Riapertura dei teatri sì, ma come? Le interviste a Martina Cassenti, Giuseppe Di Trapani e Maurizio Vitale

Dal 15 giugno riaperti i teatri, ma secondo quali modalità? Il grido d’aiuto degli operatori, un allarme lanciato per non far fallire l’intero settore

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In questo periodo di forte crisi sanitaria, economica e sociale abbiamo sentito dei diversi disagi riguardanti molti settori, tra cui il commercio, la ristorazione e il turismo. Si è propagato un generale malcontento dovuto alle difficoltà economiche attraversate da numerose attività e settori; il Governo italiano ha cercato di far fronte a queste problematiche attraverso diversi interventi. 

Dal 15 Giugno sono riaperte discoteche, centri scommesse, sale bingo, centri benessere e termali, cinema e teatri. Proprio sulla riapertura dei teatri e su come è stato vissuto questo periodo abbiamo deciso di intervistare tre operatori del settore: Giuseppe Di Trapani, direttore del teatro Lucia Gianì di Partinico, Martina Cassenti, attrice altofontina diplomata presso l’INDA e Maurizio Vitale, regista e direttore della Compagnia Teatrale “I Policandri”. 

Martina Cassenti ha cominciato ad appassionarsi al teatro durante gli anni di scuola, mentre frequentava il liceo classico di Monreale. Grazie all’esperienza di un PON condotto a scuola, Martina ha avuto l’opportunità di entrare a far parte della Compagnia teatrale I Policandri. Successivamente ha acquisito il diploma presso l’Istituto Nazionale Dramma Antico; oggi è un’attrice professionista, a lei abbiamo rivolto alcune domande: 

Lo stato ha promesso degli aiuti economici per il settore dello spettacolo, chi, come te, lavora a chiamata, ne ha potuto usufruire?

Martina Cassenti

Personalmente non ho potuto richiedere alcun aiuto né usufruire del bonus di 600 euro che lo stato riservava ai lavoratori dello spettacolo che avessero maturato almeno trenta giornate lavorative che poi sono diventate sette grazie alla protesta dei lavoratori dello spettacolo.  Ma le mie giornate di lavoro non sono arrivate nemmeno a quel numero. Eppure nel 2019 ho lavorato in diversi teatri e alcuni di questi hanno un nome prestigioso. La verità è che il settore dello spettacolo è in crisi da sempre, lo Stato Italiano non ha mai investito sulla cultura come si fa in altri paesi europei e questo ha portato molti lavoratori dello spettacolo, soprattutto giovani attori con molta voglia di fare e grande passione, ad accettare contratti a prestazione occasionale, in cui le giornate di lavoro riconosciute erano solo quella del debutto e della data delle repliche. Questo è un errore gravissimo che io stessa ho sperimentato sulla mia pelle. Non dobbiamo più permettere che il nostro lavoro artistico, che contribuisce alla crescita culturale del paese, non venga riconosciuto, venga svilito e vanificato in questo modo. Si tratta di un lavoro a tutti gli effetti e in quanto tale deve essere valorizzato, rispettato e tutelato. Con molti colleghi che si trovano nella mia stessa situazione ci siamo trovati ad elaborare questa metafora: Un panettiere che vende il suo pane accetterebbe mai di fare il pane al suo cliente se quest’ultimo gli pagasse solo le spese per comprare la farina? E tutto il resto chi lo paga? La manodopera, la luce per il forno, gli altri ingredienti per il pane, le tasse? 

Eppure noi attori spesso ci ritroviamo ad accettare contratti o semplicemente accordi di questo tipo, in cui ci vengono pagate e riconosciute solo le repliche e mai le prove, in cui non vengono coperte le spese di viaggio ma solo la minima sindacale per la replica. E molti di noi, fermi da diverso tempo, si ritrovano ad accettare pur di lavorare. Questo è quello che è capitato a me e a molti altri ma so bene che la situazione è ancora più grave perché altri colleghi, che sono arrivati a quel numero di giorni di lavoro, aspettano ancora il bonus pur avendo fatto richiesta ad Aprile.

Secondo te, le attuali misure per la ripresa economica, sempre in ambito di spettacolo, sono corrette?

Non si sta facendo abbastanza. Da questa crisi si dovrebbe cambiare e rivoluzionare tutto il sistema teatrale che arranca da anni. Il teatro dovrebbe tornare ad essere parte integrante e imprescindibile della società come lo era una volta per la polis, e lo Stato dovrebbe considerarlo un bene di prima necessità. Bisogna lavorare quindi al fine di ottenere a livello ministeriale più fondi e far sì che quello degli operatori dello spettacolo venga considerato un vero e proprio lavoro, fatto di garanzie e di tutele.

In quanto attrice, come hai vissuto la situazione di emergenza del nostro paese?

