Prima con Mike e Pippo Baudo, nel 2021 con Ciuri e Ama, ma le belle statuine non possono mancare

L'otto Marzo non è una giornata, è un progetto che dura l'intera vita, l'integrazione delle competenze, dei saperi, delle idee tra uomini e donne che rendono migliore il mondo

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Non si riesce ad esprimere un pensiero pubblicamente se non si scatena contemporaneamente un putiferio di polemiche.

Credo che questo “rumore” mediatico sia un mezzuccio adottato oramai dalle TV e da molti giornali per tenere incollati agli schermi i telespettatori e i lettori. Se questo pietoso spettacolo “accade” all’interno del Grande Fratello, dell’isola o nei pomeriggi della D’Urso potremmo sentirci, anche,  rincuorati, perché conosciamo già il tipo di programma spazzatura che va in onda.

Mi chiedo, invece, perché le reti nazionali usino temi importanti su cui ancora si vacilla parecchio come fosse uno spettacolo da quattro soldi.

In Italia non passa giorno in cui una donna non venga discriminata, aggredita, violentata, segregata, uccisa e, piuttosto che utilizzare uno spazio importante per la comunicazione sociale, l’ideatore del palinsesto decide di fare parlare a vanvera una donna sulle donne.

Se le donne sciorinano stupidaggini su loro stesse chi può tenere alto il vessillo della nostra dignità?

Uno dei problemi della nostra società è quello di muoversi, fare, farsi vedere attive, ma non è sufficiente dimostrare di essere attive se il pensiero è dissociato.

Le donne pensano, riflettono, progettano, realizzano. Le donne sono architetto o architetta, avvocato o avvocatessa, ma se per qualcuna è importante il nome per tutte le altre è fondamentale la sostanza. Quando si varca la soglia del tribunale o di un ufficio che importanza ha la nomenclatura se poi si è vittime di mobbing, di esclusione, di prevaricazione. 

Le parole sono importanti. C’è chi lotta affinché i nomi dei mestieri e delle professioni vengano declinati al femminile. Benissimo. Può essere un cambiamento che intrinsecamente porta un significante, ma se rimane pura esteriorità essere ingegnera o arbitra vale niente. 

Spesso mi soffermo ad ascoltare i commenti della gente, afferro le parole e molte volte queste feriscono noi esseri femminili. 

Sarei felice se ci battessimo per modificare tutto il linguaggio sessista, a partire dagli insulti. Siamo abituati a sentire una lunga lista di improperi al femminile. In un’invettiva contro un uomo, piuttosto che attaccare lui, si offendono le madri, le sorelle, le mogli. 

Secoli e secoli di figli di…

E i cornuti alla fine hanno metà della colpa perché accanto comunque hanno sempre una donna poco seria… è questo l’immaginario collettivo.

Altro argomento che davvero mi induce a convincermi che nulla muta, nonostante le pseudo battaglie per i diritti delle donne, sono gli show televisivi (rivedi Sanremo), mi sta proprio sullo stomaco la presenza delle Vallette.

Queste presenze mi urtano; bellissime, statuarie, arricchiscono la scena, la decorano.

Tre paroline a mala pena pronunciate accanto al protagonista della scena. 

Pietoso! Erano i tempi di Mike, di Pippo Baudo, ma nel 2021 c’è Ciuri e Ama…ma le belle statuine non possono mancare.

A fare da abbellimento, si potrebbe per la pari opportunità, utilizzare i “bellissimi”, maschioni da guardare, muti e fermi, e un bel sorriso stampato sulla bocca. Che mediocrità!

Le offese di genere a volte non sono così esplicite, si celano nelle mille azioni e scelte quotidiane, e noi stesse, invischiate in questi processi di etichettamento, non ne prendiamo coscienza.

La donna è una persona, i suoi doveri e i suoi diritti non sono differenti da quelli sanciti dalla costituzione per i compagni, i mariti, i padri. Stessi diritti, è questo che bisogna martellare nella testa dei bambini, stesse responsabilità nella quotidianità. Non c’è un lavoro da maschi e uno da femmine, non c’è una madre che può essere casalinga e un padre che non possa esserlo. 

Direi che la sostanza è più importante della fumogena commedia della Palombelli o di tanti altri personaggi che vorrebbero insegnarci a vivere. 

Si vive nel cuore della gente e si lavora nel quotidiano con la strutturazione di associazioni giovanili che educhino alla pari opportunità di genere facendo lavorare fianco a fianco bambini e bambine, ragazze e ragazzi. Il resto è palcoscenico squallido. L’otto Marzo non è una giornata, è un progetto che dura l’intera vita, l’integrazione delle competenze, dei saperi, delle idee tra uomini e donne che rendono migliore il mondo.

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