La nostra recensione: “Prima persona singolare”, dove Murakami si scopre

Otto storie che servono a capire il mistero dello scrittore giapponese

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A detta di molti Murakami Haruki è il più grande scrittore contemporaneo vivente. La sua è una storia degna di un romanzo: studente squattrinato passato in diversi monolocali, la scommessa del jazz bar, l’amore per la musica e il cinema, l’amicizia con Yoko divenuti amore e legale matrimoniale, la sua quasi passione per la solitudine. Ogni singolo elemento sembra un tassello che origina la sua arte principale: la scrittura. Da lì successi, consensi, riconoscimenti. In tutto questo turbinio lui decide di non essere voce, parla raramente, presenzia pochissimo, poco avvezzo alla mondanità letteraria e non. Le sue storie sono un miscuglio efficace di onirico, fantastico, distopico e reale. Tutte storie e tutti personaggi difficilmente inquadrabili. In Italia è appena uscito l’inedito Prima persona singolare (Einaudi, 152 pp., 18 euro) che è una raccolta di otto storie in cui il protagonista è proprio lo scrittore stesso (ecco il perché del titolo).

Murakami è in viaggio verso il nord del Giappone. Il viaggio è faticoso e decide di fermarsi in una vecchia locanda giapponese. Un ambiente affascinante e spettrale allo stesso tempo. Viene accolto da un proprietario piuttosto anziano e di pochissime parole. Nonostante tutto, lo scrittore si ritiene soddisfatto poiché intravede una certa efficienza nei servizi. Decide quindi, per rilassarsi, di approfittare del bagno termale. In questo luogo fa l’ingresso un curioso personaggio, tipico del teatro dell’assurdo dello scrittore: una scimmia. Non una scimmia qualunque, quest’animale parla. Riferisce di aver imparato a parlare grazie ad un noto docente di Tokyo già suo padrone. Gli rivela delle sue passioni letterarie e delle sue attitudini. Nasce un curioso ma travolgente dialogo. Rotto il ghiaccio, spetta a Murakami raccontarsi alla scimmia. Rappresenta un momento topico per lo scrittore e per il suo lettore: capire i suoi punti di vista su cultura, società e amore.

Ne esce un dialogo che si struttura in racconti. Le impressioni della scimmia si mescolano con le sensazioni di Murakami. Lo scrittore si espone parlando di vicende amorose realmente vissute, delle sue passioni più nascoste come lo sport, di come vede la società. Il lettore rimane affascinato e sconcertato: non si capisce quale sia il confine tra ipotesi e realtà, fantastico e concreto. Tutto si mescola, gli ingredienti vengono dosati con dura, Murakami è l’eccellente cuoco di questo libro. Un libro consigliabile anche per chi non ha mai letto lavori dello scrittore giapponese; ne esce il ritratto di una persona che mette sé stesso nella scrittura e nella costruzione dei racconti in modo sincero e coerente. Forse come mai aveva fatto e probabilmente non farà più. Che sia l’anno giusto per vincere il premio Nobel per la letteratura? Sarebbe anche ora. 

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