Sanificazione uffici, negozi e fabbriche: previsto un rimborso fino al 60%

Aumenta il credito d’imposta per la sanificazione, per mascherine, gel disinfettanti e DPI

Tra le regole contenute nella guida INAIL alle misure di prevenzione e tutela della sicurezza sul lavoro contro il coronavirus vi rientra l’obbligo di sanificazione periodica e pulizia giornaliera della sede di lavoro

L’obbligo di sanificazione periodica di uffici, negozi e fabbriche accompagnerà quindi i datori di lavoro nei prossimi mesi, misure di contenimento del virus Covid-19. Un’attività che comporterà dei costi per le aziende, per i quali è stato introdotto un bonus sanificazione che sale al 60% (rispetto a quanto previsto nel Decreto Cura Italia) e fino a 60.000 euro di spesa per ciascun beneficiario, riconosciuto nella forma di credito d’imposta. In tutto il governo ha stanziato a copertura di questa misura 200 milioni di euro.

Tra le regole contenute nella guida INAIL alle misure di prevenzione e tutela della sicurezza sul lavoro contro il coronavirus vi rientra l’obbligo di sanificazione periodica e pulizia giornaliera della sede di lavoro. Il credito d’imposta per la sanificazione, per mascherine, gel disinfettanti e DPI aumenta per quel che riguarda la percentuale di rimborso riconosciuta, e si semplifica rispetto alla prima versione prevista dal decreto Cura Italia. Stando a quanto previsto dal testo del decreto Rilancio, non servirà più attendere il varo del decreto attuativo di MEF e MISE, ma basterà un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per dare il via al bonus sanificazione.

Ma chi sono i beneficiari del credito? In particolare, nell’ art.128-bis della bozza del decreto rilancio, si legge che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro viene concesso «al fine di sostenere ed incentivare l’adozione di misure legate alla diversa organizzazione del lavoro e all’adeguamento degli ambienti, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico — tra i quali vengono inclusi associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore ed è «cumulabile — si legge nella bozza — con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti, è utilizzabile in 10 anni esclusivamente in compensazione».

Il credito di imposta del bonus sanificazione può essere ottenuto in dichiarazione dei redditi oppure ceduto, anche in modo parziale, ad altri soggetti: se non si riuscirà a scaricare appieno il tax credit quest’anno, potrà essere sfruttato negli anni successivi, ma ad ogni modo non potrà essere chiesto il rimborso.

Ecco nel merito le spese, legate all’emergenza coronavirus, per cui può essere chiesto il credito d’imposta del bonus sanificazione:

  • sanificazione degli ambienti di lavoro, gli strumenti e i prodotti usati per sanificare
  • dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari
    prodotti detergenti e disinfettanti
  • termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti (il bonus vale anche per le spese di installazione)
  • dispositivi per garantire la distanza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi (il credito d’imposta è riconosciuto anche per le spese di installazione)
  • adeguamento dei luoghi di lavoro alle norme anti-coronavirus come il rifacimento di spogliatoi e mense e interventi per realizzare spazi comuni, ingressi e spazi medici.

 

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