“I Cucci” dei fratelli Stassi: un ristorante arbëresh nel cuore di Palermo

Al tempo del covid è difficile sopperire a tutte le spese lavorando al 40%. 

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A Piazza Bologni, cuore del centro storico di Palermo, tra i Quattro Canti e la Cattedrale, quasi in prossimità di Corso Vittorio Emanuele, si trova il ristorante “I Cucci” aperto da tre fratelli arbëreshë di Piana degli Albanesi: Giorgio, Nicola e Giuseppe Stassi. Il particolare termine “Cucci” deriva dal nome tramite il quale i fratelli Stassi, e la loro famiglia, sono conosciuti a Piana degli Albanesi. In un momento in cui i ristoratori stanno pagando a caro prezzo le misure del governo per frenare i contagi da covid-19, abbiamo intervistato Giuseppe, il minore del tre fratelli, per domandargli come gli imprenditori del settore della ristorazione stanno vivendo queste settimane.

Prima di cominciare, quali sono le vostre specialità?

Nel nostro ristorante non possono mai mancare la qualità, la gentilezza, la cordialità e la ricercatezza. Esprimiamo la qualità in cucina, ricercando costantemente una materia prima elevata, legata al territorio, che porti a valorizzare al massimo la tradizione ma con un pizzico di innovazione contemporanea. All’interno della nostra brigata lavorano, pertanto, giovani chef siciliani che hanno acquisito un importante background a contatto con professionisti di spicco. In sala, allo stesso modo, i nostri ragazzi devono coccolare chi si siede a tavola per mangiare, esprimendo la massima cordialità e professionalità. Il nostro menù comprende sia piatti a base di carne sia a base di pesce, tra le nostre specialità troviamo il fritto di pesce con le patate schiacciate allo zenzero, le cruditè di pesce, il Plateau Royale, la pasta alla “Milanisa” com’è uso nei nostri paesi chiamare la pasta con le sarde rossa, e tanti altri piatti. 

Secondo voi le restrizioni dettate dal governo in merito alla chiusura di bar e ristoranti sono le uniche possibili per arginare la diffusione del covid-19?

Le restrizioni del governo riguardano maggiormente i ristoranti, i bar ed i pub, è chiaro che non basta chiudere questi locali per arginare i contagi, non credo che il problema della diffusione del virus riguardi solo questo settore. Tante altre attività sono aperte, e, rispettando le misure di distanziamento, credo che si possa operare in tutta tranquillità, pertanto, sarebbe stato opportuno che anche il nostro settore godesse di questa possibilità.

Un ristorante, lavorando a metà regime, può continuare la sua attività?

No, un ristorante che lavora a metà regime, generalmente non può continuare la sua attività. E’ chiaro che bisogna contestualizzare volta per volta; ci sono locali di proprietà di chi li gestisce, magari anche a conduzione famigliare, ovviamente in questo caso le spese da sostenere sono nettamente inferiori rispetto a chi paga un affitto e si avvale della collaborazione di personale esterno. Bisogna anche considerare il posizionamento, il peso della pigione mensile, quante persone si ha in carico ecc ecc, ma in definitiva è molto difficile riuscire a sopperire a tutte queste spese, lavorando al 40%.

Quali saranno, secondo lei, le condizioni dei ristoranti nelle prossime settimane?

E’ difficile prevedere cosa succederà nelle prossime settimane. Tutto dipende da come corre il Virus, dai contagi e dalla capacità che hanno gli ospedali a reggere questa onda d’urto. Sicuramente molti locali soffriranno tantissimo, ci saranno morti e feriti! Chi negli anni si è fortificato, seppur con grande difficoltà supererà questo momento, ma per chi già si trovava in difficoltà, purtroppo questa sarà un duro colpo da superare. Molti si tanno attrezzando con le consegne a domicilio. Non è per tutti e non tutto si può consegnare. 

Siete attrezzati per le consegne a domicilio?

Non siamo attrezzati per le consegne a domicilio, e neanche pensiamo di farlo. Dovremmo cambiare la linea di produzione della cucina, l’80% dei nostri piatti sono da consumare in loco, seduti presso i nostri spazi, non è minimamente pensabile di poter consegnare a casa un tonnarello con scampi e bottarga, oppure un filetto di ricciola con cremoso di patate alla menta. Sono piatti da consumare entro un tempo limitato. Tuttavia credo che molti stanno ripiegando sul delivery, ma inserirsi in un mercato già affermato, non sarà facile per nessuno. Molti miei colleghi si lamentano. 

Voi avete subito messo in sicurezza il vostro ristorante. Questo ha avuto un costo importante?

Noi abbiamo riaperto a Luglio, essendo la nostra posizione prettamente turistica. Prima di aprire abbiamo sanificato tutti i locali e le attrezzature, ci siamo dotati di erogatori automatici di gel disinfettanti. Ovviamente abbiamo sostenuto dei costi per mettere a norma tutto, stampare vetrofanie, locandine didascaliche sul modo di comportarsi, dotare il personale di mascherine e sistemi di protezione. Certamente sono costi in più che le nostre aziende hanno dovuto sostenere. 

Speriamo al più presto che la cucina de “I Cucci” possa tornare a deliziare il palato dei loro clienti e a profumare Piazza Bologni dall’odore delle loro pietanze.

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