Caputo, Capizzi, La Barbera: i politici locali rinunciano al bonus da 600 €

Circa 2000, tra deputati e consiglieri comunali, hanno chiesto il sussidio allo Stato

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MONREALE – Che sia chiaro. Nessuno dei 5 deputati nazionali, né tantomeno nessuno dei circa 2000 amministratori regionali o comunali che hanno chiesto, ed in alcuni casi ottenuto, il bonus da 600 € destinato alle partite IVA ha commesso un illecito.

La legge lo permette, dato che, per chiedere il sussidio, non é stato posto un limite alla posizione reddituale dei liberi professionisti o degli imprenditori, né tantomeno sono state escluse alcune categorie, come politici, notai, avvocati.

Tutto lecito quindi, semmai c’è una questione di opportunità, quella si, che non sempre in Italia riceve la giusta importanza.

E se la legge racchiude una forte incongruenza, dato che ha consentito al parlamentare stipendiato con 12.000 € o più al mese di chiedere il contributo di 600 €, è anche sbagliato fare di tutta l’erba un fascio e puntare il dito contro tutti i politici, anche contro quelli, come i consiglieri comunali dei piccoli comuni, che dall’attività politica racimolano qualche centinaio di euro al mese. Una cifra certamente insufficiente a compensare la perdita economica registrata dalla contrazione dell’attività legata alla libera professione.

A Monreale i consiglieri comunali percepiscono un gettone di presenza, si tratta di 28€ lordi, per la partecipazione alle sedute di consiglio comunale e a quelle di commissione. Ma da marzo fino a giugno, con circolare del Presidente del Consiglio, Marco Intravaia, tutte le sedute sono state sospese. 

Francesco La Barbera, ingegnere, consigliere comunale del Mosaico, non ha chiesto il sussidio allo Stato. Ha invece richiesto e ottenuto il sussidio di 600 € per i mesi di marzo e di aprile dalla sua cassa previdenziale, la Inarcassa: “Ho avuto un calo del fatturato del 30% durante il lockdown – dichiara il consigliere -. Ho chiesto come quasi tutti i colleghi il sussidio alla mia cassa previdenziale”. La Barbera spiega come sia ridicolo il solo pensare che a Monreale un consigliere comunale possa vivere con gli introiti dell’attività politica: “Nei mesi prima del lockdown potevo arrivare a percepire circa 100 € lordi al mese per la partecipazione alle sedute”.

Anche Piero Capizzi, consigliere comunale di “Alternativa Civica” esercita la libera professione. Avvocato, non ha chiesto il sussidio Covid: “Il contributo dello Stato è finalizzato ad andare incontro a chi deve affrontare una situazione economica critica, legata all’emergenza Covid. Anche io ho avuto un drastico calo del mio fatturato, ma non mi sono certo trovato in una situazione critica. Anzi, ho potuto dare un contributo di 500 € al comune per aiutare le famiglie più bisognose”.

Appartiene alle partite IVA anche il deputato regionale di Forza Italia, Mario Caputo.

Gli onorevoli all’ARS ricevono un’indennità mensile minima di circa 7000 €, che può crescere in base a incarichi aggiuntivi che possono ricevere, da questore, a segretario di presidenza, a presidente di commissione.

Caputo non ha chiesto il bonus allo Stato: “Non ci ho mai pensato. Ritengo deplorevole il comportamento dei parlamentari che l’hanno richiesto. Si tratta di misure mirate alle persone che hanno bisogno di aiuti economici”.

Caputo spiega come anche per lui ci sia stato un calo del fatturato di circa il 30%: “C’è stato il blocco delle udienze da marzo fino al 31 luglio. Da giugno si svolgevano solo 10 processi per sezione, invece dei soliti 50, gli altri venivano rinviati a non prima di novembre 2020”.

Tra le partite Iva monrealesi impegnate in politica non sembra che qualcuno abbia voluto fare il furbetto e approfittare della legge che consente contributi a pioggia, indipendentemente dalla specifica situazione economica. Una legge che lascia spazio all’etica e alla sensibilità dei diretti interessati.

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