Avrebbero alterato i dati sull’epidemia, modificando il numero di tamponi diretti all’Iss, per non far scattare la zona rossa. Con questa accusa i carabinieri di Palermo e di Trapani hanno posto agli arresti domiciliari la dirigente della Regione Sicilia, Maria Letizia Di Liberti, e due suoi collaboratori, Salvatore Cusimano ed Emilio Madonia. Le accuse sono: falso materiale e ideologico. Indagato anche l’assessore alla Salute Ruggero Razza.
L’inchiesta è nata l’anno scorso quando gli investigatori, durante alcuni controlli, hanno scoperto che in un laboratorio di Alcamo, in provincia di Trapani, vi erano oltre 200 test falsi, comunicando l’esito negativo alla Regione: ma in realtà i tamponi erano risultati positivi.
Le indagini
La magistratura ha così deciso di approfondire il caso all’assessorato regionale alla Sanità. Sono diverse le intercettazioni che confermerebbero l’alterazione dei dati inviati all’Istituto superiore di sanità. Già dalle prime conversazioni registrate sarebbe emerso l’intento di modificare i dati giornalieri dei contagi e dei tamponi. Secondo il gip di Trapani Caterina Brignone, che ha trasmesso gli atti a Palermo, ci si trova di fronte a “un disegno politico scellerato a cui sembra estraneo il presidente della Regione Musumeci, che anzi – scrive il gip – pare tratto in inganno dalle false informazioni che gli vengono riferite”.
Gli arrestati
Ai domiciliari sono andati Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, il braccio destro dell’assessore Razza; Salvatore Cusimano, funzionario regionale, ed Emilio Madonia, dipendente di una ditta che gestisce i flussi informatici dell’assessorato.Per quanto riguarda l’assessore Razza l’inchiesta, partita dalla Procura di Trapani, ha portato alla luce il suo parziale coinvolgimento nel sistema di falsificazione dei dati “sebbene non emerga ancora compendio investigativo grave” nei suoi confronti.
40 episodi di falso
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nas, gli indagati sono responsabili di 40 episodi di falso commessi tra novembre 2020 e il 19 marzo scorso. In particolare i tre arrestati avrebbero falsificato i dati sul numero di positivi e di tamponi per fornire all’Istituto superiore di sanità un quadro alterato della situazione epidemiologica in Sicilia e scongiurare così il rischio di misure restrittive dure come l’istituzione di una rossa rossa.