Accusato e arrestato per riduzione in schiavitù e tratta di minorenne, assolto perché il fatto non sussiste

Pietro Anello aveva trascorso 5 mesi in carcere e 15 mesi agli arresti domiciliari

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PALERMO – Era stato accusato di una serie di reati causati nei confronti di una minorenne di nazionalità rumena: tratta di persone, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione minorile e violenza sessuale in danno della minore. 

Oggi Pietro Anello è stato assolto dal Tribunale di Palermo, Sezione II Collegiale, all’esito di un lungo, articolato e delicato dibattimento durato oltre 2 anni. Secondo i magistrati il fatto non sussiste.

Il 30 luglio 2015 Anello era stato sottoposto a fermo, con contestuale applicazione della custodia cautelare in carcere, in seguita alla denuncia della minore, che dichiarava alla Polizia di essere riuscita a scappare in un momento di distrazione del suo “carceriere”.
Di fronte a dichiarazioni così gravi il PM e il GIP disponevano la carcerazione dell’indagato. 

A seguito di una capillare opera di investigazione difensiva, la Difesa era riuscita ad attenuare fortemente il quadro indiziario, costituito solo dalle dichiarazioni della minorenne. Dalla custodia in carcere Anello era stato così sottoposto agli arresti domiciliari nel dicembre dello stesso anno. 

Celebrata l’udienza preliminare ed esaurita una lunga e complessa e a tratti anche drammatica istruttoria dibattimentale durata oltre 2 anni, oggi il Tribunale di Palermo, sez. II Penale presieduta dal Dott. Roberto Murgia, ha messo la sentenza di assoluzione con la formula più ampiamente liberatoria. Secondo il collegio il fatto non sussiste per tutti i gravi capi di imputazione. 

“Si tratta di un dispositivo di sentenza ancor più eclatante – hanno affermato gli avvocati Mario Caputo e Nicola Nocera, difensori di Anello – ove si consideri la richiesta, particolarmente punitiva formulata dal Pubblico Ministero, ovvero 16 anni di reclusione, nonostante l’imputato sin dall’inizio avesse proclamato la sua innocenza e che con la ragazza, di cui ignorava la minore età, avesse intrattenuto una normale relazione di convivenza sentimentale”. 

Profonda soddisfazione hanno espresso i difensori, non solo per l’affermazione dell’innocenza del sig. Anello, privato per quasi 2 anni della libertà personale (oltre 5 mesi di carcere e 15 mesi di arresti domiciliari), ma anche per “il proficuo risultato di una lunga attività sia di investigazione difensiva che dibattimentale, resa ancora più delicata dalla gravità dei capi di imputazione”. 

“Naturalmente – afferma l’avvocato Mario Caputo (in foto) – bisogna attendere ed esaminare la sentenza che verrà depositata fra 90 giorni e successivamente verrà valutata la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione patita dal sig. Anello anche per il pubblico ludibrio a cui è stato sottoposto per oltre cinque lunghi e indimenticabili anni”. 

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