Antonio Candela sceglie il rito abbreviato, Paolo Ingrassia ammesso parte civile

L’ex Direttore Generale dell'ASP di Palermo denunciato da Ingrassia, risponde di abuso d'ufficio e omessa denuncia di reato

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PALERMO – Si è tenuta ieri mattina dinanzi al giudice, dott. Lorenzo Jannelli, l’udienza preliminare per il procedimento avviato nei confronti del dott. Antonio Candela, ex manager dell’Asp di Palermo.

Candela, già coinvolto nell’inchiesta della Gdf denominata “Sorella Sanità” per una storia di tangenti, è finito sotto un’altra inchiesta che lo vede indagato per abuso d’ufficio (art.323 c. p.) e per omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale (art. 361 c. p. ).

Candela, ieri mattina, nel corso dell’udienza preliminare, ha scelto il rito abbreviato e l’udienza per la discussione è stata fissata per l’8 aprile. 

Le indagini, condotte dal Pubblico Ministero, il dott. Pierangelo Padova, erano scattate in seguito ad una querela presentata contro l’ex manager della sanità palermitana da un dirigente veterinario dell’ASP di Palermo, il dott. Paolo Ingrassia.

Nel corso dell’udienza preliminare di ieri Ingrassia è stato ammesso come parte civile.

Il veterinario monrealese, nel dicembre 2016, aveva presentato una querela in seguito ad un provvedimento disciplinare promosso da Candela nei suoi confronti, che gli era costato la sospensione dal servizio e la decurtazione del 50% dello stipendio. (L’atto sarà poi ritenuto illegittimo dall’ANAC)

Il provvedimento disciplinare era stato applicato ad Ingrassia dopo che questi aveva segnalato per iscritto al proprio superiore la presunta falsità delle dichiarazioni contenute nel curriculum presentato dal dott. Sergio Angelo Todaro per il conferimento dell’incarico provvisorio di Direttore FF del servizio Dipartimentale “Igiene e produzione degli alimenti di origine animale – Area B”).

Invece di prendere atto della nota e presentare una eventuale denuncia in Procura contro Todaro, Candela aveva deferito Ingrassia all’ufficio procedimenti disciplinari. Era accusato di avere utilizzato indebitamente la carta intestata e il protocollo dell’azienda. Al termine del procedimento, ad Ingrassia era stata applicata la censura scritta. Il Direttore Generale dell’ASP di Palermo avrebbe causato ad Ingrassia – scrive il Pubblico Ministero – un danno ingiusto, con l’aggravante di avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale a causa dell’adempimento delle proprie funzioni.

Per il PM si sarebbe configurato il reato di abuso d’ufficio per Candela. Il manager non avrebbe avuto la competenza di applicare una sanzione né assumere atteggiamenti discriminatori nei confronti del dipendente che aveva denunciato al proprio superiore gerarchico una condotta illecita di cui era venuto a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni. Ingrassia invece era stato sospeso dal servizio, sine die e con effetto immediato, con decurtazione del 50% dello stipendio. In seguito l’ANAC annullerà la censura scritta.

Ancora, secondo il PM, Candela in una seconda occasione avrebbe violato il principio di imparzialità della pubblica amministrazione (previsto dalla Costituzione), che vieta ingiustificate preferenze e favoritismi.

Il dott. Paolo Ingrassia era uscito indenne da un’inchiesta per corruzione, concussione e altri reati che aveva coinvolto alcuni dipendenti del dipartimento di Veterinaria. Nonostante il procedimento fosse stato archiviato, Candela non aveva riassegnato ad Ingrassia il precedente incarico né la precedente sede. Comportamento diverso da quello manifestato nei confronti di Filippo Pistoia, un altro degli indagati che come Ingrassia aveva ottenuto l’archiviazione, per il quale Candela aveva invece provveduto alla “conferma di incarico di cui era già titolare”. Questo comportamento, scrive il PM, avrebbe arrecato al veterinario un danno ingiusto consistente nel sostanziale demansionamento.

Ma i guai non sono finiti per l’ex manager della sanità siciliana. Secondo l’accusa dovrà rispondere anche di omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale (art. 361 c. p. ).

Candela non aveva denunciato – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – “la falsità delle dichiarazioni contenute nella nota di trasmissione del curriculum presentato dal dottor Angelo Sergio Todaro per il conferimento dell’incarico provvisorio di direttore facente funzione del servizio dipartimentale “Igiene della produzione degli alimenti di origine animale – Area B”, asseritamente estranee all’attività d’istituto”.

APPROFONDIMENTI:

Nuova inchiesta su Candela, il veterinario Paolo Ingrassia denunciò l’ex manager dell’ASP

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