In un periodo come questo, in cui qualsiasi prospettiva di lavoro sembra impossibile da realizzare, ti senti sola, dimenticata, e pensi che gli studi che hai intrapreso, la fatica fatta per raggiungere i tuoi obiettivi professionali, siano stati vani. Ti ritrovi a non poter più esprimere la tua arte perché il teatro non lo si può fare attraverso delle piattaforme virtuali, come hanno tentato di semplificare alcune proposte di governo. È l’arte per eccellenza che ha bisogno della compresenza dell’altro per esistere. Dunque nei mesi di Lockdown sapevo che questo sarebbe stato molto difficile da realizzare e che potevo solo aspettare che un giorno le cose si sarebbero sistemate. Ma il fatto più grave a livello pratico è stata la perdita di entrate economiche che mi permettevano più o meno di vivere di questo mestiere. Credo che chi come me non sia riuscito a prendere il bonus si sia sentito inesistente e totalmente invisibile agli occhi dello Stato e posso ringraziare solo l’appoggio economico familiare se sono riuscita a pagare l’affitto a Roma e sono riuscita a non morire di fame. 

I piccoli teatri sopravviveranno? 

Il Covid ha colpito tutto il settore dello spettacolo nella sua totalità e sicuramente questa crisi trascinerà a fondo per primi i piccoli teatri e le piccole associazioni, che io ritengo fondamentali e necessari per il tessuto culturale italiano. Sono proprio queste piccole ma essenziali realtà a dover essere supportate più che mai durante la fase di ripresa e di ritorno alla “normalità”. Se tutto questo non verrà attuato ho paura che molti teatri e anche molti piccoli attori non ce la faranno. 

Facendo una stima, quando potrai dire di riuscire a tornare a lavorare?

Anche prima del Covid era quasi impossibile stabilire quando si sarebbe potuto tornare a lavoro dopo la fine di un progetto. Questo lavoro è fatto di periodi pieni e periodi vuoti costanti. Oggi a maggior ragione posso ben dire che non ho davvero idea di quando tornerò a lavorare ma anche che non sono disposta ad arrendermi facilmente a questa crisi.

Hai saltato spettacoli in questo periodo?

Peggio, ho saltato un lavoro che avevo iniziato a progettare io stessa insieme ad alcune mie colleghe di Accademia. Era un lavoro tutto al femminile che è nato con grandissimo entusiasmo e che ha visto il congelamento pochi mesi dopo. Ma contiamo di tornare più forti di prima.

Come pensi ci si possa muovere per permettere al pubblico di poter tornare a teatro?

Io ho molto apprezzato la proposta di Gabriele Vacis sul riaprire i teatri ma nel vero senso della parola, cioè tenerli aperti tutti il giorno in modo tale che la gente entri ed esca quando vuole perché ci saranno spettacoli a tutte le ore del giorno. In questo modo le platee saranno per lo più sgombre e ci sarà modo di rispettare il distanziamento sociale. Per non parlare del fatto che finalmente verranno chiamate molte più compagnie a darsi il cambio ed esibirsi. Magari non ci saranno neanche più le poltrone, come nel ‘700. Forse è davvero ora di tornare alle origini.

Le linee guida sono state abbastanza chiare? 

Sono state date alcune direttive sulla disposizione delle sedie, sulle entrate del pubblico che verranno scaglionate, sugli spettacoli in generale che avverranno esclusivamente in spazi aperti e sul fatto che le sale prove verranno adeguatamente sanificate. Inoltre il pubblico dovrà tenere la mascherina per tutto il tempo così come gli artisti sul palco. Su questo punto credo che ci siano diverse perplessità. Non so come effettivamente potremo interpretare personaggi con le mascherine e a un metro di distanza dai compagni di scena. Mi diverte e mi terrorizza allo stesso tempo pensare a Romeo e Giulietta che cercano di mantenere il distanziamento sociale. Credo che molte cose non siano state ben considerate.

Come da Decreto Ministeriale, i teatri hanno potuto riprendere le loro attività dal 15 Giugno con tutte le restrizioni necessarie: massimo di 200 posti per i teatri al chiuso, massimo 1000 posti per i teatri all’aperto; le entrate e le uscite dovranno seguire dei percorsi separati, bisognerà privilegiare le prenotazioni e mantenere la lista delle presenze in sala fino a 15 giorni successivi; il distanziamento previsto è di 1 metro, lateralmente e frontalmente, con obbligo di mascherina. Secondo il sito di Sky TG24 le perdite stimate dalla SIAE ammontano a 10,1 milioni euro al botteghino, 7400 spettacoli teatrali cancellati, questo soltanto nel periodo compreso tra il 25 febbraio e 1 marzo (https://tg24.sky.it/lifestyle/2020/06/12/riapertura-cinema-teatri-regole#05). Sono numeri molto importanti che hanno causato un grave danno a tutto il settore. Sicuramente teatri stabili, importanti, riusciranno a riprendersi, anche se lentamente. Lo stesso, purtroppo, non può dirsi dei piccoli teatri di paese, i quali costituiscono luoghi di cultura necessari, soprattutto per i giovani. A questo proposito riportiamo il pensiero di Giuseppe Di Trapani, direttore del Teatro Lucia Gianì di Partinico: 

Giuseppe di Trapani

Abbiamo vissuto questo periodo d’emergenza con grande disagio. Siamo stati completamente abbandonati ed ad oggi registriamo in materia un silenzio assordante. In termini economici abbiamo ad oggi registrato una perdita secca del 40% rispetto alla precedente stagione.

