Tensioni in casa PD: “Non serve un pollaio, ripartiamo da zero, affidiamo il circolo a nuove generazioni, ridiamo dignità al partito”

“La ricostruzione di un circolo non può essere affidata a chi è stato l’artefice principale del suo sfascio"

“Non serve un pollaio, ma un circolo politico degno di definirsi circolo PD”

MONREALEChiedono di ripartire di zero per ridare dignità alla sezione locale del partito, quel PD nel quale ancora si riconoscono, e che si sarebbe invece ridotto ad un circolo autoreferenziale. 

Sono Giuseppe Leto, Giovanni Schimmenti, Stefano Gorgone, Michele La Rosa, Angelo Marceca, Lillo Aricò, Biagio Cigno a firmare un lungo documento con il quale chiedono la rifondazione del circolo locale del Partito Democratico, purché avvenga su nuove basi e  consegnato a nuove generazioni: “La ricostruzione di un circolo non può essere affidata a chi è stato l’artefice principale del suo sfascio, la generalizzata distribuzione delle responsabilità non assolve nessuno ed è soltanto un alibi”. Parlano di un finto congresso, che avrebbe distribuito patenti ai massimi responsabili di un processo che avrebbero invece acuito le tensioni, logorato i rapporti, immiserito il dibattito, svilito il valore e la dignità del circolo PD monrealese.

Il riferimento, chiaro, è alla segreteria guidata da Silvio Russo, in carica da giugno scorso.

E proprio allora, in occasione del congresso del PD, avevano parlato di manovre in continuità con il passato, di ratifica del consenso raccattato, di premio al mercato delle tessere. Adesso lanciano un altro appello, dichiarandosi disposti, con umiltà, a mettere a disposizione il loro “vecchio sapere politico, il loro inveterato entusiasmo, le loro idee non più per guidare ma per spingere nuove e più attuali sensibilità politiche capaci di infondere coraggio e reggere il gravoso carro che guarda al futuro dei nostri nipoti e dei vostri figli”.

Di seguito la nota integrale:

Mentre il mondo cade a pezzi”…siamo attardati a disegnare gli angusti spazi di un cortile perimetrato solo dal palazzo municipale.
Lo facciamo con un linguaggio consono, degno di quel confine, incapaci di allargare gli orizzonti oltre il limite di una piazza. Sono questi i risultati di un
degrado politico che non si è arrestato e che il fantomatico congresso del circolo PD ha coperto sotto un tappeto senza neppure accennarlo. 

Il finto congresso, che ha distribuito patenti ai massimi responsabili di quel processo, lungi dal fare rinascere un circolo politico su nuove basi, ha acuito le tensioni, logorato i rapporti, immiserito il dibattito, svilito il valore e la dignità del circolo PD esponendolo financo al dileggio di qualche vecchio rappresentante politico in servizio permanente. 

A questo punto non ci sono più margini per una ripartenza ma urgenze di partire da zero.
E partire da zero significa innanzitutto riscoprire l’essenza, il valore, il significato della parola “partito” che la Costituzione indica come “strumento di costruzione del benessere collettivo” e non come un “club” o una “chiesa” quale traspare dalla stanca, monotona, litigiosa e abbondantemente disertata chat degli iscritti.
Occorre maturare culturalmente che
un circolo politico non è un soggetto autoreferenziale ma un consesso di coscienze politiche che risponde alla gente del suo operato, delle sue elaborazioni e che sulla gente proietta la sua immagine.
Occorre condividere il principio che
un partito è un soggetto che si colloca in uno “spazio” delimitato sì dai suoi valori, dai propri ideali di società civile, dalle proprie prospettive; ma nell’azione non chiuso all’interno di solchi ideologici cristallizzati ed aperto al dialogo, al confronto ed anche al rapporto sulla base di programmi responsabilmente e lealmente condivisi.
Occorre ripensare che in un sistema democratico
la Politica non può prescindere dai metodi autenticamente democratici che, se forzati, producono la dissoluzione.
Occorre recuperare l’intelligenza di capire che
la ricostruzione di un circolo non può essere affidata a chi è stato l’artefice principale del suo sfascio e che la generalizzata distribuzione delle responsabilità non assolve nessuno ed è soltanto un alibi.
Ma partire da zero significa fare un salto generazionale capace di rompere drasticamente con il passato.
Occorre una segreteria giovane che sappia parlare del suo futuro minacciato dallo sfruttamento selvaggio del pianeta, del superamento degli egoismi nazionali attraverso la globalizzazione intesa come universalità dei diritti di libertà, uguaglianza e fratellanza, delle conquiste della scienza e della tecnica patrimonio di tutti e non strumento per l’incremento del profitto. C’è bisogno di riflettere sulle crescenti violenze di genere e di razza. Sul “sapere” oggi elemento fondativo dello Stato al pari del lavoro.
C’è bisogno di una segreteria che faccia maturare nelle coscienze della gente e del partito ai vari livelli che la pandemia è anche frutto delle politiche che hanno accentrato nel nord i sistemi produttivi e di comunicazione con evidenti squilibri occupazionali ed oggi anche con effetti di marcata contagiosità e che occorrono serie politiche di delocalizzazione verso le zone a minore densità ed a più alta potenzialità di produrre fonti energetiche non inquinanti.
Occorre una segreteria che ripensi un nuovo ed autentico modello di sviluppo urbanistico
a misura degli abitanti, che nel contesto di una Città priva di pulsioni, apatica, distante, distratta, abulica, assente, la ripensi nei suoi rapporti sociali, culturali, di partecipazione sentita e vissuta.
Tutto questo si può fare e lo si può fare senza il ricorso alle investiture delle istituzioni di partito nazionali, regionali o provinciali, ma solo per ferma e decisa volontà degli iscritti. 

Monreale, congresso del PD: “Manovra in continuità con il passato, ratifica del consenso raccattato, premio al mercato delle tessere”

Basta un gesto di umiltà di chi ammette le sue colpe, un atto di responsabilità da parte di chi oggi riconosce la sua impotenza di reggere all’evidente sfascio, un atto di generosità da parte di chi mette a disposizione il suo vecchio sapere politico, il suo inveterato entusiasmo, le sue idee non più per guidare ma per spingere nuove e più attuali sensibilità politiche capaci di infondere coraggio e reggere il gravoso carro che guarda al futuro dei nostri nipoti e dei vostri figli. 

Questo si può fare per una città alla quale non serve un pollaio, ma un circolo politico degno di definirsi circolo PD.
Questo, solo questo, può attrarre nuove forze sopratutto giovani e riscattare la dignità di un circolo che si è rovinosamente dissolto.

“Ricostruiamo il PD”, l’appello per rilanciare la sinistra a Monreale

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