Palermo, colpo al mandamento di Pagliarelli: 5 arresti

Finito in manette anche Giuseppe Calvaruso ritenuto l'erede di Settimo Mineo. Viveva in Brasile e gestiva gli affari del clan. E' stato bloccato al rientro in città

E’ ritornato dal Brasile per trascorrere le vacanze di Pasqua insieme alla famiglia, ma in aeroporto ad attenderlo vi erano i carabinieri pronti ad arrestarlo. I militari del comando provinciale di Palermo hanno arrestato Giuseppe Calvaruso, ritenuto il nuovo reggente del mandamento di Pagliarelli. E’ ritenuto anche l’erede di Settimo Mineo che da tempo si era trasferito in Brasile.

L’operazione denominata “brevis” ha permesso l’arresto di altri 4 uomini: Caruso, Maniscalco, Bagnasco e Spanò. Tutti gli indagati sono ritenuti responsabili di associazione mafiosa, estorsione consumata e tentata, lesioni personali, sequestro di persona, fittizia intestazione di beni e sono tutti  reati aggravati dal metodo mafioso. Il mandato di fermo è stato emesso dai Procuratori Federica La Chioma e Dario Scaletta, coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca appartenente alla Direzione Distrettuale Antimafia.

Chi è Calvaruso 

Le indagini condotte dall’Arma hanno consentito, dopo l’arresto di Settimo MINEO nell’operazione Cupola 2.0, di individuare il presunto nuovo reggente del mandamento mafioso Pagliarelli, Giuseppe CALVARUSO, che è accusato di: avere individuato di volta in volta gli uomini più affidabili per la gestione degli affari delle famiglie mafiose a lui subordinate ed in particolare Giovanni CARUSO quale suo personale referente nel corso della propria assenza dal territorio italiano, avendo soggiornato il CALVARUSO per molto tempo in Brasile;

Aver mantenuto, attraverso il continuo scambio di contatti, riunioni ed incontri anche in luoghi riservati, un costante collegamento con esponenti apicali dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova, Noce, Villabate, Belmonte Mezzagno per la trattazione di affari mafiosi. Di essere intervenuto, nella sua funzione di uomo d’onore, per la risoluzione di controversie fra privati.

Di avere assicurato “l’ordine pubblico” sul territorio, ad esempio autorizzando e prendendo parte a un violento pestaggio ai danni di autori di alcune rapine non autorizzate dai vertici mandamentali. Di aver assicurato il mantenimento in carcere dei detenuti appartenenti alle famiglie mafiose del mandamento (nel corso di un dialogo intercettato, CARUSO rivelava i dettagli degli esborsi ai familiari dei carcerati) e di avere gestito, per il tramite di prestanome, il controllo di attività economiche dentro e fuori il territorio del mandamento. Inoltre, Calvaruso era rientrato in Italia con l’intento di tornare al più presto nel Sud America.

Il controllo del territorio

Sono emersi, secondo le valutazioni dei p.m. e investigatori, diversi episodi riguardanti il sistematico ricorso di commercianti e imprenditori per ottenere autorizzazioni all’apertura di attività commerciali (una sorta di “amministrazione mafiosa” o risoluzioni di controversie (una sorta di “giurisdizione mafiosa”); l’organizzazione ha assunto, secondo consolidata tradizione mafiosa, una patologica funzione supplente rispetto alle Istituzioni dello Stato. La famiglia mafiosa di Pagliarelli veniva infatti investita, fra le altre cose, per individuare e punire gli autori di più rapine in danno di un esercizio commerciale, rinvenire e restituire ai legittimi proprietari un’autovettura rubata e autorizzare l’apertura di nuovi esercizi pubblici.

La Spedizione punitiva

Le indagini hanno permesso di delineare, in particolare un episodio particolarmente cruento. La ricostruzione che segue è conforme alle valutazioni contenute nei provvedimenti di fermo emessi dal P.M. dal quale emerge l’attualità del capillare controllo mafioso anche su soggetti dediti alla consumazione di reati predatori, la cui azione criminale in danno di attività commerciali deve essere preventivamente autorizzata da cosa nostra.

Il titolare di una rivendita di detersivi, a seguito di due rapine consumate nell’arco di 5 giorni, si rivolgeva, entrambe le volte, agli uomini di cosa nostra per identificare i responsabili delle rapine e per riappropriarsi delle somme di denaro sottrattegli.

L’imprenditore interessava della questione Giovanni CARUSO (consegnandogli anche le riprese video della rapina), ritenendolo il referente sul territorio per conto di cosa nostra; questi si attivava  con efficienza per l’identificazione e il rintraccio dei rapinatori, che venivano sequestrati dai sodali all’interno di un garage, dove venivano trattenuti sino all’arrivo dell’ideatore delle rapine, che veniva “pestato a sangue” alla presenza di Giuseppe CALVARUSO, nel frattempo sopraggiunto.  Peraltro proprio il Caruso si occupava, a seguito di richiesta di un commerciante locale di rintracciare in 24 ore un’autovettura rubata.

Le imprese occulte riconducibili a Calvaruso

Secondo le valutazioni del P.M. le attività economiche di Giuseppe Calvaruso possono essere delineate come segue. La gestione di attività economiche nella veste di imprenditore occulto risulta strettamente connessa all’assunzione da parte sua della qualifica di storico uomo d’onore della famiglia mafiosa di Pagliarelli; proprio il mantenimento di relazioni qualificate con gli esponenti di altri mandamenti, nonché la partecipazione alle attività illecite dell’associazione criminale gli consentiva infatti, nel corso degli anni, di acquisire una vasta rete di conoscenze spendibili nei più disparati settori economici, nonché di accumulare ingenti capitali di provenienza illecita, da reinvestire, poi, in società operanti nel settore edile e della ristorazione.

Le vicissitudini giudiziarie, determinavano in Giuseppe CALVARUSO l’esigenza di porsi al riparo da possibili sequestri in danno dei suoi beni; egli, pertanto, era indotto ad attuare una strategia di interposizione fittizia di carattere reale finalizzata, grazie alla collaborazione di fedeli prestanome, a tutelare i suoi beni da eventuali sequestri di prevenzione.

Inoltre, la peculiare e modernissima attitudine imprenditoriale impressa da Giuseppe CALVARUSO alla gestione del mandamento di Pagliarelli (rendendolo un fattore di distorsione del mercato) emergeva anche dall’interesse dallo stesso manifestato verso un flusso di capitali provenienti da investitori esteri. In particolare CALVARUSO tentava di intessere dei rapporti di natura economica con un cittadino singaporiano, interessato a investire ingenti capitali nel settore edile e turistico-alberghiero in Sicilia. Connesse con tali affari vi sono, poi, alcune condotte estorsive, tutte finalizzate a costringere la proprietà degli immobili da acquistare e ristrutturare, a rivolgersi alle ditte edili di fatto di proprietà di CALVARUSO.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.