Il nostro è un teatro con 200 posti e con il distanziamento possiamo occupare non più di 50 posti. Impossibile organizzare uno spettacolo. Avevamo in porogramma altri cinque spettacoli ed abbiamo dovuto rinviarli sine die! I nostri abbonati chiedono notizie sul futuro. Per l’immediato, se ci sarà concessa dal comune una location all’aperto, contiamo di fare qualche spettacolo estivo. La situazione finanziaria è compromessa, ma se non cambiano le regole sarà impossibile avere un futuro!

Parole piene di amarezza quelle di Giuseppe Di Trapani, che svelano la grave crisi economica e il grave impatto sul territorio. Il teatro di Partinico è frequentato da tutte le fasce d’età, il pubblico è composto da giovani e adulti che decidono di passare il proprio tempo libero non in centri commerciali ma assaporando l’essenza di spettacoli teatrali di diverso genere. Lo stesso teatro ospita una scuola di musica, frequentata in maggioranza da giovani e giovanissimi. Gli allievi della scuola di teatro si sono attivati durante il periodo della quarantena attraverso la promozione di monologhi su piattaforme online come Facebook e Instagram, proprio per testimoniare l’importanza del proprio studio e la mancanza di poter frequentare le lezioni in presenza. Il teatro è, e deve essere, un luogo di aggregazione culturale, fondamentale per la crescita di ognuno. 

Abbiamo chiesto un ultimo intervento a Maurizio Vitale, regista e direttore della Compagni “I Policandri”, che ha accolto al suo interno diversi studenti del liceo Basile, offrendo delle opportunità a chi mai avrebbe pensato di poter entrare a far parte di questo mondo. Maurizio Vitale insegna presso la scuola di teatro del Lucia Gianì di Partinico e ha partecipato alla riproposizione degli spettacoli all’aperto a Monte Jato, portando in scena Troiane, Baccanti e Alcesti. Lo scorso anno la compagnia ha debuttato a Segesta proprio con Troiane. 

Maurizio Vitale
Maurizio Vitale

Se da una parte siamo ancora in piena emergenza, dall’altra si manifesta sempre più pressante in tutti noi, artisti, organizzatori e pubblico, la necessità di un ritorno, non dico alla normalità ma quanto meno ad una sua parvenza. Sono centinaia gli attori che resteranno senza un palco su cui esibirsi e, cosa non da poco, privati dei relativi emolumenti. Per questo motivo vorrei sottolineare che, come Compagnia Teatrale I Policandri e a maggior ragione come cast artistico e tecnico dello spettacolo “Elettra”, siamo preparati a seguire tutte le indicazioni e tutti i dettami sia del Ministero che della Regione in tema di prove e messa in scena, ovvero che applicheremo distanziamento sociale sia sul palco che fuori (prove, camerini, accessi) sia come messa in scena che come realizzazione. Questo perché ritengo fermamente che sia più corretto per noi artisti poterci esibire e poterci finalmente confrontare, tramite la nostra arte, con quanto sta accadendo e ancor più doveroso e necessario, offrire al pubblico strumenti, sempre tramite il nostro gesto artistico, per addivenire a questo confronto oramai così impellente. Le limitazioni che saranno imposte allo spettacolo corale dall’emergenza in atto non saranno per noi un limite, ma un’occasione imperdibile forse davvero unica di vivere la contemporaneità del Teatro, di essere, con la nostra “Elettra”, qui e ora.

I teatri all’aperto si stanno muovendo privilegiando dei monologhi e non spettacoli corali, sia per rispettare il dovuto distanziamento, ma anche, presumibilmente, per problemi economici. Da ciò pare abbastanza chiaro la difficile sopravvivenza di attori non protagonisti, corali e di comparse. Bisogna anche considerare tutti gli altri operatori che lavorano in questo ambito, tecnici, aiuto-regia, costumisti, truccatori, tutti lavoratori che permettono la realizzazione di tutti gli spettacoli. 

Il periodo che stiamo vivendo non è sicuramente semplice, ma sarebbe anche ora di riconoscere dignità a questo settore, di tornare a considerare l’arte come sostentamento per la vita e la cultura come base per la creazione di una società solida.  

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