La vita e il senso delle cose nella società post covid

Quanto può essere doloroso privarsi degli affetti e delle cose più normali a causa di un nemico invisibile

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Contrarre l’influenza oggi non è come ieri. Quando succedeva in passato,  l’intera famiglia accudiva l’ammalato di turno e lo coccolava esaudendogli ogni sorta di sfizio alimentare. Se prima una tisana a letto o la spremuta sul divano non si faceva mancare all’influenzato, in questi tempi è necessario mantenere la distanza, poiché dietro quell’influenza potrebbe nascondersi il covid. 

Perché non esiste una precisa discriminante tra febbre da virus stagionale e febbre da covid. Solo il tampone potrà dire se si tratta di semplice influenza o meno. Quindi, il coronavirus ha frantumato le nostre dinamiche domestiche. Anche quelle che sembravano più solide. Come la totale condivisone dei suddetti malanni stagionali coi nostri cari, tra uno starnuto e un altro, tra una linea di febbre che scende e una che sale. Tra una pezza imbevuta di alcool sulla fronte e una minestra calda gustata a tavola nonostante il forte raffreddore. 

Questi esempi fanno risaltare un dato di fatto. Ovvero che esiste un tempo che potremmo definire “ante covid” bello e andato, e un altro, ancora non pervenuto, “post covid”. E noi stiamo vivendo l’in covid, posto tra l’ante e il post. Un presente pieno di incertezza in cui ci muoviamo a piccoli passi per aprirci un varco in una prospettiva vaga, riponendo le nostre speranze in un vaccino, o in un farmaco che ancora non esiste.

Lo scopo di tutti gli sforzi della ricerca è quello di consentire all’umanità il ritorno in un futuro in cui non ci sarà spazio per il covid, perché debellato, vinto e svuotato della sua pericolosità. Per riempire nuovamente le nostre vite e dare un nuovo senso alle cose con la coscienza di chi ha sperimentato direttamente sui propri sentimenti e su tanti altri aspetti importanti della propria vita, quanto può essere doloroso privarsi degli affetti e delle cose più normali a causa di un nemico invisibile che ha fatto breccia in noi proprio nei momenti di maggiore debolezza. Ed ecco che le nostre passate libertà, talmente assimilate e automatiche, appaiono come una chimera, un anelito conosciuto e poco assaporato, forse perché dato per scontato che appare oggi come una fuggevole illusione. 

La speranza è che si ritorni, in maniera graduale, alla totale partecipazione dei membri di una famiglia, alle vicende che riguardano anche un solo componente di essa. Fosse il rimboccare le coperte, o il dormire vicino ad un figlio, o fratello, con la febbre a trentanove o un raffreddore, o cenare senza timore a casa dei nonni. Stiamo aspettando anche per questo.

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