Monreale, i ristoratori preferiscono rimanere chiusi: “La riapertura di un ristorante oggi ne comporta la morte“

“Siamo destinati al fallimento, meglio non aprire, sarebbe più dannoso" E chiedono un incontro con il sindaco

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MONREALEOggi hanno lanciato il grido di dolore per un’agonia che non accenna ad arrestarsi. Sono i gestori di ristoranti, bar, sale trattenimenti della città di Monreale. Una ventina di loro ha voluto confrontarsi per decidere quali iniziative avviare per contrastare una crisi che non vede fine.

E non saranno le riaperture consentite dal primo giugno, o eventuali anticipazioni, a garantire il riavvio delle loro attività. Non sussistono nel tessuto sociale le condizioni economiche che possano riportare i clienti a spendere nei locali, né tantomeno saranno le prescrizioni, ancora vaghe, imposte dal governo per limitare il contagio da coronavirus, ad agevolare la gestione dei locali.

Le maggiori distanze di sicurezza tra i tavoli, e la conseguente ridotta capacità ricettiva imposta nei locali non permetterà di coprire i costi fissi di gestione.

“Siamo destinati al fallimento, meglio non aprire, sarebbe più dannoso”.

Né tantomeno la conversione all’asporto e alla consegna a domicilio rappresenta una soluzione valida per chi ha da sempre fatto ristorazione ai tavoli.

Ma c’è anche nei titolari la preoccupazione di non riuscire ad annullare con assoluta certezza il rischio di contagio tra la clientela, pur rispettando i protocolli previsti. “Chi sarà ritenuto responsabile nel caso di contagio avvenuto nel nostro locale? Chi ci assicura che non potremo essere accusati del reato di provocata pandemia?”

Tanti dubbi che i ristoratori hanno messo nero su bianco, con l’intenzione di chiedere al sindaco della città di farsi promotore, presso gli organi regionali e quindi nazionali, delle criticità del settore.

In molti dichiarano che è preferibile tenere chiusi i locali nei prossimi mesi piuttosto che riaprirli alle condizioni imposte dal governo. “Aprire significa una continua sanificazione degli ambienti, igienizzazione, disponibilità continua di guanti e mascherine usa e getta. Meglio attendere la fine dell’emergenza Coronavirus, quando avverrà, e riaprire senza alcun vincolo”, propone qualcuno.

“Ma vogliamo intanto dallo Stato garanzie per sopravvivere. Non saranno le 600 € che potranno aiutare le partite IVA”. 

Nell’incontro è emerso anche il forte senso di responsabilità dei titolari nei confronti dei loro dipendenti, “padri di famiglia senza uno stipendio ed in attesa della Cassa integrazione che tarda ad arrivare”.

Al sindaco chiederanno un intervento sul piano fiscale, per quelle che sono le sue competenze a livello comunale, ma soprattutto di farsi promotore presso il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, e con il premier Conte di una pace fiscale che li dovrà accompagnare fino ad oltre il 2020.

“Anche perché – minaccia qualcuno – non pagheremo le tasse, non potremo di fatto farlo”.

“Di certo, alle attuali condizioni, la riapertura di un ristorante comporta il suicidio dell’attività“.

Ma ad Arcidiacono chiederanno anche iniziative alla portata di un amministratore comunale e che possano sostenere la ristorazione a livello locale. Le idee sono ancora da concretizzare. Il confronto tra i diversi imprenditori è avvenuto senza la partecipazione dell’associazione dei commercianti monrealese, pur invitata a dare il suo contributo.

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