Ristoranti, pizzerie e bar in ginocchio: “Non sappiamo se sopravviveremo”

"Molte famiglie senza più un reddito, proviamo a potenziare asporto e domicilio"

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Da pochi giorni la Sicilia, al semaforo del Coronavirus, ha incontrato il colore arancione: ristoranti, pizzerie, bar, pub, gelaterie, pasticcerie e tutti gli esercizi commerciali legati alla ristorazione hanno dovuto adeguarsi all’ennesimo DPCM e sospendere le loro attività, fatta eccezione per la consegna a domicilio e l’asporto fino alle ore 22.00. Ancora un duro colpo dunque al settore, già messo in ginocchio dal primo lock down della scorsa primavera.

Si stavano riprendendo non senza difficoltà i piccoli e medi imprenditori del settore che oltre a dare lavoro a tante famiglie si erano adeguati alle norme imposte dalle autorità, sanificando periodicamente i locali e dotandosi di tutti i dispositivi di protezione anticovid come mascherine, parafiati e gel igienizzante. Ma, ancora una volta, sono stati costretti ad abbassare le saracinesche spesso totalmente o, nella migliore delle ipotesi, a lavorare a porte chiuse.

Basta fare un giro tra i locali monrealesi per vedere con i propri occhi lo sconforto misto a rabbia che molti ci confidano, quasi con le lacrime agli occhi.

Danni ingenti non solo economici – come ci confida Filippo Balsano, proprietario del ristorante pizzeria La Macina, nel cuore di Monreale. – I danni sono tanti, anche morali. Stiamo davvero male, siamo stati anche costretti a lasciare a casa dei lavoratori non potendoli più mantenere. Fortunatamente stiamo rimanendo a galla grazie all’asporto e al domicilio, ma basta appena a mantenere i due dipendenti che ho potuto tenere. Se vogliamo tentare di sopravvivere e andare avanti però dobbiamo adattarci. Certo, è ancora presto per capire se ci riusciremo avendo iniziato solo da 2 settimane ma con l’aiuto della pubblicità e delle sponsorizzazioni sui social che ci aiutano a far arrivare più chiamate per ordinazioni di asporto o domicilio, ci stiamo provando. E se riuscirò a sopravvivere mi riterrò già fortunato. Anche perché adesso arrivano le scadenze fiscali e, se non incassiamo nulla, non sappiamo proprio come onorarle. Ecco, proprio su questo punto vorrei porre l’attenzione: lo Stato dovrebbe venirci incontro non sospendendo le tasse o differendo il pagamento delle stesse, ma abolendole. Dovrebbero consentirci di non pagare nulla almeno per quest’anno e il prossimo.”

Disappunto e malcontento generale dunque da chi invece si aspettava che la situazione venisse gestita diversamente, soprattutto avendo già alle spalle l’esperienza passata.”

“La situazione non è stata gestita dalle autorità come avrebbero dovuto – continua Balsano – la seconda ondata era prevedibile ma, nonostante ciò, ci siamo fatti trovare impreparati. Non credo che potremo riaprire neanche per il periodo natalizio, forse vedremo la luce solo la prossima primavera, quando il tepore dei mesi successivi all’inverno allontanerà nuovamente l’ondata del virus. Non tutti però riusciremo a resistere fino ad allora e chissà quante famiglie rimarranno a casa senza reddito alcuno.”

E quando lo Stato non riesce a garantire la sopravvivenza dei suoi cittadini, a volte, si è costretti ad aiutarsi reciprocamente per andare avanti.

“Se chiudessimo i battenti ben 5  famiglie rimarrebbero senza alcun reddito – ci confida Federica Affranchi, figlia del proprietario de La Locanda del Drago di Monreale –. Abbiamo ricevuto una mazzata incredibile e per un lungo periodo non è arrivata neanche la cassa integrazione. Per fortuna abbiamo alle spalle qualcuno che ci ha aiutato: mio padre si è comportato come tale non solo con noi figli ma anche con i suoi dipendenti. Essendo stato un semplice lavoratore sa bene cosa significa e si è messo a disposizione aiutando come ha potuto. Ma adesso, con la nuova chiusura, è ritornato l’incubo. E questa volta non possiamo permetterci di chiudere e stare a casa per mesi ma ci siamo adeguati alla situazione potenziando l’asporto e organizzando il servizio a domicilio. Dovevamo necessariamente attivarci in tal senso perché è l’unico modo che abbiamo per andare avanti.”

Lo Stato però dovrebbe fare la sua parte – conclude Federica – aiutando in modo proporzionale alle perdite che ciascuno di noi ha subito. Chissà se così sarà o se le nostre speranze saranno vane”.

 

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