MONREALE – Si è tenuto ieri mattina un incontro, nei locali di Villa Savoia, tra l’amministrazione comunale e alcuni rappresentanti del settore imprenditoriale monrealese. Gestori di bar, di ristoranti, di strutture ricettive, ma anche ceramisti e parrucchieri, hanno incontrato gli assessori Geppino Pupella e Luigi D’Eliseo, alla presenza anche dell’esperto del comune, l’avv. Alessia Meli.
Si è fatto il punto sulla gravissima situazione economica del settore imprenditoriale monrealese, per poi discutere sugli interventi che l’amministrazione sarebbe in grado di mettere in campo per sostenere l’imprenditoria locale.
È stato più che altro un momento di interlocuzione tra le parti, con la consapevolezza che il comune ha le armi spuntate. I rappresentanti dell’ente hanno ascoltato il grido di dolore urlato dall’imprenditoria monrealese.
Sul tavolo è stata presentata una situazione disastrosa. Molti imprenditori stanno valutando seriamente se rispondere alle prescrizioni anticovid imposte dal governo nazionale consegnando le chiavi al comune. Aprire un’attività, ottemperando alle nuove normative, comporta una perdita secca di centinaia o, come nel caso di alcune grandi attività, anche di migliaia di euro. Un investimento che rischia di non avere un rientro, date le buie previsioni di crescita del settore turistico.
A Villa Savoia è stato ipotizzato di utilizzare la tassa di soggiorno per avviare iniziative che possano fare da incentivo per il turismo, ed ancora di eliminare la tassa sull’occupazione del suolo pubblico e di ridurre la TARI (operazioni cantierabili grazie al fondo messo a disposizione dalla regione siciliana nella Finanziaria appena approvata). Una serie di misure che però, se ne è letta la piena consapevolezza nel volto dei presenti, poco possono fare se non alleviare l’agonia per buona parte dell’impresa locale che per ripartire ha bisogno necessariamente della ripartenza del turismo. Senza l’arrivo di frotte di clienti, tutte le misure che il comune può mettere in atto si riveleranno palliativi.
È per questo che la soluzione più percorribile potrebbe essere quella di chiudere le attività in attesa di tempi migliori. Un’attesa durante la quale le imprese chiedono di essere assistite dal governo regionale o nazionale, al pari delle famiglie. E di questa necessità chiedono agli enti locali di farsi portavoce presso gli organismi superiori.