narra nel suo libro “Feste Patronali nella Sicilia Occidentale”: che alcuni cristiani di Altarello, di Boccadifalco e di Monreale si imbarcarono per andare nella Barberia, per intenderci nella costa africana.
Avevano portato con sé molto denaro per comprare mercanzie varie. Invece si imbatterono in una barca turca e videro che si baloccavano con un crocifisso.
Si scandalizzarono vedendo questa profanazione e allora decisero di riscattarlo con il denaro che avevano.
Ritornati a Palermo si chiesero a chi doveva appartenere il Crocifisso, ad Altarello a Boccadifalco oppure a Monreale?
Risolsero subito la questione mettendo il simulacro sopra un carro tirato da due buoi e lo lasciarono andare alla ventura. Lungo la strada ogni tanto i buoi si fermavano per riprendere subito il cammino. Ma arrivati a Monreale i buoi si fermarono in un punto e non si vollero alzare più, così si decise che il Crocifisso sarebbe rimasto a Monreale.
Ed oggi possiamo godere della sua benefica presenza fra di noi.
Grazie all’Arcivescovo Girolamo Venero il SS Crocifisso, viene venerato e festeggiato dalla popolazione monrealese fin dal 1626 come atto di devozione, per aver liberato la cittadina dalla peste.
Da quell’anno i primi 3 giorni di maggio sono esclusivamente dedicati ai festeggiamenti. Escluso purtroppo gli ultimi due anni a causa della pandemia che sta circolando per tutto il mondo causando morte e disagi economici ed umani.

Mi ricordo in particolare degli anni ’50/’60.
Abitavamo in Via Veneziano, la prima strada che imbocca la processione.
L’attesa ci procurava una forte emozione. Già dalle 17 si cominciava a fremere.
Mi ricordo che mio nonno la mattina scendeva in campagna per raccogliere le più belle rose e metterle sul braccio del Crocifisso quando sarebbe arrivato vicino al nostro balcone.
Prima c’era questa usanza, che si interruppe col tempo per paura che il braccio si potesse danneggiare.
Da un balcone all’altro questi fiori poi venivano tolti e sostituiti da altri.
Nella via Veneziano la strada è stretta e quelli che ci abitano, almeno quelli dei primi piani, hanno il privilegio di potere toccare la croce. I fratelli erano sensibili a questo e spostavano durante la processione la vara per avvicinarla ai balconi in maniera che tutti potessero toccare la Croce o la mano del Crocifisso.
Mi ricordo che mio papà, quando vedeva il Crocifisso alla fine della strada, diceva “e un altro anno è passato della mia vita”.
Lui contava i suoi anni così con il passaggio del Crocifisso da casa. E allora ci prendeva una grande malinconia perché avremmo voluto che quel momento non finisse mai.
C’è chi dice che pecchiamo di idolatria ma non è vero.
Toccando la Croce o la mano del Crocifisso intendiamo solo partecipare alla sua passione. Non è il legno in se stesso che adoriamo, perché Gesù in quel momento è vivo dentro i nostri cuori.
Noi e il Crocifisso diventiamo una cosa sola e questo non lo dobbiamo dimenticare.
Nel momento in cui sfioriamo la mano o la croce condividiamo con nostro Signore la sofferenza ed è quello il momento in cui possiamo chiedere le grazie di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo avere tanta fede.
Lui è il nostro conforto.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.