L’intervista esclusiva a Vincenzo Agostino, padre di Nino, il poliziotto ucciso dalla mafia 31 anni fa

"Lo Stato non si è mai preoccupato di chiedere come stavamo, in 31 anni non è mai venuto nessuno, nonostante nostro figlio fosse morto onorando la divisa e battendosi per far vivere tutti noi in una Palermo più tranquilla."

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MONREALE – Questo pomeriggio si è recato nella città normanna Vincenzo Agostino, il padre dell’agente di polizia Nino, freddato il 5 agosto del 1989 assieme alla moglie Ina Castelluccio e al bambino che portava in grembo.

Nino Agostino e Ida Castelluccio

 

Abbiamo sentito ai nostri microfoni il signor Agostino, a pochi giorni dalla condanna all’ergastolo del boss mafioso Nino Madonia, ritenuto colpevole di aver barbaramente ucciso la giovane coppia.

Sono stati invece rinviati a giudizio il boss Gaetano Scotto, accusato di duplice omicidio aggravato, e Francesco Paolo Rizzuto, anch’egli ritenuto colpevole dell’omicidio della coppia.

“Mi taglierò solo la barba quando mio figlio e mia nuora avranno avuto giustizia”, questa è la frase pronunciata dal signor Vincenzo poco dopo la scoperta della morte del giovane poliziotto e della moglie.

Da quel momento Vincenzo e sua moglie Augusta, venuta a mancare 2 anni fa, si sono battuti per avere giustizia, girando l’Italia con l’intento di portare a conoscenza della tragica storia del figlio più persone possibili.

Da qualche giorno è stato condannato all’ergastolo il killer di suo figlio e di sua nuora, pensa che sia stata fatta giustizia o manca ancora qualcosa?

“Manca ancora qualche tassello, Rizzuto e Scotto sono stati rinviati a giudizio, non è ancora arrivato il momento di tagliarmi la barba, ho fatto una promessa e intendo mantenerla.”

Suo figlio 31 anni fa, come molti altri eroi della nostra terra, sono morti per i propri ideali e per far vivere le generazioni future in una Sicilia più pulita. Secondo lei lo Stato avrebbe potuto fare di più per tutelarli?

“Ai tempi c’erano alcuni uomini, all’interno di strutture deviate dello Stato, che manovravano molte cose da dietro le quinte.

Chi non stava dalla loro parte veniva visto come un nemico e veniva eliminato dopo poco, sono morti tanti poliziotti e tanti magistrati per essere andati contro a queste persone.

Nel 1971, per esempio, venne ucciso il Magistrato Scaglione, per aver firmato 40 ordini di cattura, ad averlo tradito evidentemente deve essere stato qualcuno dall’interno, dobbiamo impegnarci ogni giorno per far si che questi uomini corrotti non ci siano più nei palazzi politici”.

Dopo tutte queste tragiche morti pensa che questi corrotti siano ancora presenti all’interno dei palazzi di Stato?

“In parte non ci sono più, ma ancora c’è da lavorare per allontanarli definitivamente, tutto è in mano alle nuove generazioni.

La cultura nasce nelle scuole, fra i banchi dei più piccoli alunni, dico da sempre che gli insegnanti hanno un compito molto arduo.

Insegnare agli adolescenti qual è la retta via è il primo passo per liberarci da questi elementi, se ci sarà più disciplina a scuola l’orrore che è capitato a mio figlio non dovrebbe mai più ripetersi.

Bisogna però cominciare dalle piccole cose, perchè si permette ancora a certe persone di spacciare davanti le scuole? Nonostante le videocamere e le tecnologie di cui disponiamo?

Ci vuole poco a passare dallo spaccio a crimini ben più gravi.

Mio figlio è stato ucciso nel lontano ’89 perchè trovò 58 candelotti di dinamite a pochi metri dalla villa di Falcone, che con l’aiuto di una giornalista svizzera stava investigando sul riciclaggio di denaro sporco che interessava Italia e Svizzera.

Evidentemente c’era qualche mela marcia fra le istituzioni, che purtroppo rivelò delle operazioni segrete alla persona sbagliata”.

Perchè uccisero suo figlio?

“Mio figlio morì perchè aveva scoperto tanti uomini corrotti all’interno delle istituzioni, tanti superiori collusi, sapeva troppo.

Ai tempi c’era un patto fra la delinquenza e gli organi deviati dello Stato.

A Palermo, per esempio, c’è il ‘Vicolo Pipitone’, un luogo che ancora oggi maledico, da dove partivano tutti i mandati di morte con la complicità di uomini dello Stato.

Secondo te come riuscivano a comandare gli uomini di mafia nei cantieri navali indisturbatamente? Chi glielo ha dato questo comando?

Come mai Riina per 40 anni sembrava essere un fantasma, e nessuno diceva di conoscerlo?  Bagarella e Provenzano invece? Messina Denaro perchè è ancora in libertà? Le tecnologie avanzate di cui disponiamo oggi perchè non vengono usate dallo stato per arrestare gli uomini corrotti?”

Dopo 31 anni è ancora forte il dolore per la tragica perdita di suo figlio? Lo Stato si è interessato della sua famiglia?

“È una disgrazia, un masso crollatoci sulle spalle all’improvviso.

Lo Stato non si è mai preoccupato di chiedere come stavamo, in 31 anni non è mai venuto nessuno, nonostante nostro figlio fosse morto onorando la divisa e battendosi per far vivere tutti noi in una Palermo più tranquilla.

Alle alte cariche dello Stato non frega nulla di chi rischia la vita ogni giorno per strada, per loro non sono nient’altro che numeri.

Fa male non avere una gratificazione o un interessamento da parte dello Stato, io e mia moglie abbiamo girato tutta l’Italia per portare un po’ di legalità, battendoci per la giustizia.

Adesso non ci resta che raccogliere i frutti che abbiamo seminato nel tempo grazie anche al sacrificio di molti uomini e bambini”.

Presente all’intervista anche Claudio Burgio, anche lui si è espresso sulla vicenda.

“Siamo felici che Nino, Ida e il bambino che aveva in grembo abbiano avuto mezza giustizia, aspettiamo che con la prosecuzione delle udienze si arrivi a una verità completa.

Aver dato l’ergastolo a Nino Madonia è già un passo molto importante, mi dispiace che non abbia potuto essere presente a questa “vittoria” la mamma del povero Nino, venuta a mancare 2 anni fa, anche lei ha lottato al fianco del marito per avere giustizia e verità.”

 

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