Emergenza Covid, Lanza (CSA): “Nessun ringraziamento per gli operai comunali dell’acquedotto e della protezione civile”

Tanta rabbia: "Dimenticati, umanamente e economicamente, abbiamo affrontato nottate, difficoltà, lasciato le famiglie anche per 20 ore al giorno, rischiato la nostra incolumità"

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“Proprio in questi giorni ricorre il primo anno dalla chiusura totale che ha coinvolto tutta l’Italia. Una chiusura decisa dal governo nazionale per contrastare un male invisibile, chiamato covid 19. All’inizio non si sapeva nulla. Non c’erano vaccini, non si sapeva come si poteva contrastare, non si sapeva come poteva avvenire il contagio, un’emergenza sanitaria mai affrontata prima, che ha spinto il governo nazionale a prendere misure drastiche. E proprio in quel periodo, mentre tutta l’Italia era chiusa dentro casa, alcune categorie di lavoratori non si sono mai fermate, hanno continuato a prestare il loro lavoro e a svolgere la loro professione con estrema serietà e competenza.

Tutti si sono ricordati di ringraziare i medici, gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, ma nessuno, soprattutto a Monreale, si è ricordato di esprimere un ringraziamento a tutti gli operai comunali dell’acquedotto e della protezione civile che, pur non sapendo a cosa stessero andando incontro, quale rischio stessero correndo, e pur potendosi rifiutare, non hanno esitato un attimo, e al fine del contenimento del virus, al fine di contrastare il contagio, hanno affrontato il problema della disinfezione delle strade e di tutti gli spazi pubblici. Mentre tutti erano a casa, loro, in silenzio, hanno affrontato tantissime nottate, tantissime difficoltà, hanno lasciato le famiglie anche per 18/20 ore al giorno, rischiando la loro incolumità e rischiando di portare un virus invisibile a casa. 

Tutto questo è stato fatto senza indugio, per dare un servizio alla città e ai propri concittadini, un servizio reso con dedizione e disponibilità. Monreale è stata una delle pochissime città ad affrontare il servizio di sanificazione in house, con pochissime attrezzature, ma tantissima voglia di fare.

A distanza di un anno rimangono “soltanto” le emozioni di avere fatto qualcosa di importante”. 

Francesco Lanza – CSA

A descrivere quel periodo, con un pizzico di emozione e un po’ di rammarico, è il segretario aziendale del sindacato CSA, Francesco Lanza, che mai prima di adesso si era lasciato andare a dichiarazioni pubbliche. Mai prima era entrato nei temi della politica cittadina perché, come spiega, “noi non ci occupiamo di politica, il nostro modo di fare sindacato è al di fuori delle logiche di partito. In particolare io vivo da sempre all’interno della classe dei lavoratori, conoscendo le problematiche da vicino e vivendole ogni giorno. Il mio compito è quello di affrontarle e cercare di risolverle”.

Lanza, e come lui molti impiegati comunali, oggi vivono un forte rammarico.

“Il rammarico è quello di non avere ricevuto la giusta considerazione per il servizio effettuato. Tutto è stato dato per scontato, come se tutto fosse dovuto, sia dai cittadini che dagli stessi amministratori. Ci saremmo potuti rifiutare, avremmo potuto scegliere di rimanere a casa con i nostri cari, ma il nostro senso del dovere e la responsabilità di dover fare qualcosa di concreto, ci ha spinto a non abbandonare il servizio che ci è stato chiesto di fare”.

“La rabbia – continua Lanza – é quella di essere stati dimenticati, sia umanamente che economicamente. Si, anche economicamente, perché è giusto sottolineare come a distanza di un anno ancora non abbiamo avuto il pagamento delle spettanze maturate.

Ma noi non ci pentiremo mai di tutto quello che abbiamo fatto. L’abbiamo fatto con il cuore, e ci rimane la consapevolezza e la certezza di avere fatto qualcosa di utile e di importante per la cittadinanza, al di là di quello che tutti gli altri potranno pensare”.

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