I nostri anziani sono la nostra storia, i sogni, la tenerezza, la saggezza e la speranza: tuteliamoli

Il covid19 ha accentuato la solitudine, e gli anziani hanno paura di non avere più tempo per rincontrare i volti familiari

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Vorrei dedicare una riflessione ai nostri anziani che in questo lungo anno contrassegnato dalla pandemia di Covid/19 hanno subito le maggiori perdite umane.

Padri, madri, nonni fragili e con difese immunitarie compromesse, con pluripatologie sono diventati il bersaglio preferito del nuovo virus.

Il Covid 19 non è il cancro, non è una sclerosi, né una patologia degenerativa come la SLA, ma è una malattia che spaventa per il suo decorso incerto, per la sua contagiosità, per la sua evoluzione e soprattutto atterrisce perché obbliga alla distanza e all’isolamento.

Ogni individuo, dal febbraio dello scorso anno, ha subito una profonda modificazione delle abitudini e delle relazioni sociali e affettive ma i meno giovani hanno patito con maggiore pesantezza ed esasperazione l’isolamento.

La solitudine negli anziani è una condizione che deprime, che sconforta, che conduce alla mancanza di speranza e spesso alla disperazione. Quando mi è capitato di parlare con alcuni di loro ho sentito forte il dolore che portano sul cuore…Quella paura di aver perso in questi lunghi mesi il contatto con chi amano. Hanno paura che non abbiano più tempo, che il desiderio di rincontrare i volti familiari sia oramai non realizzabile. Le immagini in corsia di pazienti intubati in terapia intensiva hanno commosso tutti, la paura si leggeva nei loro occhi e questo terrore non era legato esclusivamente alla malattia ma soprattutto alla mancanza di un contatto con i propri cari, il temere di non poterli più riabbracciare.

Questa dolorosa realtà non è stata sottovalutata dai sanitari, dalla comunità, sia nelle grandi città che nei piccoli paesi. Molte le organizzazioni, le associazioni e i singoli che si sono adoperati a portare i beni di prima necessità ai nonnini, molte le video chiamate dalle corsie dei nosocomi alle famiglie; quegli attimi sono stati l’ossigeno che arrivava a dare nuova linfa nonostante i caschi e le maschere, i tubi e le flebo. L’Amore, le carezze, gli abbracci guariscono quella parte invisibile che è ferita e sanguina, perché la solitudine uccide. In ogni parte del mondo la protezione civile, i giovani, i vicini di casa, le amministrazioni si sono prodigati per far sentire la vicinanza verso i più fragili, bussando alle loro porte e portando una parola di conforto.

La nostra società tende ad essere sempre più composta da cittadini anziani perché le attese di vita si sono allungate e le nascite sono calate vertiginosamente. Mutate le condizioni sociali, è sempre più difficile contrastare la solitudine e i bisogni degli anziani; la famiglia matriarcale e patriarcale che riuniva i figli, le nuore, i generi, i nipoti all’interno della casa natale non esiste più. In quella dimensione gli anziani venivano accuditi dai familiari e mai rimanevano soli. Oggi il lavoro porta a spostarsi in altre città, ci si allontana dalla famiglia di origine, le donne lavoratrici hanno poco tempo da dedicare ai genitori e questo comporta un aumento della condizione di solitudine.

Diversi gli episodi in cui si ritrovano anziani morti in casa a causa di malori, di gas e bombole dimenticati accesi e per altri incidenti domestici.

Muta la società e con il cambiamento è necessario che i nostri governanti si calino nella realtà che muta. Sarebbe opportuno trovare soluzioni alternative alla famiglia “accudente”, oramai troppo lontana, sia in termini di distanza chilometrica che per altre contingenze.

Per contrastare il fenomeno dell’isolamento degli anziani in Inghilterra hanno costruito dei piccoli villaggi. È stata istituita una comunità di residenza per ultrasessantenni, con piazze, luoghi di ritrovo, medici e sanitari, lì la solitudine è stata sconfitta e l’età di senescenza ha riacquistato la dignità che merita.

Ci auguriamo che anche in Italia possano sorgere villaggi simili e che vengano potenziate le associazioni di volontariato e le attività socio/ricreative. Piero Angela più volte ha ribadito l’importanza per gli anziani di sentirsi utili, di tenere impegnato il cervello per tenere a bada l’Alzheimer e le patologie collegate alla demenza.

I nostri anziani sono le radici della nostra società, sono la storia e la leggenda, i sogni e la poesia, sono il dialetto e la tenerezza, rappresentano la saggezza e la speranza. La loro tutela è custodire nel cuore un grande patrimonio di chi ci ha insegnato a vivere lottando per consegnarci un mondo migliore.

Io da amici e parenti diversamente giovani ho tratto grandi insegnamenti, ho imparato che non siamo monadi, che la forza umana si ottiene dal contatto di mani che si stringono, che è necessario il volto di un bimbo liscio per dare speranza e quello di un nonno scavato dalla rughe per raggiungere la saggezza. Tutto questo ci insegna cosa sia la vera bellezza della vita.

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