Attori, teatri, cinema e chiusure. L’appello a Conte e Franceschini

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PALERMO – La crisi si abbatte su intere categorie. In questi giorni si sta parlando tanto di ristoratori, esercenti ma c’è anche un’altra fetta colpita drasticamente dalle misure anti Covid, emanate dal governo Conte in vigore a partire da oggi. È il mondo del teatro e del cinema alla stregua di questa crisi senza eguali. In quei luoghi parrebbe, dati alla mano che nessuno si contagi, eppure sono stati chiusi.

L’obiettivo è quello di tenere sotto controllo la curva di contagio, ha spiegato il presidente Giuseppe Conte durante la diretta sul nuovo Dpcm. “Sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi, anche all’aperto’. è quello previsto dal decreto che rimarrà attivo fino al 24 novembre. “Un dolore queste chiusure”, dice il ministro Franceschini.

Il commento della regista palermitana, Emma Dante

“Nei teatri e nei cinema nessun focolaio, tutto è andato liscio, eppure nessuno si indigna se li chiudono, e li chiuderanno perché non gliene frega niente a nessuno”, aveva detto Emma Dante qualche ora prima dell’uscita del nuovo decreto. “Continuo a non capire – dice la regista palermitana – perché i teatri e i cinema non possono stare aperti la domenica e tutti i giorni fino alle 1800 come i ristoranti e le chiese. Non c’è alcuna logica. È un attacco mirato al nostro settore. I ristoranti non sono luoghi di necessità eppure i ristoratori devono sopravvivere e si fanno sentire. I teatri sono luoghi di necessità, dovrebbero gridarlo forte i direttori, scendere in piazza più dei ristoratori. I teatri e i cinema sono posti sicuri”.

 

L’appello a Conte e Franceschini 

Per scongiurare la chiusura di teatri e cinema è stato scritto un appello al premier e al ministro dei Beni culturali. “Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità”, si legge nella lettera intitolata “Vissi d’arte” e rivolta a nome di tutti i comparti e i generi dello spettacolo dal vico, dei produttori cinematografici, degli esercenti. L’appello è stato sottoscritto, in poche ore, da migliaia di lavoratori dello spettacolo. “Siamo importanti per la società civile – scrivono i firmatari a Conte e a Franceschini- perché vi supportiamo nel vostro difficile compito istituzionale a mantenere elevato lo spirito dei cittadini. È soprattutto in questa seconda ondata che ne avremmo più bisogno. Il teatro e il cinema non possono fermarsi perché sono la riserva invisibile di senso, per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini. Luoghi dove l’afflusso è regolato e contingentato da norme rigorose, luoghi che hanno faticosamente e responsabilmente riaperto le porte dopo il lockdown”.

La denuncia della Fials

“Siamo rammaricati per come i teatri vengono considerati, ossia non un luogo di cultura ma di diletto e di svago, essendo stati equiparati alle sale bingo e non ai musei”, afferma Antonio Barbagallo, segretario della Fials di Palermo. “Inoltre – prosegue – notiamo che i luoghi di culto, che sono notoriamente centri di assembramento, in seguito a questo provvedimento resteranno aperti, cosa che invece non accadrà laddove si svolge un rito laico. Ci auguriamo di poter continuare con le attività lavorative, in prospettiva di una pronta riapertura al pubblico. La cancellazione di alcuni spettacoli, che potrebbe essere imminente, fa riapparire lo spettro di un riutilizzo della cassa integrazione, già ampiamente impiegata in questi mesi. Condivido, in questo momento così particolare – conclude Barbagallo- le preoccupazioni espresse dal Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, Francesco Giambrone, con il quale auspichiamo di trovare una soluzione che non danneggi ulteriormente i lavoratori della fondazione. In caso di cancellazione degli spettacoli, le nostre proposte riguardano la rimodulazione dell’ultima parte della stagione e l’attivazione dello smart working in vista di una auspicabile ripresa dell’attività”.

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