Guglielmo Li Manni, il suonatore di campana della Confraternita del Santissimo Crocifisso

"Durante i mesi della pandemia non ho visto nessuno venire a rendere grazia al Crocifisso"

MONREALEAnche quest’anno non vedremo la processione del Santissimo Crocifisso per le strade di Monreale.

La terribile pandemia che imperversa ormai da più di un anno sulle nostre vite non ha reso possibile l’organizzazione della festa più sentita dalla popolazione monrealese.

La festa del Santissimo Crocifisso affonda le sue radici nel lontano 1626, venne istituita dall’arcivescovo Venero mentre nella città normanna si diffondeva la peste. La tradizione vuole che dopo aver fatto sfilare il Crocifisso per tutte le strade della città, la peste miracolosamente sia andata via.

È la prima volta dalla nascita di questa importante festa che il Crocifisso non percorre le strade di Monreale per ben due anni di fila.

L’ultima volta che la processione venne annullata fu nel 1945, durante la seconda guerra mondiale.

Guglielmo Li Manni è il confrate suonatore di campanella della confraternita del Santissimo Crocifisso.

Guglielmo all’interno dell’organizzazione occupa un ruolo fondamentale. Al momento della discesa dalla chiesa della Collegiata, il fratello si mette accanto la statua del Crocifisso e coordina tutti i compagni dall’alto al suono di una campanella.

Guglielmo, secondo te si sarebbe potuta organizzare la festa in una forma più ristretta?

“Il Crocifisso viene festeggiato perchè tanti secoli fa la tradizione narra che scacciò la peste dalla nostra città, fa molto piacere sapere che molte persone riconoscono il motivo del festeggiamento. Il problema è che questa pandemia non ha colpito solo la nostra città ma tutto il mondo, a Catania per esempio non hanno fatto la festa di Sant’Agata, proibendo addirittura ai fratelli di entrare nella chiesa.

Non sarebbe una cosa corretta vedere per strada il flusso di persone che c’è solitamente durante questa importante festa”.

I fratelli dalla nascita di questa confraternita si sono da sempre contraddistinti per una fede incondizionata  per il Santissimo Crocifisso, come vi sentite a non portarlo sulle spalle da ben due anni?

“Credo che ogni fratello dentro di sè senta la mancanza della festa e della processione”.

Da quanti anni fai il fratello?

“Dal lontano 1972, avevo 10 anni, sono entrato a far parte della confraternita casualmente. In quell’anno la processione fu interrotta perché pioveva, il  Crocifisso venne portato in cattedrale, la mia prima uscita fu da lì.

Credi che nel 2022 torneremo per le strade a festeggiare questa importante festa?

“Se il vaccino darà gli effetti sperati, penso che potremmo tornare a festeggiare la festa per come siamo stati abituati da sempre. In questo momento nessuno sa dirlo con precisione, se invece la situazione dovesse mantenersi come oggi, difficilmente torneremo presto a vedere il Crocifisso per le strade. Per noi monrealesi è brutto non vedere il Cristo”.

Come sarà questa festa del 3 maggio senza l’allegria che da sempre la contraddistingue?

Sarà sicuramente meglio dell’anno scorso perchè si farà la Novena, che nel 2020 non è stata aperta alle persone, già per me andarci vuol dire tanto, la mancanza ovviamente penso l’avranno tutti, dal più grande al più piccolo”.

Cosa ti senti di dire alle migliaia di fedeli che quest’anno non potranno seguire il Crocifisso per le strade?

“Direi loro di essere molto più vicini alla sacra effigie, è stato angosciante non vedere nessuno andare a rendere grazia al Crocifisso durante questi difficili mesi, capisco tutto ma solo per la festa i monrealesi devono avere interesse a questo Crocifisso? Solo per vederlo fuori?”

Come sei stato scelto per ricoprire il tuo ruolo?

“Mi scelsero da giovanissimo quando nessuno se la sentiva di ricoprire un ruolo così importante, fui l’unico a voler provare, nel lontano 1992.”

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