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“Sono uscito dal tunnel del covid”, il racconto di un monrealese

"Ritornerò alla vita normale di ogni giorno. Prima però debbo andare a ringraziare Qualcuno"

MONREALE – “Un sabato mattina, penso il 24 ottobre, avevo avuto qualche colpo di tosse, in un primo tempo pensavo di avere preso un po’ di fresco, subito dopo ho pensato anche al covid. Lo stesso giorno mi sono isolato da moglie, figli e nipoti”. 

Comincia così il racconto di un nostro concittadino, passato attraverso il terribile tunnel del Covid, ma dal quale fortunatamente è uscito. E ha accettato di raccontarci la sua esperienza, dall’inizio fino alla sua guarigione, pur preferendo rimanere nell’anonimato.

“Domenica mattina la tosse persisteva – continua Francesco (lo chiameremo così) -, ma non era intensa. Dopo la messa, la mattina presto, ho fatto quello che è mia consuetudine fare la domenica mattina: cimitero, cinque minuti al circolo in piazza, forno, casa, rigorosamente portando sempre la mascherina. Ma la domenica pomeriggio la tosse si è fatta sempre più  ingravescente, provavo una leggera difficoltà respiratoria. A quel punto mi sono completamente isolato nella mia stanza da letto, non ho fatto entrare più nessuno, ed ho iniziato una terapia con anticoagulante, antinfiammatori ed un pizzico di sedativo della tosse. Lunedì mi sono organizzato per fare un tampone alla Casa del Sole, risultato poi positivo, così come il successivo tampone molecolare. Lunedì comunque già avevo una febbricola, tosse persistente ed astenia”.

La condizione clinica di Francesco peggiora martedì mattina, con saturazione 88 e dispnea. 

“A quel punto i miei figli ed il medico curante hanno pensato bene di chiamare l’ambulanza, che mi ha portato al pronto soccorso dell’ospedale Cervello. Ma già durante il percorso il medico del 118 mi andava somministrando ossigeno”.

D: Dalla sua breve esperienza al Covid Center di Palermo come valuta la sanità siciliana tanto spesso vituperata, e cosa si sente di dire sul lavoro svolto dai medici e paramedici?

R: Il lavoro dei medici e del poco personale infermieristico è encomiabile. Sono pochi, qualche medico è ancora giovane, e debbono assicurare un servizio ottimale, cosa che fanno con abnegazione e con grande senso di responsabilità. Ma soprattutto con amore. Le porto un esempio. La notte, per 22 ammalati covid, c’erano solo due infermieri e non sapevano dove dovevano andare prima.

D: Dopo quanti giorni ha capito di essere fuori pericolo? 

R: Al 14° giorno del mio ricovero. Il medico di turno ha fatto il giro degli ammalati per la consueta visita, si è avvicinato a me. Dopo avermi visitato e visto che, dati i parametri di saturazione, ormai necessitavo solo di 2 litri di ossigeno, mi ha comunicato di essere fuori pericolo. Ho subito ringraziato Qualcuno che mi ha voluto bene e che mi ha tenuto compagnia in quei quattordici giorni. Subito, con l’emozione che si può immaginare, ho dato la notizia ai miei familiari.

D: Quale terapia le è stata somministrata? 

R: Durante il periodo di degenza mi hanno somministrato una terapia a base di ossigeno, cortisone, antibiotici, anticoagulanti, e mi veniva dato anche un po’ di sedativo per la tosse.

D: Ha visto tanti giovani ricoverati per covid? Quanto ritiene possa incidere l’età sulla capacità di difendersi dal virus?

R: Purtroppo sono stato ricoverato nel reparto malattie infettive del Cervello in una stanza di 3,50m × 5m. Avevo come compagno di stanza e di sventura un anziano di 79 anni, mentre nei primi due giorni al pronto soccorso eravamo in cinque, tra cui un altro monrealese per fortuna asintomatico positivo, con altre patologie, e tre giovani operatori sanitari pure positivi al covid, anche loro asintomatici.

Sulla base della mia esperienza penso che se il contagio colpisce i giovani, che non presentano particolari patologie, l’infezione da covid può risultare nella maggior parte dei casi banale, può presentare pochissimi sintomi, qualche rialzo febbrile, anosmia (perdita totale della capacità di percepire gli odori, ndr) e dopo qualche giorno finisce lì. Se invece il covid colpisce una persona avanti negli anni, oltre i 60 anni e con altre patologie, allora sorgono i problemi. Perché non conosci l’evoluzione della polmonite interstiziale. Il quadro di insufficienza respiratoria può  precipitare nel giro di pochi minuti. 

Mentre ero degente in ospedale ho saputo della dipartita di una persona che conoscevo benissimo, un carabiniere in pensione di 64 anni, monrealese, apparentemente sano come un pesce. La notte non facevo altro che pensare a questa persona, al dolore della famiglia. La notte non passava mai.

D: Che messaggio vuole lasciare a chi si ostina a negare l’esistenza del virus e reputa tutto un complotto, e a chi non rispetta le norme anti contagio?

R: È un atteggiamento errato negare l’esistenza del virus, per contenere i contagi occorre rispettare le regole. Ripeto, se il virus colpisce i giovani la malattia può essere banale. Però quando il contagio colpisce persone avanti negli anni la malattia può essere letale.

D: Cosa ha significato per lei il ritorno in famiglia?

R: Ritornare a casa con il furgone del 118 (io sarei ritornato anche a piedi), e vedere tutti i miei familiari ad aspettarmi … non potete immaginare l’emozione, anche se sono adulto, e la gioia. Molti vanno via in ambulanza da soli e non rientrano più, e se ne vanno da soli, senza l’affetto dei cari. Io ho avuto la fortuna di andarmene da solo e fra pochi giorni, dopo la quarantena, abbraccerò forte forte mia moglie, i miei 4 figli ed i mie tre tesori di nipoti. E ritornerò alla vita normale di ogni giorno. Prima però debbo andare a ringraziare Qualcuno.

Ogni giorno le fonti ufficiali ci aggiornano sui contagi da Coronavirus e sul numero di vittime provocate dal Covid-19. Questi dati ci preoccupano e ci atterriscono ma ciò che rende meno amaro il bollettino sanitario è il numero dei pazienti dichiarati guariti. 

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